Sull’affidamento da parte del tribunale dei minori di Bologna a una coppia gay, stabile e affidabile, di una bambina di tre anni, affezionata ai due al punto da chiamarli zii, sono state sollevate polemiche prive di fondamento. Gli scontati appelli al “bene della bambina”, infatti, in questo caso appaiono totalmente fuori luogo, dal momento che la decisione del tribunale è stata presa proprio in quest’ottica.

Sarebbe molto più traumatico, infatti, per una bambina così piccola essere affidata a perfetti sconosciuti, invece che a persone che conosce e che ama. Il fatto che poi queste persone siano omosessuali non c’entra assolutamente nulla e, così come ha tenuto a precisare il giudice, non ha influito sulla decisione.

Ha influito al contrario l’affetto che i due affidatari hanno dimostrato nei confronti della bambina. Ha influito il fatto che prima che il giudice tutelare disponesse l’affido temporaneo per due anni, la bimba, figlia di due genitori stranieri, vicini di casa della coppia, già viveva con loro da febbraio, per quello che informalmente gli operatori dei servizi sociali definiscono un “periodo di prova”. Ha influito il fatto che chi conosce la situazione della convivenza la descrive come “molto felice e tranquilla”.

Quanti si sono sollevati gridando allo scandalo in nome del benessere della minore dovrebbero, quindi, al contrario essere felici di una scelta dettata dal normale buon senso. Quello che viene oggi messo sotto accusa non è, come molti credono, un egoistico desiderio di avere figli da parte di persone dello stesso sesso, ma solo un atto d’amore. Non stiamo, infatti, parlando di adozioni, ma di affido temporaneo che è quanto di più altruistico si possa fare, e quanti oggi insorgono forse non sanno che è prassi piuttosto diffusa, proprio per il bene dei bambini.

Le coppie eterosessuali, infatti, sono è vero spesso costrette a lunghissime attese per quanto riguarda le adozioni, ma difficilmente sono disponibili a un affido temporaneo, e quindi precario, per il timore di affezionarsi troppo a figli che non saranno mai loro. Il risultato è che le Case famiglia sono piene di minori con alle spalle situazioni disperate e genitori impossibilitati a prendersi cura di loro. Per questi bambini le priorità sono affetto e amore. Null’altro.

Questo non significa certo affermare che i genitori dello stesso sesso sono migliori o preferibili a quelli di sesso diverso, ma solo che quando si tratta di fare scelte di questo tipo si deveguardare alle capacità di amore e di cura degli affidatari e non al loro orientamento sessuale. Quello è un fatto privato che non dovrebbe interessare nessuno e che sicuramente non interessa i bambini.