Il problema non è solo il duello tra il presidente del Consiglio Enrico Letta e il segretario del Pd Matteo Renzi che ha reso obbligatorio un confronto tra i due. La questione della legge elettorale diventa sempre di più la questione della sopravvivenza del governo. Si arrabbiano i mini-alleati del Pd (Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e i Popolari per l’Italia di Mario Mauro) che per la prima volta si uniscono contro la fretta (e la pace separata con Forza Italia) di Renzi. E soprattutto si arrabbia – di nuovo – la minoranza del Pd, dopo che la direzione ieri aveva dato il via libera alla linea del segretario. “Il sistema spagnolo non lo votiamo” dice Alfredo D’Attorre, bersaniano. E il sistema spagnolo è la piattaforma d’accordo – già notevolmente avanzata – su cui lavorano Denis Verdini e Roberto D’Alimonte, i due delegati di Berlusconi e Renzi. 

Rissa nel Pd, è tutti contro tutti. D’Attorre: “
D’altra parte la minoranza del Pd uscita dalle urne delle primarie in realtà è la maggioranza che è stata portata in Parlamento dalla segreteria di Bersani alle elezioni politiche di febbraio.
“Se domani si chiude il patto Berlusconi-Renzi che esclude tutti gli altri, la maggioranza finisce domani – dice Alfredo D’Attore, portabandiera della battaglia anti-Renzi – Per fare un accordo con Verdini, non possiamo resuscitare in un solo colpo il Porcellum e Berlusconi”. E ricorda che i “partner della maggioranza sono tutti disponibili a un accordo sul doppio turno di coalizione”. Infine, conclude, è “incomprensibile che abbiamo fatto un tam tam per portare la legge elettorale dal Senato alla Camera dicendo che saremmo partiti dalla proposta Pd e facciamo il contrario, andando sul modello di Berlusconi e Verdini. Giachetti dovrebbe chiedere scusa alla Finocchiaro. Pensi alla sua coerenza e trovi il coraggio di dire a Renzi che le liste bloccate non vanno bene”. Il risultato è una rissa da saloon

“Dobbiamo assolutamente partire dalla maggioranza di governo, con l’obiettivo di allargare a tutti – rafforza il concetto il presidente del partito Gianni Cuperlo – Dobbiamo partire dalla maggioranza se vogliamo far arrivare la nave in un porto sicuro, anche perché il doppio turno è la soluzione che garantisce certezza di governabilità senza penalizzare forze minori e rappresentatività”. Ma il segretario ostenta sicurezza. Il Pd balla gli fanno notare su twitter. E Renzi risponde: “Dici? A me non sembra. Abbiamo votato ieri, votiamo lunedì. E soprattutto abbiamo votato l’8 dicembre”. A D’Attorre replica Ernesto Carbone, renziano: “Sostiene che cade la maggioranza se si fa l’accordo con Berlusconi. Alfredo scommettiamo che invece non sarà così? Capiamo che si preferisca la palude, ma un minimo di senso di realtà suggerirebbe di trovare altri argomenti per cercare di non cambiare la legge elettorale. Qui è in gioco la credibilità della politica e in questo momento le mezze minacce di D’Attorre servono a poco”. Rincara il responsabile Welfare della segreteria Davide Faraone: “Ero abituato al ‘compagno’ che vive solo in funzione di Berlusconi. Mi mancava il berlusconiano che dice ‘mai con Berlusconì”. Nico Stumpo – ex braccio destro di Bersani – insiste e avverte: “La riforma elettorale e le riforme istituzionali devono essere sempre largamente condivise per questo devono essere frutto di un accordo tra la maggioranza e le opposizioni e non di un accordo tra il Pd e Forza Italia di Berlusconi”. Francesco Nicodemo, che nella segreteria democratica è responsabile Comunicazione provoca: “Se la minoranza vuole mettere i bastoni tra le ruote della legge elettorale, lo dica chiaramente. Lo raccontino ai nostri elettori e militanti”. La collega per le Riforme Maria Elena Boschi tiene la barra dritta: “Abbiamo promesso che avremmo fatto una legge elettorale seria. Non ci fermeranno”. Tra bersaniani e renziani spunta anche qualche lettiano: “Quella di Matteo Renzi – spiega il senatore Francesco Russo – – sulla legge elettorale è solo tattica, perché una eventuale intesa con Forza Italia e Berlusconi escludendo l’Ncd è sì “una bomba sotto la sedia del governo” ma non ha i numeri per essere approvata in Parlamento, in particolare al Senato. Ma come in ogni film con Bud Spencer e Terence Hill c’è spazio anche a qualche sorriso: “Prima il rimpasto, ora il vertice di maggioranza. Mi aspetto da un momento all’altro una dichiarazione di Arnaldo Forlani” twitta il renziano Andrea Marcucci.

Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Popolari: “Vertice o sarà crisi”
Gli alleati dei democratici chiedono la convocazione immediata di un vertice di maggioranza per evitare che il sottile equilibrio su cui si regge il governo, anche per le tensioni interne al
Pd, provochi una crisi al buio. Ieri già era stata pubblicata una nota congiunta di Ncd e Scelta Civica, oggi per la prima volta la questione si estende agli ex montiani fuoriusciti che hanno seguito il ministro della Difesa nell’operazione di avvicinamento all’Udc. Tutto questo mentre Renzi si prepara al confronto con Silvio Berlusconi (fissato per domani 18 gennaio nel tardo pomeriggio) e soprattutto sta per cominciare il dibattito in Parlamento: prenderà il via lunedì 20 gennaio alle 14.30 la discussione generale in commissione Affari Costituzionali alla Camera. In calendario il dibattito dalle 14.30 alle 23.30 di lunedì e dalle 9 alle 12.30 di martedì. Lavori al via, dunque, prima della Direzione, in programma lunedì alle 16, in cui il Pd farà la sua scelta. “Ma noi non faremo interventi prima di allora”, spiega il capogruppo Pd in commissione, Emanuele Fiano.

Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Popolari per l’Italia che insieme ai democratici formano la maggioranza che sostiene l’esecutivo di Letta ritengono “urgente – scrivono i capigruppo – un incontro di maggioranza per evitare che il sottile equilibrio su cui si regge il Governo, anche per le tensioni interne al Pd stesso, provochi una crisi di Governo al buio”. “Un passaggio così delicato come la riforma elettorale e la comune volontà di superare il bicameralismo paritario, che rallenta in maniera ormai inaccettabile l’efficacia dell’azione legislativa e di Governo – aggiungono Enrico Costa, Maurizio Sacconi, Andrea Romano, Gianluca Susta, Lorenzo Dellai e Lucio Romano – richiedono un’ampia intesa tra le forze di maggioranza il cui rapporto non può essere ritenuto essenziale solo per le difficili, quotidiane, a volte impopolari attività di governo. Il doveroso confronto in Parlamento con tutte le forze politiche sulla riforma della legge elettorale e della Costituzione non può infatti far venir meno la necessità di un preliminare accordo delle forze di maggioranza che si sono costituite proprio per guidare il Paese in una fase difficile di transizione attraverso le riforme necessarie”. I gruppi parlamentari ribadiscono “la loro disponibilità, in tempi rapidissimi, a condividere con il Pd e successivamente discutere con le opposizioni un pacchetto di riforme che prevedano il superamento del bicameralismo paritario, una legge elettorale che garantisca rappresentanza delle culture politiche, governabilità e stabilità degli esecutivi, anche attraverso un modello di doppio turno e una significativa riduzione del numero dei parlamentari“.

“Tre aree politiche della maggioranza su quattro – commenta Dellai – richiamano il Pd al rispetto di un metodo di condivisione nella comune volontà di procedere nella riforma e avvertono che, se dovesse prevalere la scelta della forzatura nel metodo e nel merito, il Pd si assumerebbe la responsabilità di una crisi drammatica nel governo del Paese, proprio mentre tutto dovrebbe indurre a valorizzare gli sforzi fatti e a concentrarsi sul lavoro e sulla ripresa economica, attraverso un cambio di passo – ora possibile – del governo Letta”. 

Cicchitto: “Con una maggioranza alternativa a quella di governo, Renzi provoca una crisi”
Molto più chiaro Fabrizio Cicchitto (Ncd): “Adesso Renzi ci deve dire qual è la sua posizione vera sia sul governo sia sulla maggioranza – dice – Infatti, per ciò che riguarda la riforma elettorale, Renzi deve sapere che comporre su di essa una maggioranza di segno opposto a quella del governo, provoca inevitabilmente la crisi”. Nuovo Centrodestra sostiene infatti l’opzione del doppio turno nel formato del “sindaco d’Italia”. Cicchitto spiega anche perché: “Con 3 grandi schieramenti in campo,solo il doppio turno garantisce la governabilità,cosa impedisce che ci sia su questo una intesa di maggioranza richiesta anche dalle varie formazioni derivanti da Scelta Civica e quindi un confronto con le forze di opposizione, da Forza Italia, alla Lega, a Fratelli d’Italia, al M5S. Se si rovescia questa procedura che ha un fondamentale valore politico, si vuole far saltare tutto. Ma questa non è una posizione responsabile e troverebbe in Parlamento delle enormi difficoltà”. Il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello la fa facile: “Per noi Renzi può incontrare chi vuole, fa bene a incontrare le opposizioni ma se fa un accordo con le opposizioni e esclude la maggioranza allora fa il governo con quelle forze, ma penso che prevarrà il buon senso. Ma da Renzi c’è stata una apertura e questo fa ben sperare sul suo buonsenso”.