Quotazione in borsa, partenza dei lavori a fine estate 2014 e un art director culinario dietro i fornelli come Massimo Bottura. Il nuovo capitolo di avvicinamento a F.i.Co, la Fabbrica Italiana Contadina che Oscar Farinetti ha ideato assieme al presidente del Caab Andrea Segré, si arricchisce di nuovi particolari di lancio che paiono oramai di proporzioni e respiro internazionale. Durante la presentazione milanese del megaparco alimentare alle porte di Bologna, 70mila metri quadri inseriti nell’attuale area del Centro AgroAlimentare (27mila di area produttivo-espositiva, 10600 per la ristorazione, 9300 per la commercializzazione dei prodotti, 2000 per il centro congressi), il patron di Eataly ha confermato l’ingaggio dell’asso made in Italy della gastronomia, quel Massimo Bottura, tre stelle Michelin per la sua osteria Francescana a Modena, icona di classe in cucina riconosciuta in ogni parte del mondo: “Ci siamo sentiti ieri. Massimo ha confermato. Diventerà l’art director delle cucine di F.i.Co. – ha spiegato Farinetti – Sta già preparando quelli che diventeranno i cento piatti storici della cucina italiana che verranno poi proposti nei ristoranti del parco”.

Che l’ampliamento dell’interesse per F.i.Co stia andando ben oltre i confini delle Alpi è confermato dall’entourage dell’inventore della catena alimentare di Alba che, tra l’altro, aprirà una tradizionale filiale a Milano il prossimo 18 marzo: “Prima o poi anche con Eataly ci quoteremo di sicuro in Borsa: siamo il più grande gruppo globale italiano del food retail, potrebbe essere nel 2017. Prima della quotazione però dobbiamo diventare un po’ più globali”. E F.i.Co pare essere l’autostrada per la definitiva quotazione a Piazza Affari: “Sarà un posto fichissimo, sostituiremo al senso del dovere quello del piacere. Puntiamo a bambini e giovani, mostrando loro la catena dell’eccellenza agroalimentare italiana, dagli orti alla tavola, passando per le viti, gli ulivi e la produzione di formaggio. Del resto rispetto solo alla cucina francese che nasce al ristorante, quella italiana è una cucina che nasce a casa. Tutto può essere ripetuto in qualità anche tra le mura domestiche”. Confermata anche la data d’inizio lavori: fine estate 2014. “Intanto ricordiamoci che non faremo nuove costruzioni. I cantieri della ristrutturazione di quello che già c’è dureranno dodici mesi perché vogliamo far partire F.i.Co dal 1 novembre 2015, appena finito l’Expo di Milano”, aggiunge il presidente Caab, Andre Segré, “la struttura sarà aperta dalle 10 alle 22 e fornirà lavoro per 4500 persone del territorio”.

Delucidazioni sul fondo immobiliare che sorregge il business plan di F.i.Co, arrivano dai referenti di EY, l’advisor di finanza internazionale con sede a Milano: “La società di gestione sarà Prelios srl. L’ente avrà sia un cda composto da istituti di credito, fondazioni e privati che hanno investito in quote del fondo, sia un comitato consultivo. Il fondo sarà sottoposto alla vigilanza di Consob e Banca d’Italia. Infine i proventi diretti per gli investitori deriveranno dal valore di questo fondo e non dalla fatturazione delle attività produttive del parco agroalimentare”. “Vogliamo che ci sia una distribuzione equa della ricchezza”, aggiunge Farinetti, “tutti, dagli operatori interni a chi ha investito quattrini, dovranno godere di benefici senza esagerare. Questo lo dico rivolto a chi vive l’intera vita a fare le cose ‘anti’ ”. Il presidente di Eataly cita proprio gli scontenti di F.i.Co che a Bologna stanno già organizzando i primi comitati contro la grande opera. Infatti il 13 febbraio il collettivo Làbas organizza un incontro a Vicolo Bolognetti a Bologna, intitolato “La Foglia di Fico” per spiegare cosa si nasconde in termini di interessi finanziari e speculativi dietro al parco agroalimentare: “Ricordate i film si Sergio Leone? Ecco io sono il buono Clint Eastwood non il cattivo Lee Van Cleef. Io questi che passano la vita ad essere anti qualcosa non li invidio. Non sono persone felici. Comunque vengano a dirci dove sbagliamo e ci dicano come cambiare. Li ascolteremo”.