L’11 dicembre il governo Letta dovrà testare la fiducia alle Camere. La data viene confermata dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, al termine dell’incontro che si è tenuto al Quirinale tra il premier Enrico Letta e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Un dibattito che avverrà, quindi, dopo le primarie del Partito democratico che si terranno l’8 dicembre e che potrebbero rimettere in gioco la stabilità dell’esecutivo. “Se vinco”, ha infatti dichiarato a Piazza Pulita il candidato alla segreteria Pd Matteo Renzi, “partecipo alla riunione dei gruppi parlamentari per decidere quale atteggiamento tenere quando Letta si presenterà alle Camere. Non decide il segretario lo decidono quelli che vanno alle primarie”. E si è rivolto al Presidente del Consiglio con alcune riflessioni: “Ora o mai più: il Partito democratico ha la maggioranza per fare le cose. Se Grillo e Berlusconi vedono un governo che tentenna ci portano via di peso. Io voglio che il Pd faccia le cose sul serio”. E ha concluso: “”E’ di sinistra chi abbassa le tasse non chi le alza, magari foraggiando le spese della politica”. 

Non è bastata dunque la fiducia che l’esecutivo ha raccolto la scorsa settimana sulla legge di Stabilità, Napolitano ha sollecitato il nuovo passaggio dopo l’uscita dalla maggioranza di Forza Italia, un voto – precisa il Quirinale – “che consenta di prospettare indirizzi e contenuti dell’attività di governo, segnando la discontinuità intervenuta tra precedente e nuova maggioranza” e “tale passaggio – continua la nota – non può che assumere i caratteri di dibattito sulla fiducia“.

Il capo dello Stato “ha invitato il presidente del Consiglio a concordare con i presidenti delle Camere tempi e modalità del dibattito, che potrà svolgersi già durante la prossima settimana, pur essendo tuttora in corso la sessione di bilancio”. Forza Italia vede già nel nuovo appuntamento parlamentare la fine del governo Letta“Con questo passaggio alle Camere finirà in modo definitivo il governo delle larghe intese, e con esso questa fase della legislatura”, dicono i capigruppo di Forza Italia di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani. “Il voto di fiducia che Letta dovrà chiedere al Parlamento – aggiungono – va interpretato non solo come un segno chiaro di discontinuità, che abbiamo da subito chiesto, ma anche come una crisi di fatto. Una presa d’atto ufficiale della fine del governo delle larghe intese”.

Niente dimissioni, né rimpasto se non per sostituire i sottosegretari di Forza Italia. Quanto al “patto” per il 2014 sarà messo a punto, ridefinendo con qualche piccola integrazione (ad esempio sulla giustizia) il programma su cui il governo ha preso la prima fiducia in aprile, al termine di un giro di consultazioni “informali” con i partiti che sostengono l’esecutivo e che si concluderà dopo l’elezioni del prossimo segretario del Pd. E’ questa, secondo fonti di governo, la road map concordata “in piena sintonia” da Letta e Napolitano. Il programma per l’anno nuovo, nell’intenzione del presidente del Consiglio, si concentrerà su tre aspetti: riforme (istituzionali, della politica e della legge elettorale); economia, con grande attenzione su lavoro, spending review e privatizzazioni; ed infine sull’Europa, con la conferma dell’impronta europeista e la messa a punto della gestione del semestre di presidenza dell’Ue. Non sembra cambiare neanche la posizione sul fronte dell’orizzonte temporale dell’Esecutivo: “L’orizzonte resta di 12-18 mesi, al termine del quale il governo sarà valutato per i risultati raggiunti”, spiega la fonte.