Tre giorni fa era stato ammazzato suo fratello Emanuele, stanotte è toccato a Pasquale Tatone, considerato l’attuale capo della famiglia di origine campana che ha fatto la storia della criminalità mafiosa a Quarto Oggiaro, quartiere “duro” della periferia di Milano. Pasquale Tatone è stato colpito da due, massimo tre pallettoni, probabilmente calibro 12, anche alla testa, mentre era al volante della sua Ford Fiesta, tra via Pascarella e via Trilussa. L’agguato è avvenuto nei pressi di una pizzeria, al momento chiusa. Secondo una prima ricostruzione, gli assassini si sono affiancati in auto e hanno fatto fuoco. Sul posto è arrivato anche il pm Alessandro Gobbis.

Già l’omicidio di Emanuele aveva fatto temere l’esplosione di una faida, non tanto per lo spessore criminale della vittima, limitato, quanto per il peso del cognome che portava. Ma questa volta il cadavere piegato sui sedili dell’auto è quello di un boss. Il controllo dello spaccio di droga è con ogni probabilità all’origine della doppia esecuzione (anzi tripla, dato che tre giorni fa era stato assassinato insieme a Emanuele anche il pregiudicato Paolo Simone), ma per gli investigatori non è semplice capire quale sia il gruppo avversario che ha ordinato ai killer di muoversi. Era dal 2009 che a Quarto Oggiaro non si sparava, e anche allora a morire fu un personaggio dal cognome di rispetto, Franco Crisafulli, fratello di Biagio, altro boss storico della zona, ramo Cosa nostra però.

La famiglia Tatone, originaria di Casaluce in provincia di Caserta, fino ai primi anni Novanta ha dominato lo spaccio nella zona, dal quartier generale di via Lopez 8, a pochi passi dal luogo dell’agguato di stasera. Nel 1992, nel pieno della prima stagione di grandi inchieste antimafia a Milano e dintorni, finirono in carcere non solo i cinque fratelli, ma anche la madre Rosa Tatone. Da lì il potere della famiglia inevitabilmente si appannò, e tra i palazzoni popolari di Quarto Oggiaro si fece strada il ragusano Biagio Crisafulli, detto “Dentino”, già luogotenente di Gerlando Alberti e in ottimi rapporti con la ‘ndrangheta “nordica” dei Sergi e dei Papalia, radicati a Buccinasco. Ma vent’anni dopo, quel nome continua a pesare e a esigere “rispetto. Dei fratelli Tatone un tempo regnanti nel quartiere, Nicola è in carcere, Mario è libero, Emanuele e Pasquale sono stati assassinati a tre giorni e poche centinaia di metri di distanza.

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