Bisognerà attendere il Festival di Berlino 2014, dal 6 al 14 febbraio, per vedere il nuovo film del 69enne regista calabrese Gianni Amelio incentrato sul tema dell’omosessualità in Italia. Felice chi è diverso, nella sezione ‘queer’ berlinese di Panorama, è un documentario top secret di cui, a pochi giorni dalla prima internazionale, non si possiedono che pochi stralci di sinossi, nessuna immagine e brevi virgolettati dell’autore, impegnato anima e corpo nella regia dell’Elektra di Richard Strauss che inaugurerà la stagione del teatro Petruzzelli di Bari il 31 gennaio 2014.

Intanto quello che si sa è stato anticipato da mesi dai siti web del mondo gay italiano. Tra questi www.cinemagay.it che ha addirittura posizionato il regista di Così ridevano (Leone d’oro a Venezia nel 1998), Lamerica, Le chiavi di casa e del recente L’Intrepido, al primo posto della classifica Vip 2013 grazie all’immersione totalizzante in un lavoro d’archivio e di documentazione che sfiora la denuncia. Infatti, secondo quando riporta il portale web, Felice chi è diverso – titolo preso in prestito da una poesia del poeta Sandro Penna – racconta l’omosessualità in Italia attraverso testimonianze, ricordi, esperienze di vita di persone che hanno vissuto gli anni repressivi del fascismo e del secondo dopoguerra.

La prima parte sarebbe quindi legata all’aspetto comunicativo del tema trattato, cioè alle modalità in cui i principali mass media italiani (cinegiornali, stampa, tv e cinema) hanno raccontato l’omosessualità tra gli anni trenta e ottanta del Novecento: immagini ridicole, denigratorie e volgari. Fino a quando in Italia, leggermente in ritardo rispetto ad altri paesi europei e agli Stati Uniti già attivi sul finire degli anni sessanta, sono sorte e si sono sviluppate strutture e spazi dove poter rivendicare i propri diritti senza subire violente e omofobe repressioni.

La seconda parte del film di Amelio sarebbe invece dedicata agli adolescenti gay, “per capire cosa è cambiato e quali sono i problemi ancora da affrontare all’interno della famiglia e della società in cui vivono”, spiegò il regista poco più di un anno fa immortalato in una piazza di Bergamo mentre girava alcune scene del film. La realizzazione di questa parte si è completata dopo una difficile selezione fino a quando la scelta è caduta su un ragazzo, uno studente maggiorenne del capoluogo lombardo, che non avrebbe ancora dichiarato la propria omosessualità ai familiari.

Felice chi è diverso è un viaggio in un’Italia segreta, raramente svelata dalle cineprese – ha dichiarato ufficialmente Amelio in un comunicato molto stringato – È un viaggio fatto di storie raccolte dal Nord al Sud del Paese, di chi ha vissuto sulla propria pelle il peso di essere un ‘diverso’. Racconti di repressione, censura, dignità, coraggio, e felicità”.

Una cinematografia mainstream, quella italiana, che raramente – Una giornata particolare di Scola, 1977; Gli Occhiali d’Oro di Giuliano Montaldo, 1987 -, se non a partire dagli anni novanta con le tavolate di Ferzan Ozpetek, ha cominciato a trattare con naturalezza il tema dell’omosessualità. Amelio abbandona l’analisi spesso disperata del rapporto padre/figlio che permea la poetica del suo cinema e si immerge per la prima volta in un documentario – se si eccettua Bertolucci secondo il cinema (1976) girato sei anni prima il suo esordio con Colpire al cuore (1982).

Oggi il regista su La Repubblica dichiara a Natalia Aspesi la sua omosessualità: “Sì, sono gay”. Nel 2006, invece, il coming out fu un po’ contorto e raccolto da Marina Cappa di Vanity Fair: “Io non sono omosessuale. Sono pansessuale, nel senso che ho avuto molte esperienze, talvolta casuali e altre provocate, con uomini ma non solo. Vede, alla mia età non si hanno più remore, e credo che chi fa il mio mestiere faccia bene ad ammettere pubblicamente di essere omosessuale, se lo sei, perché può aiutare altre persone a venire allo scoperto in modo sereno. Non è il mio caso, però”. Felice chi è diverso uscirà in sala i primi di marzo dopo Berlino, grazie alla distribuzione dell’Istituto Luce.