Finte donazioni per milioni di euro. A monsignor Nunzio Scarano, l’ex contabile dell’Apsa (Amministrazione patrimonio Sede Apostolica), già arrestato lo scorso 28 giugno, è stata notificata una nuova ordinanza di custodia cautelare. Un nuovo arresto, ai domiciliari, per riciclaggio e falso. Ai domiciliari anche un altro prete, mentre per un notaio il gip di Salerno ha emesso il divieto dell’esercizio dell’attività professionale. 

È stata avanzata tramite il ministero della Giustizia una richiesta di rogatoria al Vaticano che è ora in attesa di risposta. In un primo momento però era stata diffusa l’informazione che le Fiamme Gialle stessero eseguendo sequestri di disponibilità finanziarie e conti correnti nella sede dello Ior in Vaticano. Che “come ha risposto in precedenza a tutte le altre richieste di rogatoria internazionale, risponderà tempestivamente anche questa volta” fa sapere la sala stampa della Santa Sede. 

I finanzieri avrebbero accertato false donazioni provenienti da società offshore transitate su conti Ior intestati a Scarano chiamato “monsignor 500 euro”. Secondo l’ipotesi investigativa le donazioni sarebbero servite a coprire un grosso riciclaggio di denaro. Il prelato avrebbe contattato una sessantina di persone chiedendo ad ognuno di loro la compilazione di un assegno circolare con somme intorno ai diecimila euro, spiegando di dover ripianare i debiti di una società immobiliare titolare di alcune abitazioni nel centro storico di Salerno. Gli assegni sarebbero stati soltanto una partita di giro, in quanto al momento della consegna i donatori avrebbero ricevuto l’equivalente in denaro contante.

“I conti di monsignor Nunzio Scarano allo Ior sono stati congelati fin dal luglio scorso e tutte le informazioni riguardanti gli ultimi dieci anni di attività su questi conti sono state sottoposte alle autorità” fa sapere all’Ansa un portavoce dello Ior. Il congelamento dei fondi intestati era stato disposto con ordinanza del 9 luglio scorso dal promotore di giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, nel quadro delle indagini aperte dalle autorità giudiziarie vaticane a seguito dei rapporti su transazioni sospette depositati presso l’Aif, l’Autorità di informazione finanziaria. 

 

In totale gli indagati sono 52 per riciclaggio in concorso e falso in atto pubblico. L’inchiesta scaturisce dagli accertamenti conseguenti al furto subito, tra il 26 ed il 29 gennaio del 2013, da Scarano all’interno di un immobile di sua proprietà a Salerno. Il sacerdote raccontò che i ladri avevano portato via beni di pregio per milioni di euro. Gli inquirenti però si accorsero, da una serie di controlli che, tra le disponibilità economiche di Scarano e i suoi redditi, c’era una grande sproporzione. Scarano, oltre a diversi immobili, risultava avere anche numerosi conti correnti radicati in Vaticano presso lo Ior, da uno dei quali era stata prelevata una somma in contanti di 588mila euro per l’estinzione di un mutuo con modalità anomale, attraverso il ricorso a false certificazioni di donazione, ad opera di 50 persone verso una società immobiliare di Salerno, di cui lo stesso Scarano era socio. 

Le indagini successive permisero di scoprire che Scarano aveva a disposizione oltre 5 milioni di euro arrivati dai componenti della famiglia di armatori romani D’Amico, anche mediante il ricorso a società off-shore in paradisi fiscali. Somme apparentemente destinate a finalità assistenziali e benefiche ma che sono state invece utilizzate dal monsignore per investimenti immobiliari – tra cui un prestigioso appartamento del centro storico di Salerno di 17 vani – e costituzioni di società immobiliari. 

 

 

 

 

 

Lo scorso luglio nel confermare il primo arresto il tribunale del Riesame aveva sottolineato la “spregiudicatezza unita a capacità di gestire uomini, istituzioni e cose asservendoli a finalità illecite” del monsignor che veniva definito “consumato delinquente”. Cuore dell’inchiesta dell’estate scorsa il tentativo di far rientrare in Italia 20 milioni di euro che erano stati illecitamente trasferiti in Svizzera, progetto poi fallito. Lo scorso 3 luglio un amico di Scarano aveva spiegato agli inquirenti che il monsignore gli aveva rivelato che anche la famiglia Agnelli avrebbe usato il Vaticano per rimpatriare capitali. In un interrogatorio del 24 luglio scorso lo stesso Scarano aveva invece svelato agli inquirenti il presunto aggiotaggio della banca Finnat e su come sarebbero stati truccati gli appalti in favore del costruttore Angelo Proietti.