E’ il filo del dialogo quello che Nichi Vendola cercava con Girolamo Archinà. Almeno è quanto spiega il governatore della Puglia davanti al Consiglio regionale. Il leader di Sel si è presentato in Aula, riunita in seduta straordinaria, per giustificare la telefonata, pubblicata da ilfattoquotidiano.it, in cui parlava con l’ex  responsabile delle relazioni istituzionali dell‘Ilva: nell’intercettazione, Vendola rideva del giornalista che aveva fatto una domanda sui tumori causati dal colosso siderurgico. “Archinà – si giustifica Vendola – per me era indispensabile in quel momento dovendo tranquillizzare la proprietà“. Ma il Pdl non ritiene sufficienti le spiegazioni del governatore e ne chiede le dimissioni: “Presidente Vendola, potrà preservare la nitidezza della sua storia solo se sarà capace di ascoltare la sua coscienza che le chiede di drizzare la schiena, di tenere alta la fronte e di dimettersi”, attacca il capogruppo consiliare Ignazio Zullo. Difende il governatore, invece, il Pd, per bocca di Pino Romano: “Dalla ricostruzione puntuale e rigorosa, comprendo meglio l’amarezza dei giorni che sta vivendo. Comprendo meglio l’uomo che della politica ha fatto una scelta di vita”. Alla relazione del presidente assiste Luigi Abbate, il giornalista di Blustar Tv deriso nella telefonata dallo stesso Vendola e al quale il governatore nei giorni scorsi ha chiesto pubblicamente scusa.

Iniziando la sua relazione nel consiglio regionale straordinario sulla vicenda Ilva, il presidente della Regione ha ringraziato la sua maggioranza e anche l’opposizione “per l’occasione che mi viene offerta di difendere non solo una biografia individuale ma anche una storia collettiva, che è politica, è scientifica, è culturale, è civile. Di difenderla da una calunnia insopportabile – ha detto – che si esercita con lo stile del processo mediatico, la barbarie travestita da giustizia fai da te, il soffio maligno sulla piazza. Di difenderla più che con ragionamenti sofisticati su quanto sia paradossale discutere di Ilva a parti rovesciate, difenderla con il racconto delle cose, atti, fatti, leggi, investimenti”.

Quindi Vendola rivendica l’operato della sua presidenza nella tutela ambientale del territorio pugliese, soffermandosi su una serie di atti amministrativi e normativi, corrispondenza istituzionale, rassegna giornalistica degli anni dei suoi due mandati, a partire dal 2005, “che può essere utile – ha evidenziato – come riscontro della mia ricostruzione di vicende che hanno rappresentato una svolta nelle politiche ambientali in Italia”. Nel 2005 “il sito è già da 15 anni ricompreso in area a elevato rischio di crisi ambientale, ma non vi sono sostanziali iniziative in atto”, ha sottolineato Vendola. “Volevamo vincere sul fronte ambientale senza perdere sul fronte occupazionale”.

Dopo queste premesse, il leader di Sel arriva al punto della telefonata con Girolamo Archinà. “Perché avrei dovuto svendere la più bella battaglia della mia vita? Archinà per me era indispensabile in quel momento dovendo tranquillizzare la proprietà e portarla ad una riunione con la Regione. Nel corso degli anni con lui affrontiamo molte partite delicate, che sono gli oggetti permanenti del negoziato sempre aperto con il siderurgico: la sicurezza dei lavoratori, il posto di lavoro, le rappresaglie contro i lavoratori sindacalizzati, la salute della fabbrica e fuori, la qualità ambientale”. Insomma, secondo il governatore, la confidenza con il pr dell’Ilva non era connivenza, ma tattica: dialogare con la proprietà per avere più spazio di manovra. “Gerolamo Archinà aveva il volto della colomba che poteva spingere Riva alla mediazione”, spiega.

“Se si ripercorre la rassegna stampa di quel 2010 – continua Vendola – vedrete l’Ilva sempre in atteggiamento litigioso con la Regione, impugnando tutti i nostri provvedimenti”. Il leader diSel, infatti, ricorda di essere stato apostrofato come “boia” dai vertici dell’azienda. “Da qui il bisogno di ritrovare il filo del dialogo. Ecco la mia cordialità con Archinà, una risata su un video di 7 mesi prima fattomi vedere da amici, anche le parole inappropriate che posso rivolgere ad un giornalista, sono solo un modo per riannodare il filo del dialogo. In verità l’oggetto della mia ilarità è proprio lui, per il buffo atteggiamento da servitore zelante, per quello scatto felino“. E ancora: “E’ tutta qua la cordialità con l’uomo di cui parla tutta Taranto, che cosparge la città di compensi, di contratti pubblicitari, di finanziamenti, di promesse occupazionali. Io – conclude il governatore pugliese – non sono in quell’agenda di gratificazioni, non sono in quel libro paga“.