Vent’anni fa Silvio Berlusconi esordiva alle Camere chiedendo la fiducia dopo le elezioni vinte dal “Polo delle libertà e del buon governo”: Forza Italia, Alleanza nazionale, Lega nord e Ccd. Era il maggio 1994. Il nuovo presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nei suoi discorsi a Senato e Camera, in alcuni passaggi sembrava ricalcare, se pur con una brutta copia, le dichiarazioni programmatiche del primo governo Berlusconi. Ecco i due discorsi messi confronto

Radicale novità
Berlusconi – Il governo che presento alle Camere, e per il quale chiedo la vostra fiducia, è di per sé un fatto assolutamente nuovo nella vita pubblica del nostro Paese. Questa radicale innovazione è il frutto di una lunga e tortuosa crisi di credibilità delle nostre istituzioni, una crisi che ha travolto, nel nome e nel fatto, la quasi totalità dei partiti che mezzo secolo fa diedero vita alla Repubblica italiana.

Renzi – L’Italia oggi vede un governo chiedervi la fiducia sulla base di un cambiamento radicale, immediato e puntuale, e che però, contemporaneamente, offre tutto il meglio di quello che ha. (…) Arrivare al 2018 ha un senso soltanto se avvertiamo l’urgenza di un cambiamento radicale per cui, mentre i tempi della politica sembrano dilatati, le persone che la mattina accompagnano i figli a scuola non possono permettersi rinvii. 

Riforme
Berlusconi – E’ stato autorevolmente detto che oggi, pur conservando il ruolo che la Costituzione assegna loro, i partiti devono fare un passo indietro. Aggiungo che occorre passare dal governo dei partiti al governo delle istituzioni.

Renzi – Se non iniziamo dalle riforme istituzionali e costituzionali per poi intervenire col pacchetto di riforme che vi ho esposto nel corso dell’intervento, noi perdiamo la possibilità di essere considerati credibili, non tanto dai nostri partner europei, ma anche e soprattutto dai nostri concittadini.

Elezione
Berlusconi – Una delle fondamentali caratteristiche della maggioranza che oggi dà vita alla nuova compagine ministeriale è sotto gli occhi di tutti: le forze che sostengono questo governo non stanno insieme per una qualche alleanza o alchimia decisa nelle sedi dei partiti, bensì per una delega data direttamente dagli elettori.

Renzi – Avrei preferito che questo passaggio fosse stato preceduto da un chiaro mandato elettorale.

Lavoro
Berlusconi – La prospettiva e la serenità di questo Paese si misurano prima di tutto sulla sua capacità di assicurare ai cittadini di ogni età, in particolare i giovani, un lavoro dignitoso. La straordinaria rete di aziende medie e piccole che ha fatto la fortuna del nostro apparato produttivo chiede di essere aiutata a ricollocarsi sui mercati. La creazione di lavoro, un compito non facile ma possibile, è il completamento indispensabile della ripresa economica e sociale.

Renzi – Noi partiremo con la discussione parlamentare del cosiddetto Piano per il lavoro che, modificando uno strumento universale a sostegno di chi perde il posto di lavoro, interverrà attraverso nuove regole normative, anche profondamente innovative. Se non riusciamo a creare nuove assunzioni, il problema delle garanzie dei nuovi assunti neanche si pone. 

Crisi
Berlusconi – Riceviamo in eredità, malgrado gli sforzi encomiabili dei predecessori, un bilancio talmente gravoso che dovremmo dichiarare il nostro malessere finanziario come un morbo incurabile. Il professor Mario Monti ha scritto lucidamente che “se il nuovo governo drammatizzerà alquanto l’eredità ricevuta, dirà la pura verità”.

Renzi – Cambio che non può in alcun modo oscurare i risultati del governo precedente. E fatemi rivolgere un pensiero particolare al presidente del Consiglio uscente, l’onorevole Enrico Letta. (…) Dal 2008 al 2013, mentre qualcuno si divertiva, il Pil di questo Paese ha perso 9 punti percentuali. La disoccupazione giovanile è passata dal 21,3 al 41,6%.

Sogni
Berlusconi – Anche io ho fatto un sogno: rendere trasparente questa casa.

Renzi – Il piacere di provare a fare sogni più grandi rispetto a quelli che abbiamo svolto sino ad oggi. Se avete sogni provate a mettervi in gioco.

da Il Fatto Quotidiano del 26 febbraio 2014