Alluvione Natale 2009, alluvione giugno 2011, nevone febbraio 2012, siccità estate 2012, maltempo autunno 2012, frane primavera 2013, maltempo aprile 2013, tornado maggio 2013, nubifragio su nota località balneare giugno 2013, emergenza caldo luglio 2013, infine alluvione gennaio 2014. Tutto questo (e qualcosa senz’altro abbiamo dimenticato) dove (neve a parte) è successo? Bangladesh? Haiti? Indonesia? Filippine? Piccole isole minacciate dal global warming e in zone sismiche e vulcani?

No, tutto questo in Emilia Romagna, zona fra le (finora) più ricche, industrializzate, avanzate, ma anche inquinate dell’Italia e non solo. Un’emergenza continua, per le quali si proclama lo “stato di calamità naturale”, ottima occasione per gestire l’emergenza in urgenza, anziché prevenire con calma prima degli eventi. Solo fatalità? Fate un po’ voi, ne abbiamo già parlato in altri post, sulle frane, sul tornado. Ma vediamo cosa è successo e, per quanto possibile, perché, in questi giorni, a Modena in particolare, nell’area nord, verso Albareto,  Sorbara,  Bomporto e Bastiglia in particolare. Lasciamo alla cronaca riportare i danni e vediamo in  brevi  punti il perché di quanto è successo.

1) E’ piovuto tanto, troppo per il mese di gennaio, e non solo: oltre 300 mm in 2-3 giorni nelle zone dell’Appennino dove vi sono le sorgenti dei principali fiumi, Secchia, Panaro, ma anche per l’Enza (nel Reggiano) e in misura minore il Reno, nel bolognese.

2) Con simili piogge, l’alluvione è un fenomeno naturale per il fiume, del resto la pianura padana è una pianura alluvionale e proprio per questo è fertile. Va però detto che se l’alluvione è per così dire inevitabile, i danni possono e devono essere limitati con opportune scelte sul territorio.

3) Non è nevicato, nemmeno in montagna; a gennaio (ma anche in autunno, stagione tipica delle grandi alluvioni), non solo è raro avere simili piogge, ma almeno in montagna dovrebbe nevicare, invece è, appunto, piovuto tanto, troppo per la stagione. Andrebbe approfondito meglio, se ci sono altri casi simili in passato e altri aspetti, ma questa è, almeno in parte, una conseguenza del riscaldamento globale e dei conseguenti cambiamenti climatici. Non dimentichiamocelo alla prima nevicata.

4) Ha ceduto un argine nei pressi del ponte della TAV MI-BO, peraltro in una fase di piena notevole (sono incomprensibili al pubblico e probabilmente anche ai pubblici amministratori i termini tecnocratici di “criticità ordinaria idraulica”) ma non al massimo dell’onda di piena.

Perché si è rotto l’argine? Difficile dirlo, anche qui cause complesse. Vi sono, e si possono fare, varie ipotesi, ma anche concause. Le nutrie? Può darsi, qualcuno dà magari la colpa agli ambientalisti, ma dimentica che furono introdotte per farne pellicce. Comunque gli argini vanno tenuti in manutenzione; è stato fatto? Eventuale colpa è degli enti che dovevano fare manutenzione, o dei tagli che li hanno ridotti in ginocchio? Gli argini sono stati controllati prima (quando non piove) ed erano sorvegliati dalla Protezione civile durante la piena?

Al di là di queste e altre cause e concause, si ha l’impressione che un evento alluvionale di questa portata sia stato sottovalutato, come se si confidasse sulla fortuna “tanto da noi non succede”, “siamo ottimisti”, “l’Emilia non si ferma mai”.

Concludiamo con una riflessione; dopo il terremoto molti politici gongolavano inaugurando nuove scuole (alcune già allagate, non da piene, ma da rotture di tubi dell’acqua!) ricevendo applausi e ringraziamenti; come se i soldi dei finanziamenti fossero di tasca loro, invece che dalle casse pubbliche o dalle offerte dei cittadini e organizzazioni varie che sopperiscono ai tagli dello Stato.

Ricordiamo che, diversi decenni fa, politici molto più schivi e meno inclini all’applauso, avevano progettato e realizzato le casse di espansione che, per anni, hanno evitato o ridotto le esondazioni; casse di espansione che, ormai, non risultano più sufficienti. 

“se si vuole veramente la ripresa economica, se si vogliono determinare nuove possibilità di occupazione, se si vuole avere garanzia per l’aumento della produttività e quindi del reddito nazionale e il benessere delle popolazioni, le scelte da farsi in primo luogo sono quelle della difesa da così vaste ondate di piena dei fiumi e non la televisione a colori o le autostrade”

Domenico Pietri, Sindaco di Campogalliano, in occasione delle alluvioni del 1972 e 1973