Una legge del 2012 ne prevedeva la chiusura nel 2013. Una legge del 2013 ha statuito la prima proroga. Avrebbero dovuti essere chiusi nell’aprile 2014, ma è alle porte un’altra proroga.

Sto parlando degli Ospedali psichiatrici giudiziari, quelli che un tempo erano chiamati con minore pudicizia manicomi criminali. In Italia tutto avviene con grande, a volte intollerabile, lentezza. Nonostante le raccomandazioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, le denunce di tante associazioni, un’inchiesta del Senato voluta dall’attuale sindaco di Roma Ignazio Marino, le immagini di Francesco Cordio sugli orrori degli Opg che tutti gli italiani hanno potuto vedere nella trasmissione Presa Diretta, le tante sollecitazioni del capo dello Stato; nonostante tutto ciò, lo scandalo degli Ospedali psichiatrici giudiziari, della contenzione forzata, dell’uso forsennato di psicofarmaci, della degenerazione della cura in custodia pare si stia concludendo con un’archiviazione della pratica. L’indignazione ha riguardato poche persone e pochi attimi.

Per riepilogare, seppur in modo necessariamente sommario: negli Opg sono rinchiusi coloro che, pur avendo commesso un reato, vengono prosciolti in quanto ritenuti incapaci di intendere e di volere. In quanto tali, non vengono condannati a nessuna pena (che sarebbe definita nella sua durata), bensì viene loro applicata una misura di sicurezza. Vengono internati non perché da punire ma piuttosto perché considerati socialmente pericolosi. Il loro internamento finirà dunque quando non saranno più considerati tali. La loro pena è indeterminata nel massimo. Per il furto di una pera si può scontare fino a qualche decennio di misura di sicurezza.

I dati più recenti ci dicono che sono 890 gli internati. Sono in calo rispetto al 2012, anno dell’approvazione della legge. Una legge che prevedeva la chiusura dei sei Ospedali psichiatrici giudiziari italiani e la loro sostituzione con una ventina di piccole comunità. In piedi vi era il rischio, più volte evidenziato dal Comitato StopOpg, che tali comunità potessero trasformarsi in piccoli manicomi criminali affidati con convenzione a privati. Nei giorni scorsi la Conferenza Stato Regioni ha chiesto il rinvio della chiusura al 2017, ovvero ha chiesto che la legge fosse messa in naftalina, in barba alla legalità interna e internazionale nonché ai desiderata del presidente della Repubblica. Una richiesta segno della tipica negligenza italiana, visto che in quella legge, fortemente voluta dall’attuale sindaco di Roma, c’erano parecchi fondi per fare quello che era previsto, complessivamente più di 200 milioni.

E allora è il momento di capitalizzare tale negligenza, dove le Regioni sono buoni concorrenti dello Stato. Si approfitti dell’ennesimo rinvio e si destinino quei soldi a progetti terapeutici di inclusione socio-lavorativa delle persone che possono essere dimesse dagli Opg. Si dia respiro alle Asl, alle comunità. Si investa nel capitale umano. Si usino quei soldi avendo come filo conduttore il pensiero che l’Italia è il Paese di Franco Basaglia.