Una visita sospesa tra sacro e ‘profano’, tra incontri istituzionali e rimpatriate con vecchi amici. L’arrivo del presidente Vladimir Putin a Roma si è rivelato, secondo le attese, ricchissimo di spunti. Prima l’udienza da Papa Francesco, con la crisi siriana al centro del colloquio, poi l’incontro con il presidente Giorgio Napolitano. In mezzo, l’appuntamento con una vecchia conoscenza come Romano Prodi e a, chiudere la sua permanenza romana, il rendez-vous serale con l’amico di sempre, Silvio Berlusconi, forse nel momento più difficile per il Cavaliere.

Ma la visita di Putin nella Capitale – alla vigilia del vertice intergovernativo italo-russo di domani a Trieste – non è passata inosservata solo per i suoi contenuti. Ad accompagnare Putin per le strade di Roma, oltre ad uno stuolo di bodyguard e di servizi di sicurezza di rado visti in passato, ci hanno pensato anche alcune decine di manifestanti che, sia davanti al Quirinale, sia all’ingresso dell’albergo che ospita il leader, hanno chiesto a gran voce la liberazione delle Pussy Riot rivendicando i diritti delle donne proprio nella Giornata mondiale contro il femminicidio. Al Quirinale le manifestanti sono state presto allontanate, ma subito dopo si sono recate al Grand Hotel St. Regis intonando cori anti-Putin come “in Siberia vacci tu” o “Pussy Riot libere”.

“Volodia”, tuttavia, aveva già lasciato l’albergo per recarsi al Colle con un ritardo che in realtà ha segnato l’intera giornata, sin dall’arrivo a Ciampino. La prima tappa è stata in Vaticano per vedere il Pontefice, parlare soprattutto di Siria e presentarsi nella sua nuova veste internazionale di “leader anti-conflitti”. Al centro dell’incontro con Francesco – durato 35 minuti – c’è stata infatti la volontà del perseguimento della pace in Siria, con un accento “sull’urgenza di far cessare le violenze” e di “favorire iniziative concrete per una soluzione pacifica del conflitto”, ha riferito una nota della Santa Sede ricordando come sia stata anche affrontata la situazione dei cristiani nelle zone di conflitto del pianeta.

Dopo l’udienza in Vaticano, Putin si è concesso un incontro di almeno 40 minuti con Prodi, amico di lungo corso fin da quando il Professore era alla guida dell’esecutivo, per poi recarsi al Quirinale per incontrare Napolitano. E, nonostante le ore contate, Putin non ha voluto rinunciare a concludere la sua permanenza romana con una cena a Palazzo Grazioli dall’amico Silvio. Con Putin ci “sarà un menu strettamente patriottico”, ha spiegato il Cavaliere, smentendo le voci circolate nei giorni scorsi su alcuni quotidiani su una presunta “consegna”, da parte di Putin, del passaporto diplomatico russo per restituire all’ex premier piena libertà di movimento. “E’ un’ipotesi che non ho mai considerato. Desidero che la mia innocenza venga fuori a tutto tondo, io sono italiano al cento per cento e non prevedo scappatoie straniere”, ha tagliato corto il leader di FI che stasera, almeno, trova il conforto di un amico fidato a meno di 48 ore dal voto del Senato sulla decadenza.

Ma, anche senza il “regalo” del passaporto al Cavaliere, l’arrivo di Putin ad alcuni non è piaciuto. I deputati del M5S hanno chiesto al governo di riferire “sugli oscuri affari dello zar russo” con l’Italia. Mentre in serata una delegazione radicale protesta davanti Palazzo Grazioli contro un incontro che si presenta un po’ come amarcord dei tempi in cui entrambi i leader guidavano i propri Paesi. Oggi, invece, il Cavaliere è costretto a restare entro i confini italiani mentre Putin è giunto a Roma con una delegazione imperiale: 11 ministri e 50 auto arrivate direttamente dalla Russia con tanto di autisti e un servizio di sicurezza che ha totalmente nascosto il volto del leader da sguardi sgraditi.