Hantavirus, acqua sugli escrementi di topo e protezioni per pulire: i consigli per evitare il contagio e i sintomi a cui fare attenzione
Mentre le autorità sanitarie continuano la “caccia” frenetica ai passeggeri della MV Hondius colpita dall’Hantavirus, cresce il timore che il virus dei roditori possa raggiungere anche le nostre case. Per fortuna gli esperti sono convinti che sia un evento raro per l’Italia, ma che, tuttavia, non si possa escludere del tutto.
Nel Regno Unito, ad esempio, negli anni sono stati segnalati pochi casi provenienti da roditori domestici. Si tratta per lo più del virus Soeul, diverso e meno pericoloso del virus Andes che ha colpito la nave da crociera. Ma gli esperti non escludono che, in futuro, possa raggiungere le nostre latitudini e diffondersi tra i nostri topi.
Quando il virus compie il salto dai roditori agli esseri umani, spesso accade perché le persone hanno inalato le spore virali presenti nelle feci o nell’urina contaminate. Evento che può succedere ad esempio in ambienti chiusi e poco ventilati, come soffitte, cantine, garage o baite stagionali, dove i roditori possono aver nidificato. “I topi espellono il virus attraverso feci e urine”, spiega al Telegraph Chris Smith, virologo dell’Università di Cambridge. “Quando le persone puliscono, le particelle virali si disperdono nell’aria e vengono inalate, causando la sindrome polmonare da Hantavirus”, aggiunge. Per questo motivo, gli esperti raccomandano di spruzzare acqua su escrementi, nidi o segni di infestazione prima di pulire e disinfettare accuratamente l’area. Per la stessa ragione, andrebbero indossati indumenti protettivi, inclusi mascherina e occhiali, poiché il virus può entrare nel corpo umano anche attraverso il naso, gli occhi e la bocca.
Un celebre precedente domestico c’è: il tragico caso di Betsy Arakawa, 65 anni, moglie dell’attore premio Oscar Gene Hackman. Le autorità statunitensi hanno confermato che la signora Arakawa è morta per una malattia respiratoria legata al virus. Una valutazione ambientale della proprietà, che ha avuto luogo una settimana dopo il ritrovamento della coppia senza vita, nel febbraio dello scorso anno, ha portato alla scoperta di nidi e roditori negli annessi della loro casa. Le analisi hanno evidenziato escrementi, un roditore vivo, uno morto e diversi nidi in tre garage a soli 45 metri dalla casa principale, inoltre sono stati avvistati roditori anche in due veicoli abbandonati e in macchinari agricoli nei terreni della proprietà. Erano state piazzate delle trappole e la casa è risultata “pulita e senza segni di attività di roditori”, nonostante questo i medici hanno concluso che la signora Arakawa aveva contratto la sindrome polmonare da Hantavirus, una condizione pericolosa per la vita che può portare a morte improvvisa.
I SINTOMI
Nelle fasi iniziali, la malattia può causare affaticamento, dolori muscolari e febbre, sintomi facilmente confondibili con l’influenza. Circa la metà dei pazienti soffre anche di mal di testa, vertigini, brividi e problemi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. Dopo questa fase iniziale, che può durare da 4 a 10 giorni, possono comparire sintomi più distinti e gravi, tra cui tosse e mancanza di respiro. Alcuni pazienti possono anche avvertire un senso di oppressione al petto, mentre i polmoni si riempiono di liquido.
Circa il 40% dei pazienti che manifestano questi sintomi muore per complicazioni respiratorie. Gli esperti ritengono che l’esposizione abituale al virus renda più probabile l’infezione. “È necessario essere esposti frequentemente prima di contrarre la malattia”, spiega al Daily Mail Malcolm Bennett, specialista in malattie infettive presso l’Università di Nottingham. “Più costante è l’esposizione, più è probabile che ci si infetti. È come il Covid: se sei circondato da molte persone che lo hanno, lo prenderai”, aggiunge. E mentre è improbabile contrarre l’Hantavirus bevendo da una lattina su cui è passato un topo infetto, il virus letale può comunque manifestarsi in luoghi apparentemente innocui. Il ceppo Andes, hanno affermato gli esperti, può diffondersi attraverso baci, condivisione di bevande o colpi di tosse e starnuti. Un rapporto di laboratorio pubblicato sulla prestigiosa rivista medica The Lancet ha suggerito che particelle infettive sono presenti nella saliva, nell’urina e nel muco dei pazienti colpiti dal virus Andes, in particolare quando i pazienti sono asintomatici. Marcela Ferres, a capo della ricerca, ha dichiarato che precedenti focolai sono stati collegati alla condivisione di cannucce.
Tuttavia, gli esperti sostengono che il rischio di trasmissione umana sia ancora molto basso per chi non è stato a stretto contatto con una persona infetta. Fino all’ultimo focolaio si riteneva molto improbabile che gli hantavirus potessero diffondersi tra gli esseri umani. Ora, sebbene sembri che il virus possa diffondersi tra persone in stretta vicinanza, gli esperti affermano che non ci si debba preoccupare che si trasformi nella prossima pandemia.