“È accertata” la “sussistenza di ripetuti contatti” fra l’ex governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, e “vari esponenti” di Cosa Nostra, il che “spiega” quale sia stato “l’atteggiamento psichico” dello stesso Cuffaro nel rivelare al boss di Brancaccio, Guttadauro, “con il quale aveva stipulato un accordo politico mafioso”, la notizia che c’erano indagini sul capomandamento.

I giudici della Cassazione spiegano così la condanna a sette anni di carcere per Salvatore “vasa vasa” accusato di favoreggiamento aggravato. Sentenza diventata definitiva il 22 gennaio 2011. Tre anni dopo, Cuffaro vede concreta la possibilità di ottenere la liberazione anticipata. Possibilità servita su un piatto d’argento dal cosiddetto decreto svuota-carceri voluto dal Guardasigilli Annamaria Cancellieri, approvato dal governo prima di Natale e che da qualche settimana sta facendo sentire i suoi effetti concreti. Nel dicembre scorso il tribunale di Sorveglianza aveva respinto la richiesta di affidamento ai servizi sociali fatta dai legali di Cuffaro. Ora, però, l’ex governatore punta sulla possibilità di accedere allo sconto speciale di 75 giorni (invece di 45) ogni 6 mesi, retroattivo fino al 2010. Fatti un po’ di calcoli e data per acquisita la buona partecipazione alla vita del carcere, per Cuffaro il ritorno in libertà appare realmente dietro l’angolo e dopo aver scontato solamente metà della pena.

Insomma, il nuovo decreto se da un lato promette di svuotare le galere con un occhio rivolto soprattutto ai reati minori (spaccio e furti), dall’altro rischia di innescare antipatici cortocircuiti con drammatici sconti agli uomini della mafia in carcere non solo per 416 bis, ma anche per reati satellite come il traffico internazionale di droga. Su questa linea, lo sconto di pena e la conseguente libertà anticipata potrebbe riguardare concretamente un noto boss della ‘ndrangheta che fino ai primi anni Novanta ha comandato in Lombardia. Il suo fine pena è fissato nel 2017 e dunque a oggi ha un residuo inferiore ai 4 anni, esattamente il tetto previsto dal decreto.

Chi due giorni fa è già tornato in libertà è il 34enne Nicola Ribisi, arrestato nel 2011 con l’accusa di aver riorganizzato la famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro falcidiata dalle faide degli anni Novanta. L’indagine era nata seguendo le indicazioni di alcuni pizzini trovati nel covo di Bernardo Provenzano. Non solo: gli investigatori hanno dimostrato come lo stesso Ribisi, anche dopo l’arresto, continuasse a tirare le fila degli affari da dietro le sbarre del carcere. Ribisi, condannato assieme allo zio Ignazio, doveva scontare una condanna a 5 anni e 4 mesi. Ma grazie al nuovo decreto, il tribunale di Sorveglianza, accogliendo il ricorso dei legali, ha concesso al presunto boss il nuovo sconto di pena di cinque mesi per ogni anno di carcere.

La stessa sorte del giovane Ribisi è toccata all’anziano boss agrigentino Carmelo Vellini, scarcerato proprio alla vigilia di Natale. Arrestato nel 2008 con l’accusa di essere il capomafia di Naro e soprattutto di aver favorito la latitanza di Giuseppe Falsone detto Ling ling, boss di Campobello di Licata, fermato a Marsiglia nel 2010 ed estradato in Italia l’anno successivo. Spiega il legale di Vellini: “È stato tra i primi ad avere beneficiato del nuovo decreto legge svuota carceri, che prevede la concessione, per ogni semestre di carcerazione espiato, di un periodo di liberazione anticipata pari a 75 giorni anziché 45 giorni come previsto in precedenza”. Sul caso, Andrea Colletti del Movimento Cinque stelle ha annunciato che presenterà un’interrogazione al Guardasigilli perché riferisca in aula su quanti condannati per mafia abbiano ottenuto la liberazione anticipata e quanti la otterranno.

Dei nuovi benefici ha usufruito pure Gilberto Caldarozzi, ex capo dello Sco condannato in via definitiva per le violenze alla scuola Diaz, durante il G8 di Genova nel 2001. Dovendo scontare un cumulo di 8 mesi, ha ottenuto i domiciliari.

Da Il Fatto Quotidiano del 15 gennaio 2014