La crisi è superata“. Non ha dubbi il presidente del Consiglio, Enrico Letta, che si trova negli Emirati arabi per una serie di colloqui istituzionali. “L’Italia è uscita dalla crisi con le sue forze, senza chiedere niente a nessuno, non abbiamo chiesto un euro all’Europa”, ha detto il premier italiano da Abu Dhabi. “Abbiamo avuto la crisi dell’euro e dell’Eurozona e l’Italia è stata in difficoltà per il debito accumulato nel passato. Ora siamo a un punto di svolta: per la prima volta tagliamo il debito, abbiamo messo il deficit sotto controllo e dopo anni avremo la crescita, all’1% quest’anno e al al 2% nel 2015“.

Letta ha poi parlato del piano di privatizzazioni, spiegando che è “ambizioso” e dopo anni di crisi i “mercati sono pronti” per accoglierlo e ricordando che l’obiettivo “è quello di tagliare il debito” ma anche “attrarre investimenti. Si tratta quindi di buone opportunità per dismissioni sane: mettiamo sul mercato importanti gruppi come Sace, Fincantieri e Poste“.

L’ottimismo del premier è stato però spento subito dal presidente di Confindustria. “I numeri non ci permettono di guardare con ottimismo verso il futuro”, ha detto Giorgio Squinzi a In mezz’ora, “e non bastano a creare occupazione e a far ripartire il Paese”. Rispondendo alla domanda sulle dichiarazioni di Letta che ha indicato nel 2014 l’anno della svolta, il numero uno di via dell’Astronomia ha spiegato che “le proiezioni del Centro studi di Confindustria, che negli ultimi anni sfortunatamente ha azzeccato tutte le previsioni contro l’opinione della politica, indicano per il Pil un “-2,4% nel 2012, -1,8% nel 2013 e un modestissimo +0,6-0,7% previsto per quest’anno”.

D’altronde le previsioni del governo sulla crescita sono troppo positive anche secondo il Fondo monetario internazionaleche ha appena rivisto al ribasso la stima per il 2014 (a +0,6%) e leggermente al rialzo quella per il prossimo anno, a +1,1 per cento.

“E’ chiaro – prosegue Squinzi – che c’è una inversione di tendenza, dopo che stiamo strisciando sul fondo” e, quindi, “probabilmente rivedremo un segno positivo” ma si tratta di “frazioni di punti percentuali”, questo “non basta a fare ripartire l’economia”. Infine c’è “un dato veramente drammatico: sempre secondo le elaborazioni del Csc, torneremo ai livelli pre-crisi (2007) soltanto nel 2021 con questo trend”. Per questo motivo “o si cambia passo con il governo esistente o ad un certo punto andiamo a votare“.

Non si è fatta attendere la risposta del premier italiano. “E’ bene che ognuno faccia il suo lavoro, che Confindustria aiuti il Pil del Paese”, ha detto. E ha aggiunto: “Sono convinto che i dati giusti siano quelli del governo”.