Chi si aspettava dal regime renziano la rottamazione degli intrecci più opachi tra politica e affari, si rassegni a una paziente attesa. Le solite compagnie di giro continuano a tessere le loro trame come prima, e trovano tra gli amici di Matteo Renzi le loro sponde. “Entusiasmo e soddisfazione” ha manifestato il vicesindaco di Firenze Dario Nardella (storico braccio destro del premier) per l’acquisto del 34 per cento della Adf (Aeroporto di Firenze, società presieduta da Marco Carrai, altro fedelissimo del capo) da parte dell’ottantenne imprenditore argentino Eduardo Eurnekian. La sua Corporacion America ha pagato 40 milioni al fondo F2i guidato da Vito Gamberale, e adesso si prepara all’offerta pubblica di acquisto su tutto il capitale, per un investimento totale di 120 milioni, che andranno agli attuali azionisti e non alle strutture aeroportuali. Le ragioni di tanta gioia da parte di Nardella e Carrai (e Renzi) si scorgono con fatica. Mentre balzano all’occhio diverse stranezze.

La prima è la palese sponsorizzazione di Eurnekian da parte di Vito Riggio, da oltre dieci anni inamovibile padre-padrone dell’Enac, l’ente di controllo sull’aviazione civile. L’Enac sta agli aeroporti come la Banca d’Italia alle banche. Basta dire che una pista è troppo corta o troppo vicina alle case e l’aeroporto è morto. Riggio si comporta da regista del sistema, promuovendo gli investitori: “Questo è un gruppo vero, che sa gestire aeroporti in maniera manageriale”, ha detto già tre anni fa di Eurnekian. Fatto sta che (seconda stranezza) nessuno dice perché Gamberale, impegnato da anni nella costruzione di un polo aeroportuale, ha venduto le azioni dello scalo di Peretola. Ma autorevoli testimoni parlano di pressioni molto forti per dare spazio all’amico argentino e convincere Gamberale ad accettare la spartizione del mercato.

La terza stranezza, di cui sicuramente si occuperà la Consob, è che le azioni Adf, dopo anni di stasi attorno ai 9,5 euro, due mesi prima dell’annuncio dell’affare hanno cominciato a volare in Borsa, crescendo repentinamente del 20 per cento. Qualcuno evidentemente ha saputo e si è arricchito. Ma questo sarebbe il meno, per così dire. Benché il plenipotenziario in Italia di Eurnekian sia un noto e ben collegato ingegnere fiorentino come Roberto Naldi, Carrai e Nardella sembrano ignorare con chi hanno a che fare. Eurnekian è il perno attorno a cui ruota una giostra di affari e relazioni talmente vorticosa doverla guardare alla moviola.

Eurnekian è in questi mesi a processo a Vicenza, con altri dieci imputati tra cui Naldi stesso, per la bancarotta della compagnia aerea Volare, di cui era azionista. Si è sempre dichiarato parte lesa, ma i pm sostengono che, dopo il fallimento, il commissario (oggi defunto), Eurnekian e Naldi “avrebbero dato vita a un accordo corruttivo finalizzato a favorire Alitalia nell’acquisto rispetto ad altre pretendenti”. Quando Eurnekian si presenta davanti ai magistrati il legale che lo accompagna è Giuseppe Bonomi. Sì, proprio lui, l’ex parlamentare leghista, poi presidente della Sea (aeroporti milanesi di Linate e Malpensa), poi presidente dell’Alitalia, poi di nuovo alla Sea e oggi, indovinate un po’, consulente del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi per il settore aeroportuale.

Eurnekian ha in Italia un sacco di amici. È rimasta celebre la grigliata di carne argentina nella villa del suo socio Ernesto Gutierrez, cui partecipò l’allora presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera Mario Valducci, berlusconiano della prima ora, oggi piazzato alla Authority per i trasporti. Era il 2009 ed Eurnekian puntava al controllo di Telecom Argentina: lo spalleggiava il governo di Buenos Aires, lo spalleggiavano gli amici politici italiani, gli chiuse la porta in faccia il numero uno di Telecom Italia, FrancoBernabè, che disse no alla vendita e spiegò alla Procura di Roma i suoi sospetti: “Abbiamo ricevuto pressioni per cedere quella partecipazione, in particolare al gruppo Eurnekian-Gutierrez. La vicenda è stata effettivamente strana”.

Per Eurnekian la voglia di aeroporti italiani è antica. Nel 1998 con il presidente della Sea Bonomi, suo futuro avvocato, fece l’accordo per un investimento comune su alcuni aeroporti argentini. In breve tempo, con un’acrobazia poi oggetto di durissime controversie, Eurnekian è riuscito a prendere il controllo del Consorzio Argentina 2000, lasciando alla Sea l’onere di mettere i soldi senza l’onore di comandare. Il successore di Bonomi, l’ex presidente della Confindustria Giorgio Fossa, mandò un dirigente della Sea in Argentina per sciogliere l’aggrovigliata matassa: era Roberto Naldi, oggi rappresentante di Eurnekian in Italia. Sulla scorta delle investigazioni di Naldi, Fossa comunicò al sindaco di Milano Gabriele Albertini (azionista di controllo della Sea) che non c’erano gli estremi per un’azione di responsabilità contro Bonomi. Oggi Fossa è imputato insieme a Eurnekian e Naldi nel processo di Vicenza per la bancarotta della Volare.

In seguito Eurnekian ha cominciato ad ambire agli aeroporti italiani. Nel 2005 voleva la Sea, poi ha puntato a Comiso, a Genova, ad Ancona-Falconara, a Bologna, a Palermo. Ci ha provato con Il Barajas di Barcellona, e con gli aeroporti portoghesi. Gli hanno sempre chiuso la porta in faccia. Alla fine ha preso da privati il 23 per cento dell’aeroporto di Pisa e da F2i il 34 per cento di Firenze. I due scali sarebbero destinati alla fusione ma adesso la cosa si complica con la rivolta di Pisa. Dalla città di Enrico Letta il deputato ex sindaco Paolo Fontanelli e il sindaco ex deputato Marco Filippeschi si sono già detti pronti a bloccare la holding unica di cui si parla da tempo. I due scali sono divisi da un’aspra rivalità, e sotto la torre pendente cominciano a temere che quando Renzi dice che gli secca andare a prendere l’aereo a Pisa non sia solo una battuta. Vai a vedere che l’opaca trama di Eurnekian e dei suoi sponsor politici magari si arena in una guerra di campanile, a casa Letta.

@giorgiomeletti 

da Il Fatto Quotidiano del 2 marzo 2014