Prestanome, soldi e botte. Sono le componenti dell’ultima grana giudiziaria di Sergio De Gregorio. “Una storia oscura” la definisce lui, contattato dal Fatto Quotidiano. A denunciarlo, Roberto Cristiano, negli anni passati giornalista de L’avanti di cui era ex direttore Valter Lavitola. Cristiano era anche amministratore di alcune società dell’ex senatore, come Italiani nel mondo radio e Tv Srl, o anche la Bvp. Tanto che lo stesso Cristiano è stato raggiunto nel 2012 da un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta sulla distrazione di fondi per l’editoria per un ammontare complessivo di circa 23 milioni di euro.

Dopo aver trascorso sei mesi in carcere Cristiano dice volersi lasciare quella storia alle spalle. Stando al suo racconto, quando espresse il desiderio di volere uscire dalle società l’ex senatore non avrebbe reagito bene e lo avrebbe aggredito. Cristiano lo racconta anche ai carabinieri a La Storta, il 31 ottobre scorso, quando sporge denuncia. “Eravamo appena arrivati a casa mia – è scritto nella querela – Io ero seduto sul sedile anteriore lato passeggero, con il finestrino aperto. Ad un certo punto arriva Sergio De Gregorio (..) dall’ingresso di casa si avvicina verso il lato passeggero dove io ero seduto, in modo spedito e determinato con l’intenzione di picchiarmi e aggredirmi, mi colpisce con un ombrello, colore azzurro, con la punta di legno sul volto e io tento di proteggermi con l’avambraccio destro. Successivamente mi colpisce a pugni sul volto e mi gira attorno al collo la cravatta che io portavo, di colore viola, come per strangolarmi. Mentre mi colpiva e mi tirava dalla cravatta, mi minacciava più volte con frasi tipo “Io t’accid” “Io t’accid”. Successivamente scendo dall’auto con la busta della spesa e il De Gregorio continua a minacciarmi di morte e aggredendomi fisicamente mi fa cadere la busta della spesa. (..) L’episodio ha una durata di circa cinque minuti. (..) Io ero agitatissimo e avevo bisogno di andare in ospedale, cercai disperatamente di essere aiutato, battendo anche sul finestrino dell’auto, senza ricevere nessun tipo di assistenza, dato che sono invalido.. e avevo bisogno di aiuto”.

Poco dopo Roberto Cristiano arriva al pronto soccorso dell’ospedale San Pietro, accompagnato dalla moglie dello stesso De Gregorio. Nella cartella clinica c’è scritto: “riferita contusione emivolto destro, cervicalgia post traumatica contusione mano destra, stato d’ansia da rif. aggressione”. La prognosi è di cinque giorni. Un episodio questo che Roberto Cristiano ha confermato al Fatto

“Ma lei era un prestanome?” gli chiediamo. La risposta è secca: “Assolutamente si”. “Ma le conveniva? Perché fare da prestanome?” “Non avevo nessun altra possibilità(..) poi Sergio ha usato la mia disabilità. Infatti le faccio vedere che mentre io stavo in ospedale – ricoverato per un aneurisma celebrale – venivo nominato amministratore. Il 6 gennaio 2006. (..) Io non ho mai guadagnato più di un milione e mezzo al mese.” “Di lire, giusto?” ” Di lire. Mai più di quello. E me li mandava a spiccioli”.

Questa la versione di Roberto Cristiano, che De Gregorio smentisce categoricamente. Secondo l’ex senatore ci sarebbero altre ragioni che hanno spinto Cristiano a sporgere denuncia contro di lui. Forse la mano di qualcuno, dice. Tanto che il 4 novembre scorso anche lui si è si recato dai carabinieri a denunciare il suo ex socio. Agli uomini dell’Arma De Gregorio racconta di aver ricevuto alle 10 di mattina dei messaggio di insulti da Cristiano: “Inizia così una serie di sms inviati al mio cellulare, che ho conservato nella memoria del telefonino: ‘uomo senza dignità.. pentito, ricattatore inutile, schifo di uomo, mi hai utilizzato’. Queste le offese che l’ex senatore avrebbe ricevuto. “Rientrato a via dell’isola Farnese – continua De Gregorio ai carabinieri –  vedevo rientrare il Cristiano in compagnia di Alessandro Cece. Cristiano mi apostrofava nuovamente con invettive e improperi, ribadendo le suo richieste economiche pressanti, tanto da provocare la mia reazione verbale ed uno sputo. Null’altro.

Alessandro Cece è testimone del fatto che non ho toccato il Cristiano con un dito, mentre mi ha riferito degli insulti gravissimi che egli ha rivolto ai miei danni durante tutto il tragitto da Equitalia alla Storta, tenendo comportamenti furiosi ed incomprensibili. Ho lasciato Cristiano alle 13.08 (..) In seguito lui telefonava a mia moglie, Palma Maria, raccontandole i fatti e sostenendo di essere stato picchiato dal sottoscritto e chiedendole di raggiungere via dell’isola Farnese mentre lui andava dai carabinieri a denunciarmi. Mia moglie accorreva, spinta esclusivamente da ragioni umanitarie e considerate le condizione di alterazione psichica del Cristiano, lo accompagnava all’ospedale San Pietro (…). Cristiano durante le ore successive ha continuato ad inviare messaggi a mia moglie, minacciando una querela e rivolgendole nuovamente la richiesta di quaranta mila euro a me indirizzata”.

La denuncia, dalla stazione romana di La Storta è stata inviata alla Procura di Roma che ancora non ha assegnato il relativo fascicolo. E a questo punto saranno i magistrati a decidere chi mente e chi ha ragione.