Dici “populista” e in Francia viene in mente Le Pen, in Inghilterra Farage, e in Italia Grillo. Ma cosa vuol dire essere populista in Europa e cosa essere anti populista? Al di là dei giochi di parole, della semantica e della filosofia spicciola, quando in Europa si dice “populista” a qualcuno si intende dire che questo qualcuno “utilizza frasi fatte e luoghi comuni che generalizzano in modo impreciso una circostanza, una persona o un fatto per accaparrarsi il consenso delle masse magari per scopi elettorali”. Punto. Poi si possono usare altre etichette per esprimere questo concetto, ma il succo non cambia. Negli ultimi mesi questa parola viene pronunciata sempre più spesso, specie in politica, in Italia come nel resto d’Europa. Il che può voler dire due cose: o i “populisti” sono in aumento oppure sono in aumento quelli che usano questo epiteto per chiudere la bocca a qualcuno, oppure entrambe le possibilità.

Diciamoci la verità, i populisti – o comunque li si voglia chiamare – esistono eccome. Sono politici che in modo cinico e astuto le sparano grosse per parlare alla pancia delle persone, tecnica efficace soprattutto in tempo di crisi e ristrettezze economiche. Ma un’altra verità va detta: esistono anche gli “anti-populisti” per partito preso, ovvero chi da del “populista” a qualcuno solo per non entrare nel merito delle cose che questo qualcuno dice, un modo politicamente corretto di dirgli “stai zitto”.

In Europa queste figure ci sono entrambe. La francese Marine Le Pen e l’inglese Nigel Farage battono da anni la gran cassa dei peggiori luoghi comuni del continente per denunciare quello che loro giudicano sbagliato in Europa e incrementare il proprio consenso elettorale – entrambi con successo a giudicare i sondaggi sul Front National e l’Uk Independence Party. Dall’altra parte, gli europeisti più convinti li tacciano spesso di “populismo” senza entrare nel merito delle loro accuse, spesso faziose ma ben concrete. Il fatto è che dietro ogni affermazione populista c’è un po’ di verità. Quando Farage dice che l’attuale struttura dell’Ue non è totalmente democratica purtroppo non ha tutti i torti. Anche la Le Pen ha parzialmente ragione nel criticare l’attuale politica immigratoria dei Paesi europei. Che poi queste affermazione vengano fatte in modo grezzo, brutale e per uno squallido tornaconto personale è un altro paio di maniche. Il fatto è che accusare questi personaggi di “populismo” da solo non basta.

Per smontare le loro accuse – faziose ma con un pizzico di verità alla base – bisogna rispondere in modo costruttivo. Farage dice che l’Ue non è democratica? Allora gli si dovrebbe far presente che la soluzione non è mandare tutto all’aria ma aumentare i poteri del Parlamento europeo e quelli dei parlamenti nazionali, spingere per l’elezione diretta del presidente della Commissione europea e fare in modo che ogni azione economica e monetaria sia vincolata a una maggiore integrazione politica degli Stati membri (oltre a tanto altro). La Le Pen ce l’ha con gli immigrati? Allora le andrebbe risposto che la soluzione all’immigrazione non sono i cannoni, ma una politica comune europea che si faccia carico della pressione oggi sopportata solo dai Paesi del Sud, l’introduzione di un permesso unico di soggiorno e una più stretta collaborazione pacifica con i Paesi di origine degli immigrati.

Veniamo in Italia. Dare del “populista” a Grillo non serve a niente. Prima di tutto perché l’accusa viene prontamente usata a suo favore e secondo perché, piaccia o meno, ma Grillo mette a volte il ditino dove fa male, ovvero sulla verità (sottolineo “a volte”). L’ideale è che gli venisse fatto presente che, sebbene molte delle sue critiche nei confronti dell’Ue siano comprensibili e per certi versi condivisibili, la soluzione non è la crociata europea, perché per fortuna non siamo i guerra. L’Europa va cambiata, è vero. Ma verso il futuro, non il passato. Aumentarne la democrazia, rispolverare i principi che ne hanno portato alla costituzione, mettere davanti a tutto gli interessi dei cittadini, tutto questo è possibile. Ma per farlo bisogna lavorare seriamente, con impegno e dedizione, riavvicinando l’Europa ai cittadini e i cittadini all’Europa, e per fare questo bisogna parlare loro anche alla testa e al cuore, non solo alla pancia. È vero, l’Europa va cambiata, ma la strada indicata dai vari Le Pen e Farage non porta a niente di buono. Grillo che direzione vuole prendere?

@AlessioPisano, www.alessiopisano.com