Il Fondo monetario internazionale alza le stime di crescita globali, ma taglia quelle dell’Italia. L’organizzazione di Washington ha rivisto leggermente al ribasso, -0,1 punti percentuali, la stima per il 2014 (+0,6%) e al rialzo, +0,1 punti percentuali, quella per il prossimo anno (+1,1%). Previsto quindi un ritorno alla crescita quest’anno, dopo il -2,5% del 2012 e il -1,8% del 2013.

Il capo economista dell’Fmi, Olivier Blanchard, lancia un avvertimento ai Paesi più deboli del Vecchio continente, tra cui l’Italia. “Il Sud Europa continua a essere la parte dell’economia mondiale più preoccupante“, con una crescita ancora “fragile” – afferma l’analista – sottolineando che “se da un lato le esportazioni sono forti dall’altro la domanda interna è scarsa e risente del legame fra attività debole, banche deboli, società deboli e la necessità di risanamento di bilancio. Una crescita sostenuta richiederà la rottura di questi legami e l’appoggiarsi più sulla domanda esterna e interna”.

Ma secondo l’Fmi, grazie ai Paesi più virtuosi, l’Europa è sulla strada giusta per uscire dalla crisi. L’istituto ha rivisto al rialzo le stime dell’area euro di 0,1 punti percentuali sia quest’anno sia nel 2015, prevedendo una crescita del Pil dell’1% nel 2014 e dell’1,14% nel 2015. L’area euro sta “voltando pagina dalla recessione alla ripresa”, afferma l’Fmi, anche se l’accelerazione della crescita sarà “più modesta” nei Paesi oggetto di stress finanziario come Grecia, Spagna, Cipro, Italia e Portogallo.

Riviste al rialzo le stime anche per quanto riguarda la crescita globale. Il Pil mondiale, secondo l’Fmi, crescerà quest’anno del 3,7%, 0,1 punti percentuali in più rispetto alle previsioni di ottobre, per accelerare nel 2015 a +3,9 per cento.

“La ripresa economica mondiale si sta rafforzando ma è ancora debole e incerta, con la disoccupazione nelle economie avanzate che resta troppo alta e rischi al ribasso”, spiega il capo economista Blanchard, ricordando che il rischio per l’Europa è la deflazione: “Non c’è nulla di magico nel numero zero ma più bassa è l’inflazione e più alta è la deflazione, più è pericoloso per la ripresa dell’area euro”. Per evitare il rischio deflazione è quindi “essenziale che la politica monetaria resti accomodante e che prosegua il rafforzamento dei bilanci delle banche”.

L’Fmi si rivolge poi direttamente alla Banca centrale europea, che “dovrebbe considerare ulteriori misure che puntano a questo obiettivo, inclusa l’offerta di liquidità di più lungo termine che rafforzerebbe la domanda e ridurrebbe la frammentazione finanziaria”.