È iniziata, con due ore di parole, l’indagine conoscitiva sul metodo Stamina della Commissione Sanità della Regione Lombardia. Sono stati chiamati in audizione numerosi personaggi calendarizzati che intervengono a vario titolo. Fra questi il ministro della salute Lorenzin, il presidente Aifa, gli assessori Bresciani e Mantovani, Luca Merlino. È la prima volta che si attua una indagine conoscitiva in regione Lombardia che ha lo scopo di individuare qual è il grado di responsabilità e di coinvolgimento di Regione Lombardia in questa operazione e del processo autorizzativo in un ospedale pubblico.

Nel 2007 incontrai il dott. Luca Merlino per presentargli il mio studio pubblicato su una nuova modalità di controllo sanitario. Merlino, responsabile dell’appropriatezza e dei controlli della Regione, mi scrisse che mi sarei dovuto trovare io il consenso, come spiegai poi nella puntata di Report La prestazione di Alberto Nerazzini del 2 maggio 2010. Il centro quindi del problema da sviscerare, anche in questa commissione, è chi ha autorizzato e chi ha controllato.

Colpisce nel segno Paola Macchi, capogruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, che chiede all’assessore alla Sanità Mantovani: “Occorre verificare chi ha la responsabilità, ed è una responsabilità gravissima, di aver illuso delle persone che non hanno speranze di altro tipo che potesse esserci una cura. Chiedo all’assessore se sono stati fatti dei sopralluoghi, perché che ci risulti esiste un responsabile al controllo ed alle politiche appropriate che forse era il dott. Merlino. È stato fatto dall’assessorato un controllo mentre venivano infusi perché una delle responsabilità dell’assessorato è proprio quella del controllo di quello che viene fatto nel territorio”.

Mantovani: “Sono stati commessi degli errori, peraltro quella convenzione è stata firmata da un direttore generale che non è più fra noi”.

Ancora Paola Macchi: “Le ispezioni sono state fatte ai laboratori o sono stati fatti controlli sull’appropriatezza delle cure e su quali erano in itinere visto e considerato che il dott. Merlino era uno degli infusi quindi direttamente a conoscenza di quello che stava avvenendo all’ospedale di Brescia. Volevo sapere che tipo di controlli sono stati fatti”.

Mantovani risponde vagamente senza mai citare Merlino: “Le ispezioni erano riferite esclusivamente ai laboratori, una insieme ad Aifa, una insieme all’Asl ed una dei Nas che hanno fatto le verifiche necessarie e non all’appropriatezza delle cure perché sicuramente non eravamo in grado, non siamo in grado, di svolgere un’azione di questo tipo esclusivamente per predisporre quel ricorso al Tar ad adiuvandum per poter difendere la posizione di tutela dell’immagine di Regione Lombardia e degli ospedali lombardi”.

Subito dopo nell’audizione del commissario straordinario degli Spedali di Brescia scopriamo che solo per l’attività di consulenza giudiziale per i ricorsi presso i vari tribunali l’ospedale pubblico di Brescia, quindi i cittadini, hanno speso ad oggi 918.484,30 euro!

Mantovani scarica, per non rispondere, su persone “che non sono più fra noi”, sui tribunali che fanno arrivare sentenze che obbligano ancora oggi ad infondere, sul ministero che non ha fatto la sperimentazione. Mantovani difende l’immagine della Regione e degli ospedali, ma non difende i cittadini.

Non crede, assessore Mantovani, che il problema vero è il metodo di controllo eseguito sulle cartelle cliniche che induce esclusivamente a cercare, tramite i Noc, cavilli burocratici per ottenere minor esborso da parte della regione per prestazioni sanitarie, disinteressandosi assolutamente dell’appropriatezza clinica? Non crede il paziente Merlino che i cittadini debbano essere tutelati, ancor più se malati, da avvoltoi che liberamente volano e che nessuno controlla? Prenderà l’amministratore Merlino in maggior considerazione il mio metodo di controllo di cui avrebbe dovuto cercare consenso? 

Aspettiamo l’audizione di Merlino, che sarà calendarizzata, a meno che voglia risponderci prima.