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Suore di clausura “ribelli” in fuga dal convento, c’è una svolta: “Abbiamo scelto di rimettere i voti, per noi è un finale felice”

Concesso l'indulto alle cinque religiose fuggite dal monastero cistercense nell'aprile 2025. L'ex badessa Aline Pereira Ghammachi: "Scelta di coerenza, è un finale felice". Il gruppo vive ora in una villa a San Vendemiano

di Redazione FqMagazine
Suore di clausura “ribelli” in fuga dal convento, c’è una svolta: “Abbiamo scelto di rimettere i voti, per noi è un finale felice”

Il caso delle suore di clausura fuggite dal convento cistercense di San Giacomo di Veglia giunge al suo epilogo. Con una nota diffusa il 19 giugno, il Vescovo di Vittorio Veneto, Riccardo Battocchio, ha ufficializzato la decisione ratificata dalle autorità vaticane, comunicando la dispensa definitiva per le cinque donne protagoniste della protesta dello scorso anno.

L’annuncio della Diocesi e le regole dell’indulto

“Il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, con lettera datata 20 maggio 2026, mi ha informato che il giorno 11 maggio 2026 è stato concesso a sr. Aline Pereira Ghammachi, sr. Mariapaola Dal Zotto, sr. Gabriella Manno, sr. Maria Stella Lotti, sr. Maria Melania Moretto l’indulto di uscita dal Monastero ‘Santi Gervasio e Protasio'”, si legge nel comunicato firmato dal Vescovo Battocchio. Come precisato nel testo della diocesi, il diritto canonico stabilisce che le cinque donne, “deposto l’abito religioso, rimangano definitivamente separate dal sopracitato monastero”. Il provvedimento comporta formalmente la dispensa dai voti e da tutti gli impegni derivanti dalla professione religiosa monastica, compreso quello alla vita fraterna in una comunità riconosciuta e guidata da un superiore legittimo.

I motivi della fuga e la reazione dell’ex badessa

La rottura definitiva affonda le radici nell’aprile del 2025, in seguito alla decisione di commissariare il monastero. Fino a quel momento la struttura era guidata dalla badessa Aline Pereira Ghammachi. La nomina in sua vece di Martha E. Driscoll aveva innescato un’insurrezione interna: denunciando un clima definito “insopportabile”, il gruppo di religiose aveva abbandonato l’edificio.

La richiesta di rimettere i voti è stata presentata direttamente dalle dirette interessate. “Abbiamo scelto di rimettere i voti per coerenza”, ha spiegato Aline Pereira Ghammachi, ex badessa e oggi formalmente laica. “È per noi un finale felice. Ci consente di continuare la nostra vita in pace, mantenendo una promessa di castità a Cristo e continuando a vivere nella preghiera, nell’accoglimento delle persone, facendo del bene, non più come monache ma come laiche”.

La nuova vita a San Vendemiano

Subito dopo l’abbandono del monastero cistercense, grazie alla disponibilità di un benefattore, il gruppo (composto in totale da 12 donne) ha trovato sistemazione in una villa dell’Ottocento situata a San Vendemiano. In questa sede hanno avviato un centro assistenziale diurno. “Stiamo molto bene qui”, aggiunge Pereira Ghammachi. “Stiamo portando avanti un progetto dal forte valore sociale e solidale: un giardino terapeutico pensato appositamente per accogliere e offrire supporto a persone che soffrono di disturbi legati ad ansia e depressione. La struttura è già attiva e l’accoglienza è partita“.

All’interno della proprietà di San Vendemiano prosegue anche l’attività di lavoro manuale. Il gruppo, che ha recentemente aperto un profilo su Instagram per promuovere le proprie iniziative, è attualmente attivo nella produzione di miele balsamico, spremute di aloe e oli essenziali, alcuni dei quali realizzati con materie prime provenienti dall’Amazzonia.

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