Attenzione ai conti, non c’è da stare tranquilli. Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, lo ha scritto ai ministri dell’Economia e del Lavoro, Fabrizio Saccomanni e Enrico Giovannini, e poi lo ha ribadito alla commissione bicamerale sul controllo degli enti previdenziali. Le ragioni? L’accorpamento con Inpdap ed Enpals, ma anche la “forte contrazione dei contributi per il blocco del turn over del pubblico impiego” e al “continuo aumento delle uscite per prestazioni istituzionali” come ha spiegato lo stesso capo dell’istituto di previdenza in Parlamento. E quindi ha invitato “a fare un’attenta riflessione” sul bilancio dell’istituto che ormai è “un bilancio unico, essendo il disavanzo patrimoniale ed economico qualcosa che, visto dall’esterno, può dare segnale di non totale tranquillità”. Ma una secca smentita arriva dal ministro dell’Economia:  “Non c’è nessuna ulteriore necessità di intervento”.

 Il bilancio uscito nel settembre scorso era in rosso di quasi 10 miliardi di euro. Nel 2012 l’istituto di previdenza ha registrato un disavanzo economico di 12,216 miliardi di euro, con un incremento di 9,955 miliardi rispetto al 2011. Durante “La Gabbia”, il programma di La7 condotto da Gianluigi Paragone, Mastrapasqua aveva peraltro detto che l’Inps può sopportare solo tre anni di deficit e poi potrebbe materializzarsi il crac. Dunque serve valutare “nelle sedi competenti, – continua il presidente Inps – l’opportunità di eventuali interventi normativi, tesi a garantire l’efficiente ed efficace implementazione della più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico”. Il riferimento è alla situazione ante-2008, quando lo Stato trasferiva le risorse per coprire la gestione Inpdap, in modo strutturale. Il rischio, altrimenti, è un “aumento delle passività”. 

Sul bilancio ex-Inpdap, spiega Mastrapasqua parlando alla commissione bicamerale, grava “il continuo aumento delle uscite per prestazioni istituzionali, a fronte di trasferimenti statali che appaiono non completamente rispondenti ai fabbisogni, soprattutto nella quota attribuita come anticipazione, innescando crescenti rischi di sotto finanziamento dei disavanzi previdenziali e di progressivo aggravamento delle passività”. Sarebbe quindi “auspicabile” riflettere sulla possibilità di intervenire, per legge, in modo da tornare alla situazione precedente alla Finanziaria del 2008, quando in pratica, prosegue Mastrapasqua, l’Inpdap diventò “debitore dello Stato da creditore che era”, con la conseguente generazione “dello squilibrio”, che ora, dopo la fusione, ricade sull’Inps. Nel corso dell’audizione il presidente dell’Istituto ricorda inoltre che l’accorpamento deve “consentire la realizzazione di una riduzione dei costi complessivi di funzionamento non inferiore a 20 milioni di euro nel 2012, 50 milioni di euro per l’anno 2013 e 100 milioni di euro a decorrere dal 2014”. Sforbiciate a cui si devono aggiungere altri tagli “che prevedono complessivamente per l’Istituto – evidenzia Mastrapasqua – una diminuzione delle spese di funzionamento di 169 milioni di euro per l’anno 2012, 477 milioni di euro per l’anno 2013 ed oltre 530 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2014”.

Concentrandosi, in particolare, sulla fusione con Inpdap ed Enpals Mastrapasqua precisa che serve rivedere le norme che hanno regolato l’accorpamento: il deficit dell’ex ente pubblico sul bilancio Inps infatti si va facendo sempre più pesante. Occorre dunque abbandonare la pratica delle anticipazioni, “di trasferimenti statali non completamente rispondenti ai fabbisogni”, e ripristinare una copertura strutturale da parte dello Stato per il pagamento delle pensioni pubbliche. Senza questo intervento normativo si potrebbero “innescare rischi di sotto finanziamento dei disavanzi previdenziali e di progressivo aggravamento delle passività”. Quindi c’è la necessità di un intervento di governo e Parlamento. “Sarebbe auspicabile che fosse approfondita e valutata nelle sedi competenti l’opportunità di eventuali interventi normativi, tesi a garantire l’efficiente ed efficace implementazione della più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico”, dice ricordando come all’origine del deficit ex Inpdap via sia stata la soppressione, con la finanziaria 2008, della norma in vigore dal 1996 che prevedeva l’apporto dello Stato a favore della gestione ex Inpdap, per garantire il pagamento dei trattamenti pensionistici statali. A fronte di questo, infatti, l’Inpdap ha fatto ricorso all’avanzo di amministrazione per la coperture del relativo deficit finanziario e soprattutto, alle anticipazioni di bilancio.

“Non c’è alcuna necessità di un nuovo intervento”. Controbatte il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che si trova a Bruxelles per l’Eurogruppo, a proposito delle stime sul Pil diffuse dal’Istat. “I dati – ha aggiunto Saccomanni – si riferiscono ai primi tre trimestri, il dato dell’ultimo mese è migliore di quanto ci si potesse attendere e il quarto trimestre sarà positivo”. Per questo, “il dato annuo è in linea con le previsioni” del governo, “quindi non c’è nessuna necessità di correzioni”. E in serata Mastrapasqua corregge il tiro: ”C’è piena e totale sostenibilità dei conti della previdenza e dell’Inps. Nessun allarme e nessun allarmismo”. E in commissione bicamerale spiega: “mi sono limitato a ribadire” che “il disavanzo ereditato dall’ex Inpdap, non deve trasformarsi in un sintomo di incertezza”.

Ma l’appello di Mastrapasqua è già raccolto dal presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone: “Non possiamo sottovalutare le preoccupazioni” dice. “Ma la sostenibilità finanziaria dell’ente – continua – è strettamente legata al tema dell’equità soprattutto intergenerazionale. Accanto allo squilibrio nei conti, infatti, non possiamo dimenticare lo squilibrio tra le prestazioni attuali – molte, troppe, superano di decine di volte quelle minime – e tra le attuali e quelle future. Il Governo farà bene a tenere questo monito in giusta considerazione”. Il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, invece, attacca: “I dati sui dirigenti della pubblica amministrazione italiana che sono i più pagati dell’area Ocse sono vergognosi, un vero insulto alla povertà dilagante nel nostro Paese. Il governo deve tagliare subito gli stipendi e le pensioni d’oro – cumuli compresi – mettendo un tetto a 5000 euro al mese. Non si capisce perché in Italia il popolo deve fare i sacrifici e i manager devono guadagnare il doppio degli altri Paesi. Perché Mastrapasqua deve guadagnare più di Obama?”.

L’altra accusa è quella di una dichiarazione tardiva da parte del presidente dell’Inps. Ha dato l’allarme sui conti, dice il segretario della Uil Luigi Angeletti, “colpevolmente con due mesi di ritardo rispetto a noi, che abbiamo votato contro il bilancio”. “Il più grande evasore contributivo – aggiunge – è lo Stato che non ha pagato i contributi per i propri dipendenti per circa 8 miliardi. Adesso stanno cercando il modo di usare i soldi dei lavoratori privati per finanziare il buco dello Stato”. “Occorre fare subito una verifica con il governo e con i vertici dell’Inps per fugare ogni dubbio sui conti e sulla stabilità del nostro istituto di previdenza”, anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, interviene.  “Non serve alzare polveroni mediatici o allarmare i lavoratori. Noi avevamo detto con chiarezza che bisognava andarci con i piedi di piombo quando si è trattato di integrare Inps e Inpdap, senza farsi trascinare dal furore mediatico che sta rovinando il Paese. Prima si fa questa verifica con il Governo e con l’Inps meglio è per tutti”, conclude Bonanni.

Critiche a Mastrapasqua arrivano anche dalla Lega Nord critica Mastrapasqua: “Ha sollevato un problema che la Lega Nord ha fatto emergere da diverso tempo e in diverse occasioni – dichiara Massimiliano Fedriga, capogruppo in Commissione Lavoro  alla Camera – Con il combinato della riforma delle pensioni Fornero e l’accorpamento di Inpdap in Inps si vuole far pagare il buco di 9 miliardi dell’ex ente di previdenza dei dipendenti pubblici a lavoratori e imprese. Il buco è dovuto anche a contributi non pagati da parte di molti enti pubblici, specialmente quelli allocati nel sud del Paese. È una vergogna che si peschi dalle tasche dei lavoratori per coprire i buchi del pubblico. La Lega Nord aveva avvisato tutti per tempo, ma le forze politiche che appoggiavano il governo Monti, che poi sono la maggioranza attuale, hanno preferito difendere l’esecutivo piuttosto che difendere i lavoratori”.