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Nuovo scontro sul prossimo bilancio Ue: rigoristi e contributori netti contro gli “Amici della coesione” guidati da Italia e Spagna

Il vero nodo negoziale riguarda la distribuzione delle risorse tra politiche tradizionali, come coesione e agricoltura, e nuove priorità: difesa, competitività e sicurezza economica
Nuovo scontro sul prossimo bilancio Ue: rigoristi e contributori netti contro gli “Amici della coesione” guidati da Italia e Spagna
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Sul futuro bilancio europeo si consolida l’asse tra Italia e Spagna, ma le tensioni emerse al Consiglio europeo confermano come le alleanze tra i Ventisette siano sempre più variabili a seconda dei dossier. Mentre Giorgia Meloni e Pedro Sanchez guidano insieme il fronte dei Paesi che difendono i fondi di coesione e la Politica agricola comune, i due leader si ritrovano infatti su posizioni opposte sul tema delle migrazioni.

La seconda giornata del vertice di Bruxelles è dedicata in larga parte al primo confronto politico sulla proposta della Commissione europea per il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, il bilancio settennale dell’Unione. Nel frattempo la presidenza cipriota ha proposto un quadro da circa 1.947 miliardi di euro contro i quasi 2.000 miliardi indicati dalla Commissione. Il vero nodo negoziale riguarda però la distribuzione delle risorse tra politiche tradizionali, come coesione e agricoltura, e nuove priorità quali difesa, competitività e sicurezza economica. Da una parte ci sono i cosiddetti contributori netti e il gruppo dei Paesi più rigoristi, che chiedono un bilancio più contenuto, respingono l’ipotesi di nuovo debito comune e puntano a spostare risorse verso le nuove priorità dell’Unione, dalla difesa alla competitività. Dall’altra gli “Amici della Coesione“, guidati da Italia e Spagna, chiedono che le nuove esigenze strategiche non vengano finanziate a scapito delle politiche tradizionali previste dai Trattati.

A marcare il fronte del rigore è stato il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il leader tedesco ha definito “chiaramente troppo elevata” la proposta di bilancio attualmente sul tavolo, sostenendo che “le cifre devono essere ridotte”. Merz ha inoltre ribadito la netta contrarietà della Germania a qualsiasi nuova forma di debito comune europeo. “Possiamo spendere solo quanto abbiamo effettivamente a disposizione”, ha affermato, sottolineando che Berlino continuerà a opporsi a nuovi prestiti dell’Unione. Pur riconoscendo che i Paesi contrari al debito comune non rappresentano una maggioranza, il cancelliere ha ricordato che sul bilancio pluriennale serve comunque l’unanimità dei Ventisette. Sulla stessa linea il premier olandese Rob Jetten. Per il capo del governo dell’Aia il futuro dell’Europa non può essere costruito con “il bilancio degli anni Novanta”. Secondo Jetten il prossimo quadro finanziario dovrà essere modellato attorno alle nuove esigenze di sicurezza e competitività, concentrando le risorse sulle priorità strategiche piuttosto che sulla conservazione degli attuali equilibri di spesa.

Sul fronte opposto, intanto, i Paesi amici della coesione hanno cercato di serrare i ranghi. Su iniziativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del presidente romeno Nicusor Dan si sono riuniti diciassette Stati membri: Bulgaria, Croazia, Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna e Ungheria, mentre Cipro, che aderisce al gruppo ma detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, non ha partecipato all’incontro. I leader hanno ribadito la posizione comune già emersa nei mesi scorsi: il prossimo bilancio europeo deve consentire all’Unione di affrontare le nuove sfide strategiche senza penalizzare la politica di coesione, la Politica agricola comune e la Politica comune della pesca. Secondo il gruppo, queste politiche rappresentano investimenti essenziali per il futuro dell’Europa e continuano a svolgere un ruolo centrale nel rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione, oltre che della sicurezza alimentare e della competitività.

Già nei giorni scorsi Meloni e Sanchez avevano concordato la necessità di una linea comune, condividendo la richiesta di finanziare le nuove priorità senza ridurre le risorse destinate alla coesione e all’agricoltura. Ma nel corso del Consiglio europeo si sarebbe verificato un confronto acceso proprio tra Meloni e Sanchez sul tema delle migrazioni dopo un intervento della premier danese Mette Frederiksen a sostegno del nuovo regolamento europeo sui rimpatri, recentemente approvato dal Parlamento europeo. Sanchez ne avrebbe contestato l’efficacia, mentre Meloni avrebbe criticato la scelta del governo spagnolo di procedere alla regolarizzazione di centinaia di migliaia di migranti irregolari, sostenendo che decisioni di questo tipo producono effetti anche sugli altri Paesi dell’Unione.

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