Si dovrebbe parlare di comuni e amministrazione locale, ma alla fine le domande sono tutte sulla politica romana. L’occasione, del resto, non capita tutti i giorni: Giuseppe Civati a pochi metri da Federico Pizzarotti. Il sindaco di Parma è a Milano per presentare il suo libro (“Il primo cittadino”), scritto insieme alla giornalista del Corriere della Sera Marta Serafini. Arriva accompagnato dalla moglie, dietro il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, e prima ancora dell’inizio del dibattito prende il microfono. Specifica che Pippo Civati sarà presente in sala solamente per una coincidenza, un invito partito da mesi e legato alla vicinanza territoriale (il deputato Pd è di Monza) e niente di più. “Non mettetevi a scatenare retroscenismi adesso per favore. Non è il momento”. 

Proprio Pizzarotti ha avuto un ruolo importante nella settimana in cui il Movimento 5 Stelle ha deciso la cacciata di quattro senatori: “Non ne ho capito il motivo”, ha fatto sapere giovedì su Facebook. Ha puntato il dito contro la mancanza di regole, ma senza urlare. Di fronte c’è il deputato Pd che ha votato la fiducia al governo Renzi come ingoiando un macigno. “Che altro potevo fare”, continua a ripetere. Il deputato Pd arriva con mezz’ora di ritardo, saluta i presenti e si ferma giusto il tempo necessario. Lascia che il dibattito è ancora in corso. Così che lo capiscano proprio tutti che il dialogo a microfoni spenti non c’è e non ci sarà mai. Almeno per il momento. 

Pizzarotti ci prova a spostare l’attenzione sul tema del libro, (Il primo cittadino), e alla sua attività di amministratore locale. “E’ un momento difficile per noi sindaci”, racconta, “abbiamo bilanci che piangono e dobbiamo comunque dare risposte ai nostri cittadini. Ma soprattutto credo che dobbiamo aiutarli ad avere maggiore consapevolezza. Per capire che c’è un mondo oltre alle buche delle strade. La buca non sblocca l’economia del Paese. Un sindaco deve avere il polso della situazione per far capire che non si può fare tutto”. La ricetta, dice, è ripartire dai comuni e puntare alla semplificazione della burocrazia.

In un’Italia che all’improvviso si trova governata da sindaci (Matteo Renzi e Graziano Delrio in prima fila, ma anche Lorenzo Guerini o Roberto Reggi tanto per fare un esempio), le parole dell’amministratore di Parma sono una storia già sentita. Concretezza e attaccamento al territorio, nella solita formula: “Io faccio il mio lavoro”. Ma che, secondo Civati, a livello nazionale non può bastare: “Lo sa Renzi che governare in Parlamento è diverso che nella sua giunta comunale? Qui non bastano le delibere. Ci sono due Aule da consultare e sarà costretto a dialogare“.

E proprio dialogo è la parola che i sindaci e il deputato non vogliono sentire. “Quanto è ‘pizzarottiano’ Civati?”, è la domanda di benvenuto al parlamentare Pd. “Credo che Pizzarotti”, commenta, “sia un politico non furbo, non scaltro o disinvolto. E io dico semplicemente, investiamo in politici così. Poi a parte questo però, non perdiamo tempo a parlare di cene o altro gossip sui miei rapporti con i grillini. C’è semplicemente un disagio in Parlamento. C’è nel Movimento 5 stelle e c’è nel Partito democratico. Io sono sulla porta. Ma se i delusi M5s si fanno convincere da me sono proprio messi male, in questo momento non sono uno su cui fare affidamento”.

In ogni caso il M5S resta sul monocolore. Pizzarotti lo ripete: “Avere la forza di creare coalizioni monocolore è un vantaggio. Permette di non dover perdere tempo in spartizione di posti o compromessi”. E sulla delusione degli ultimi giorni per il terremoto in casa 5 Stelle, che lui stesso ha espresso su Facebook, dice: “Non posso giudicare davvero qualcosa che succede a Roma. Ho solo detto che dobbiamo essere più buoni degli altri partiti e abbiamo bisogno della certezza delle regole. La chiarezza è fondamentale. I cittadini devono essere consapevoli, anche quando votano le espulsioni dal Movimento”. Se la cava così, senza nemmeno una parola su Beppe Grillo. Gli chiedono: “Si può criticare il vostro leader?”. Risponde prima di salire in macchina: “Si può criticare anche Pizzarotti”.