Vendite al dettaglio giù a luglio, calano anche i consumi alimentari: “Italiani costretti a una dieta forzata”
I consumi in Italia rallentano nel mese di luglio, registrando il secondo calo mensile consecutivo. Rispetto a un anno fa, quindi a luglio 2025, si registra invece una crescita delle vendite al dettaglio dello 0,8% in valore, mentre in volume si tratta di un -0,6%. Un andamento particolarmente evidente per il comparto alimentare, dove le vendite calano dell’1% in volume a fronte di un aumento dello 0,3% in valore.
L’inflazione innescata dalle tensioni in Medio Oriente, dunque, continua a mostrare i suoi effetti negativi sui consumi degli italiani. A luglio, infatti, le vendite al dettaglio calano sia in valore (-0,4%) che in volume (-0,5%) rispetto a giugno, secondo calo mensile consecutivo che interessa sia i beni alimentari che quelli non alimentari. Il quadro è delineato dall’Istat e riporta ai numerosi elementi di incertezza che potrebbero pesare sui consumi, tra cui anche il forte aumento dei prezzi dei carburanti.
Anche su scala annua la situazione non cambia: se crescono le vendite in valore (+0,8%), in volume il ribasso è dello 0,6%. L’aumento delle vendite, su base annua, è riferito unicamente alla grande distribuzione e al commercio elettronico. Numeri che spingono sia le associazioni delle imprese che quelle dei consumatori a mettere l’accento su un andamento dei consumi decisamente debole. Sebbene “le stime odierne non preoccupano oltre misura”, è l’analisi di Confcommercio, il calo mensile delle vendite “rappresenta, tuttavia, un campanello d’allarme per molte imprese della distribuzione commerciale, soprattutto quelle di minore dimensione”. Per Federdistribuzione i dati confermano “una dinamica ancora debole dei consumi”, in un contesto caratterizzato “da persistenti elementi di incertezza”. Contesto che per l’associazione deve spingere l’esecutivo, “in previsione dei prossimi provvedimenti sull’economia del Paese”, a predisporre “interventi mirati a sostenere la ripresa della domanda interna“, destinando le risorse disponibili “al rafforzamento del potere d’acquisto delle famiglie e al sostegno delle imprese”.
Secondo Confesercenti, vanno evidenziate inoltre “profonde disparità tra i diversi canali distributivi”, con una crescita a due velocità che accentua “il divario competitivo” del canale online rispetto al commercio fisico. Ancora più duri i commenti delle associazioni dei consumatori. Per l’Unc “il Paese arranca” con le vendite che “vanno sempre peggio e attestano la difficoltà delle famiglie”. Il maggiore problema riguarda i consumi alimentari, con gli italiani che secondo l’associazione “mangiano l’1% in meno di cibo rispetto a luglio 2025”, per “una dieta forzata a dir poco preoccupante, trattandosi della spesa più obbligata che ci sia”. Sullo stesso filone il commento di Assoutenti, per cui le famiglie italiane “hanno tagliato la spesa per cibi e bevande per complessivi 1,7 miliardi di euro annui rispetto al 2025”.