Finisce con l’espulsione e un disperato tentativo di ricompattare il gruppo, la lunga giornata del Movimento 5 stelle. La rete ha deciso l’espulsione dei senatori dissidenti Luis Alberto Orellana, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Lorenzo Battista. La votazione si è svolta dalle 10 alle 19 e oltre 29mila persone si sono espresse per la cacciata dei quattro critici. In 13.485 hanno votato contro. Solo qualche ora prima, nel corso di una riunione congiunta, i parlamentari avevano deciso di chiedere agli iscritti del Movimento 5 stelle la ratifica della decisione. E’ la terza espulsione online del Movimento 5 stelle dopo quelle di Marino Mastrangeli e Adele Gambaro. Avevano lasciato spontaneamente il gruppo la senatrice Paola De Pin, i deputati Labriola e Furnari. 

Un taglio netto in vista delle Europee, per lasciare a casa “chi non crede più nel progetto” e partire per l’ultima battaglia. Ma questa volta il rospo è difficile da ingoiare. Molti colleghi dei dissidenti a Palazzo Madama si sono detti pronti a lasciare il Parlamento nel caso fosse stata approvata la decisione. Sono nove in totale, almeno per il momento. Una lite interna in casa grillina che però potrebbe cambiare gli equilibri in Parlamento e soprattutto nel futuro dell’esecutivo di Matteo Renzi. “In nove siamo pronti a dimetterci”, ha annunciato il senatore Orellana. E questo vorrebbe dire un gruppo che potrebbe unirsi ad Adele Gambaro e Paola De Pin e dialogare con altre forze politiche su riforme e disegni di legge, ma anche, perché no, su una nuova fiducia al leader del Partito democratico. Sono trenta i senatori del Nuovo Centrodestra a tenere in vita Renzi, ma nulla vieta che in futuro le cose possano cambiare. Anche il critico Pd Pippo Civati guarda con interesse ai movimenti delle ultime ore: “Potremmo pensare di fare insieme il nuovo centrosinistra”. Discorsi prematuri, ma che diventano sempre più credibili mano a mano che le defezioni si fanno più consistenti. Il primo a consegnare le dimissioni in casa 5 Stelle è stato il senatore Maurizio Romani (una decisione che va comunque approvata dall’Aula a voto segreto e per prassi alla prima votazione viene respinta). Il senatore è conosciuto per essere voce critica all’interno del gruppo e a lungo è stato considerato un punto di riferimento per la parte più moderata: proprio qualche mese fa aveva sfidato Santangelo per l’elezione come capogruppo e non era stato eletto per pochi voti. Insieme a lui ci sono altri 5 che hanno intenzione di presentare le dimissioni (anche se i fedelissimi cercano di recuperarli) oltre ai 3 (Orellana, Bocchino e Battista) espulsi. Campanella per ora ha annunciato di non voler lasciare Palazzo Madama.

Nel frattempo, i grillini al Senato cercano di ricompattare il gruppo. Due le riunioni che si sono svolte subito dopo l’annuncio dell’espulsione: da un lato i quattro espulsi con gli altri senatori pronti a rassegnare le dimissioni, dall’altro il resto dell’assemblea pentastellata. Alla spicciolata è arrivata nella seconda assemblea anche qualche deputato. Il vicecapogruppo alla Camera, Giuseppe Brescia, ha raggiunto i senatori riuniti, mentre il capogruppo a Montecitorio Federico D’Incà, accompagnato dai ‘fedelissimi’ Laura Castelli e Roberta Lombardi, è andato dritti negli uffici della comunicazione del Senato evitando la riunione dei colleghi di Palazzo Madama. “Si sta cercando di ricucire -ha spiegato una senatrice allontanandosi dall’assemblea che conta il maggior numero dei partecipanti- non chiaramente con i quattro espulsi, ma con i colleghi che hanno annunciato le loro dimissioni”. Intanto il deputato Alessio Tacconi, intervistato da Radio24, ha annunciato di essere pronto a lasciare i suoi: “Esco dal gruppo del Movimento 5 stelle alla Camera e con me ci sono altri 5 deputati. Con questo voto si è dimostrato che non è possibile andare contro il parere di Casaleggio e Grillo. Il sistema di voto è in mano alla Casaleggio Associati e ci dobbiamo fidare. Se fosse affidato a terzi sarebbe più trasparente”.