Erano in carcere da agosto 2012 e oggi sono state rilasciate, in seguito all’amnistia approvata dalla Duma russa: si tratta di Maria Alyokhina e Nadia Tolokonnikova, due delle Pussy Riot. Entrambe scontavano due anni di prigione per una preghiera blasfema anti-Putin nella cattedrale di Mosca, e dopo il rilascio hanno definito l’amnistia “un gesto plateale” e una messinscena del Cremlino in vista dei Giochi olimpici invernali di Sochi, destinata a placare le dure critiche sulle violazioni dei diritti umani in Russia.

“Se fosse possibile rifiutare l’amnistia, l’avrei fatto personalmente” ha detto Aliokhina in un’intervista alla tv russa d’opposizione Dozhd all’uscita dal carcere, “perché non credo sia un atto umanitario, ma una trovata pubblicitaria”. E ha aggiunto: “Dedicherò la mia vita alla difesa dei diritti umani”. Ora le due attiviste creeranno un gruppo per impegnarsi nella difesa dei diritti umani in Russia. Lo ha annunciato Tolokonnikova subito dopo il rilascio dalla colonia detentiva di Krasnoyarsk, in Siberia, ai giornalisti che la attendevano.