Da oggi Angelino Alfano non sarà più il segretario del Pdl. Silvio Berlusconi si riprende il partito con un’accelerazione a sorpresa. Nel primo pomeriggio romano di pioggia dopo giorni e giorni di sole estivo. Su un divanetto del Transatlantico, a Montecitorio, Gianfranco Rotondi, ex ministro lealista, discetta con un collega del nord. Squilla il cellulare. E’ palazzo Grazioli: “Grazie cara, domani alle 17, va bene. Dovrò ingaggiare una battaglia con mia moglie: avevamo programmato un fine settimana insieme”. Il Cavaliere fa partire l’ordine di convocazione dell’ufficio di presidenza di oggi che già i vari lealisti di rango, soprattutto ex ministre, passeggiano per la Camera sfoderando sorrisi abbaglianti. Allo stesso tempo le truppe alfaniane sono allo sbando. Brancolano nel buio: “Abbiamo appreso dalle agenzie di stampa, non sappiamo nulla, non chiedeteci niente”. Il Condannato azzera il Pdl e prepara la nuova Forza Italia. Con un capo indiscusso, lui, che si farà incoronare, decadenza o non decadenza, al consiglio nazionale del prossimo 8 dicembre, festività dell’Immacolata Concezione nonché data delle primarie del Pd. Altra prova di orgoglio e forza. La prima notizia è questa. Poi vengono l’azzeramento, come chiesto da falchi e lealisti, e le nuove cariche. La disfatta delle colombe governiste si profila già all’ora di pranzo. A palazzo Grazioli, B. consulta senza sosta colonnelli e peones.

Alle due sono da lui Schifani, Gianni Letta, Matteoli, Gasparri e il siciliano Romano. L’unico modo per salvare l’unità del partito è rimettere tutto nelle mani di Berlusconi. Poi discutere tra venti giorni la spartizione delle poltrone. Ma le colombe sentono subito odore di trappola quando avanza l’ipotesi dell’ufficio di presidenza da convocare seduta stante. Formigoni, uno dei governisti più attivi, fa sapere di essere contrario. Cominciano già a circolare gli schemi delle caselle azzurre prossime a venire. Per Alfano, e solo per lui, senza alcun ministro attuale del Pdl, c’è il posto di vicepresidente. Senza deleghe e poteri, però. Un po’ come oggi Giulio Tremonti è ancora vicepresidente del Pdl. Chi l’ha visto?

La sostanza dovrebbe andare tutta in direzione del clan di Raffaele Fitto e Denis Verdini, fautori della linea dura contro il governo, a partire dalla legge di stabilità. Nella testa di B., a Verdini potrebbe andare l’ambitissimo ruolo di coordinatore unico. La macchina del partito, quella che decide i candidati per le elezioni. Poi in ordine sparso, i nomi della Santanchè, dello stesso Fitto, delle redivive Carfagna e Gelmini. Fuori pontieri e colombe. A cominciare da Cicchitto. Fosse davvero così sarebbe una catastrofe per le colombe. Con l’obiettivo di provocare la loro scissione annunciata da giorni. Su cui, però, Alfano frena. Ed è per questo che B. lo ha colpito ieri, nel momento della sua massima debolezza. Senza contare le voci insistenti sull’astro nascente di Beatrice Lorenzin, che piace tantissimo al Quirinale, vero dominus del quadro politico.

Alle sette di sera, l’umore degli alfaniani è sempre più cupo. Uno di loro profetizza: “Angelino non accetterà di perdere la faccia in questo modo. Forse domani (oggi per chi legge, ndr) non si presenterà nemmeno”. Addirittura i falchi più hard ventilano pure un rimpasto nell’esecutivo per eliminare definitivamente i ‘traditori’ del 2 ottobre, quando il governo Letta fu salvato per non spaccare il Pdl. Ma da allora Berlusconi ha metabolizzato il ‘tradimento’ e non è più spaventato. L’azzeramento, non a caso, arriva dopo il rinvio a giudizio per la compravendita di parlamentari nel 2008. Chiosa un lealista più che autorevole: “Alle 17 di domani (sempre oggi per chi legge, ndr) Angelino Alfano non sarà più segretario del Pdl. Il resto verrà dopo il consiglio nazionale. Mancano però venti ore e c’è una notte in mezzo. E nel berlusconismo tutto è possibile fino all’ultimo minuto”. Due ottobre docet.

da Il Fatto Quotidiano del 25 ottobre 2013