Il 2014 è iniziato a Napoli malissimo per i centinaia di bambini accolti nelle sue case famiglia. Eppure gli operatori, appartenenti ad una variegata galassia di strutture di ispirazione laica e cattolica è da tempo che interpellano invano l’amministrazione.

Scrive un loro coraggioso e storico rappresentante: “I nostri ragazzi non sono solo i numeri di un fascicolo del Tribunale dei minorenni e nemmeno le puntate iniziali di una relazione di un’assistente sociale; non sono solo le cifre di una retta giornaliera che non si riesce a pagare; non sono solo i freddi dati di una statistica sui minori fuori famiglia. Sono persone in carne ed ossa; sono storie personali di maltrattamento ed abbandono, di violenza subita, di grande dolore e sofferenza ma anche di grandissima dignità!” (Fedele Salvatore)

Quando nella città con il più alto tasso di evasione scolastica d’Italia (dati Censis 2013) e che il centro studi di confindustria descrive come la regione con la più bassa qualità di vita nel Paese, capita di dover riportare notizie come quella della chiusura delle case famiglia ammetto che il senso di sconforto è grande.

Singolare in tale contesto la volontà di rimozione che sembra esistere da parte degli amministratori. Troppo spesso sentiamo ripetere il racconto di una città che reagisce, si diverte, sciama nelle strade e nello stadio ridotto ad unica religione.

Quando, insieme, diversi soggetti a partire dal comitato ‘Il welfare non è un lusso’, alla lega coop sociali, federazione Sam, istituti salesiani ed altri interrogano il Sindaco de Magistris chiedendo che “la città sappia” quello che accadrà ai suoi figli più bisognosi la risposta DEVE venire.

Intanto i soldi in città sono arrivati dal decreto 35 (il cosiddetto salva imprese) e dal 174 (il salva Comuni) ma , nonostante gli impegni pubblici dell’assessore alle Politiche sociali e le promesse ripetute ad ogni tavolo tecnico, il risultato è che da oltre 36 (trentasei !!!) mesi questi servizi sono in credito e stanno progressivamente chiudendo.

Nel documento indirizzato al Sindaco si legge: “Noi non abbiamo politici forti alla spalle, non mettiamo a ferro e fuoco la città. Noi siamo politicamente deboli come deboli e fragili sono i bambini deprivati, abusati e maltrattati che accogliamo, noi siamo proprio quegli “ultimi” dai quali lei annunciava di voler ripartire durante la sua campagna elettorale”.

Si sa, un comizio è un discorso e le buone prassi amministrative, ma prima ancora le opzioni di fondo, sono un’altra.

Peccato che la politica della giunta de Magistris non sembra riuscire a farle coincidere.