Da Atene a Bruxelles, dalle critiche alle misure di austerità della troika alla stanza dei bottoni europea. Alexis Tsipras, leader del partito di estrema sinistra greco Syriza, sarà molto probabilmente il candidato della sinistra europea alla presidenza della Commissione europea il prossimo maggio 2014. “La candidatura di Tsipras rappresenta un forte segnale di speranza per l’Europa”, si legge in una nota del partito, che insieme alle altre grandi famiglie politiche europee sta affilando i coltelli per la campagna elettorale europea più importante di sempre. 

Si tratta della grande novità delle elezioni europee dell’anno prossimo: i partiti europei – formazioni internazionali formati dai vari partiti nazionali di una stessa area politica – annunceranno prima della chiamata alle urne i propri candidati a Presidente della Commissione europea, il vero e proprio Esecutivo comunitario. In questo modo la campagna elettorale delle grandi famiglie politiche europee (popolari, socialisti, liberali, democratici, conservatori, verdi, sinistra europea, euroscettici, indipendentisti, cristiano democratici) avrà dei volti, un passo piccolo piccolo verso il sogno dell’elezione diretta del presidente delle Commissione così come avviene negli Stati Uniti. 

Dal Consiglio dei presidenti del Partito della Sinistra europea (Gue/Ngl) arriva la candidatura di Tsipras. Il 39enne leader di Syriza, il partito di estrema sinistra che alle scorse elezioni greche ha fatto tremare gli equilibri politici ellenici totalizzando il 26,89% delle preferenze grazie alla forte retorica anti austerity, è stato indicato come il candidato ideale a succedere a un deludente José Manuel Barroso restato in carica per ben 10 anni. La proposta dovrà essere confermata dal congresso in programma tra il 13 e il 15 dicembre a Madrid. “Syriza ha riunito il popolo greco contro l’autoritarismo” della troika, e Tsipras ”sarebbe una voce di resistenza e speranza contro le politiche ultraliberiste e contro la minaccia dell’estrema destra”. Si legge in una nota della Sinistra europea, convinta che nell’Ue la democrazia sia stata ”violata” e che i cittadini debbano ”recuperare il potere di decidere il futuro dell’Europa”. 

Nel frattempo le altre famiglie politiche preparano i propri candidati nel massimo segreto. L’unica nomina praticamente scontata – anche se in politica non si sa mai – è quella dell’attuale presidente del Parlamento europeo Martin Schulz per i Socialisti. Il cosiddetto “kapò”, come ebbe l’ardire di definirlo al parlamento di Strasburgo un irriverente Silvio Berlusconi nel 2003, ha da allora inanellato una serie di successi politici che lo hanno portato a sedere sullo scranno più alto del parlamento ed ad essere considerato ormai come una guida sicura da tutti i colleghi socialisti.  

Più incerte le altre nomination. I popolari (dei quali fanno parte Pdl e Udc in Italia) hanno intenzione di mantenere il massimo segreto fino al congresso del 6-7 marzo a Dublino. Guerra invece tra i liberali, dove alla candidatura di Guy Verhofstadt, attuale presidente del gruppo dei liberali e democratici al Parlamento europeo ed ex primo ministro del Belgio, è stata contrapposto il nome di Olli Rehn (finlandese), attuale Commissario Ue agli Affari economici. I verdi, invece, stanno per lanciare delle primarie online che porteranno entro marzo alla scelta dei due finalisti. 

Per carità, una bella novità rispetto al passato in cui il candidato alla Presidenza della Commissione era scelto unicamente a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo (riunione dei capi di Stato e di Governo) tra le fila del partito europeo vincitore delle elezioni (nel 2009 i popolari) e spesso in negoziati molto poco trasparenti – anche se è indispensabile l’approvazione finale del Parlamento europeo. Ma di strada verso un “Obama d’Europa”, come ha detto in questi giorni il premier italiano Enrico Letta in visita negli States, ovvero l’elezione diretta del presidente della Commissione e quindi ad un’inattaccabile legittimità democratica, ce n’è da fare ancora parecchia.