Appaltopoli vaticana“. I primi dodici mesi di pontificato di Papa Francesco rischiano di essere archiviati come l’anno degli appalti e delle commissioni. Che una riforma seria e radicale della Curia romana fosse il primo punto nell’agenda del nuovo Papa, chiunque egli sarebbe stato, era emerso con grande chiarezza e determinazione dalla dieci congregazioni generali che hanno preceduto il conclave del marzo 2013.

Bergoglio, esattamente un mese dopo la fumata bianca, è partito con la prima, e più importante, delle commissioni del pontificato. Si tratta del consiglio degli otto “saggi” cardinali, coordinato dall’arcivescovo honduregno Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, papabile già nel conclave del 2005, chiamato da Papa Francesco a consigliarlo nel governo della Chiesa universale e a elaborare una riforma della Curia romana. L’ultima, infatti, risale al 1988 e fu voluta da Giovanni Paolo II. 

Ma Bergoglio, che in un primo momento, come da lui stesso dichiarato, aveva pensato di rinviare al secondo anno di pontificato le riforme finanziarie del Vaticano, ha dovuto invece metterle subito in atto alla luce degli scandali che hanno visto come protagonisti lo Ior e l’ex capocontabile dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, monsignor Nunzio Scarano. Il Papa ha così affidato a due commissioni ad hoc, una specifica per la banca vaticana e una per tutta l’economia della Santa Sede, l’opera di studiare una riforma finanziaria all’insegna “della trasparenza e dell’onestà”, come da lui dichiarato ai giornalisti del volo papale Rio de Janeiro – Roma, per impedire il riciclaggio del denaro all’interno dei confini vaticani e per una “santa spending review”. Da qui hanno preso il via una serie di appalti, sei per l’esattezza.  

Ultimi, in ordini di tempo, quelli affidati a PWC per l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e a Deloitte per la Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. La Pontificia Commissione referente di studio e di indirizzo sull’organizzazione della struttura economica ed amministrativa della Santa Sede, si legge in un comunicato vaticano, “ha conferito mandato per la realizzazione di una ‘due diligence’ dei processi economici, amministrativi e gestionali dei due ospedali al fine di poter completare correttamente il quadro complessivo di ricognizione dei dati finanziari e degli aspetti organizzativi degli enti che fanno capo alla Santa Sede. I dati ottenuti – si legge ancora nella nota – serviranno alla Commissione per proporre opportune raccomandazioni al fine di migliorare i modelli di gestione e garantire trasparenza ed efficienza nell’adempimento del nobile mandato di tutela e salvaguardia della salute e della vita umana”. 

Prima di Natale la stessa commissione ha affidato a McKinsey & Company l’incarico di fornire una consulenza che contribuisca allo sviluppo di un piano integrato per rendere l’organizzazione dei mezzi di comunicazione della Santa Sede maggiormente funzionale, efficace e moderna. E nello stesso tempo, sempre in collaborazione con la commissione voluta da Bergoglio, è stato affidato al network internazionale KPMG l’incarico di collaborare per allineare le procedure contabili di tutti gli enti della Santa Sede con gli standard internazionali. Due mesi fa il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, sempre in accordo con la commissione, ha affidato a Ernst & Young il lavoro di verifica e consulenza sulle attività economiche e sui processi di gestione amministrativa dell’Ente. E ancor prima, il 15 ottobre scorso, sempre d’intesa con la commissione, è iniziata la procedura di “due diligence” sull’attività economica e finanziaria delle due sezioni dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, ordinaria e straordinaria, affidata al Promontory Financial Group. Intanto l’Autorità di informazione finanziaria, dal 30 gennaio scorso, è presieduta ad interim da monsignor Giorgio Corbellini, già braccio destro di monsignor Carlo Maria Viganò al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, che è subentrato al cardinale Attilio Nicora, acerrimo nemico dell’ex Segretario di Stato Tarcisio Bertone e promotore della legge sulla trasparenza finanziaria approvata da Benedetto XVI. Un cambio fisiologico perché Nicora ha già superato da quasi due anni l’età canonica della pensione.