L’Ucraina è sull’orlo del baratro e c’è chi teme una guerra civile. Incalzato dagli eventi, il presidente Viktor Ianukovich cerca di salvare la poltrona con una mossa a sorpresa, sacrificando il fedele premier Mikola Azarov per affidare il governo ai suoi avversari politici: oggi ha proposto un esecutivo guidato da Arseni Iatseniuk, capogruppo del partito dell’odiata Timoshenko, con il ‘dottor Pugno di Ferro’ Vitali Klitschko vice premier per gli affari umanitari. L’opposizione ucraina in tarda serata ha rifiutato la proposta, ma ha sottolineato che le trattative con il capo di Stato per mettere fine alla crisi politica comunque continuano. “Ianukovich ha accettato molte dellenostre richieste – ha detto il leader del partito d’opposizione ‘Udar’, Klitschko -, ma su altre continueremo a cercare un compromesso“. Secondo il campione di pugilato, I’opposizione continuerà a insistere su due punti: l’abrogazione delle controverse leggi anti-protesta e le elezioni presidenziali anticipate. “Non faremo nessun passo indietro – ha proseguito Klitschko – manterremo le nostre posizioni a Maidan e nelle regioni. Le negoziazioni proseguiranno e non cederemo ad alcuna provocazione”.

A rimanere apparentemente fuori dai giochi è il terzo leader dell’opposizione: l’ultranazionalista Oleg Tiaghnibok, il cui partito ‘Svoboda’ è stato sempre in prima fila in questi due mesi di proteste. La proposta di Ianukovich – che non ha intenzione di mollare la presidenza, come chiesto dai manifestanti – potrebbe quindi mirare a dividere l’opposizione. La piazza per ora non sembra aver accolto questa possibile soluzione con molto entusiasmo, anzi. Gli scontri tra insorti e polizia a Kiev sono ripresi violenti ieri notte e l’uccisione di un poliziotto a colpi di armi da fuoco alla testa e il presunto rapimento di altri tre da parte dei dimostranti (che però negano ogni coinvolgimento) ha fatto salire la tensione alle stelle.

L’Europa è preoccupata ed oggi è sceso in campo anche il premier Letta, chiedendo che “si fermi la violenza e riparta il dialogo”. “Guardiamo con angoscia a questa crescita continua degli scontri e della repressione. L’Unione europea non può accettare un’evoluzione così drammatica degli eventi”, ha aggiunto.

Il ministero dell’Interno ha accusato gli insorti di aver “ferito e rapito” tre poliziotti a Kiev e di aver accoltellato uno di loro, mentre gli altri due sarebbero stati liberati in serata ma avrebbero dei segni di tortura sul corpo. La rivolta intanto dilaga in tutto il Paese, soprattutto nell’ovest filo-occidentale, e sono già 11 su 25 (includendo la repubblica autonoma di Crimea) le regioni in cui i palazzi del potere locale sono in mano ai manifestanti, con la polizia che a volte si è anche schierata dalla loro parte o non è intervenuta. A questi si aggiunge il ministero dell’Energia (prima occupato, poi solo presidiato) e quello dell’Agricoltura, in cui hanno fatto irruzione i militanti di ‘Spilna Sprava’. La facilità con cui gli insorti penetrano nei palazzi del potere mostra come governo e presidente non abbiano il controllo della situazione, tantomeno a ovest, mentre l’est, nonostante alcune manifestazioni antigovernative, resta il feudo elettorale di Ianukovich e oggi a Donetsk migliaia di persone hanno manifestato in suo favore “contro la guerra civile”.

L’occupazione dei palazzi del potere è però un grosso problema per il capo dello Stato, che per cercare di venirne fuori ha promesso un’amnistia per tutti quelli che hanno partecipato alle proteste, ma in cambio della liberazione degli edifici. La proposta di Ianukovich – che deve ancora essere vagliata dai suoi avversari e prevede anche una revisione della costituzione per ridurre i poteri presidenziali e tornare ad una repubblica parlamentare – è stata avanzata in un vertice con l’opposizione. E arriva subito dopo che ha il commissario Ue all’Allargamento Stefan Fule ha incontrato i protagonisti della politica ucraina chiedendo “una serie di passi concreti per cominciare a ricostruire la fiducia della gente fermando la spirale della violenza”.

Oggi intanto il ministro dell’Interno ucraino, Vitali Zakharcenko, ha alzato il tono dello scontro definendo “vani” gli sforzi per risolvere la crisi in modo pacifico e dichiarando che i dimostranti che si trovano in piazza Maidan (centro delle proteste ‘europeistè ormai più che altro antigovernative) e nei palazzi pubblici occupati verranno considerati dalla polizia come esponenti di “gruppi estremistici”. Non è stata meno dura la risposta dell’ex ministro della Difesa Anatoli Gritsenko, che ha chiesto ai manifestanti che hanno armi regolarmente registrate di portarle con sé per difendere piazza Maidan. “Io sarò il primo – ha aggiunto -. Ho una pistola con me adesso”. Intanto, mentre c’è chi sembra pronto alla guerra, aumenta il numero delle vittime dell’attacco della polizia a fucilate contro gli insorti di Kiev: Roman Senik, di 45 anni, è morto in ospedale per le ferite riportate il 22 gennaio. Adesso i morti sono almeno tre, sei secondo i manifestanti.