E’ partita la caccia all’elenco degli immobili pubblici che saranno per modo di dire dismessi per far cassa e aggirare lo scoglio del tetto al deficit. Il Corriere della Sera cita alcuni dei palazzi che dovrebbero finire in vendita: il Castello Orsini di Soriano nel Cimino, l’Isola di San Giacomo in Palude a Venezia, i caselli daziari di piazza Sempione a Milano, villa Mirabellino a Monza, villa Favorita ad Ercolano, il padiglione ufficiali della caserma di Peschiera del Garda. Tuttavia l’Agenzia del demanio, che gestisce il patrimonio immobiliare pubblico, smentisce: la lista non è ancora pronta.

La manovrina del resto è stata varata solo due sere fa e gli immobili da cedere alla Cdp devono ancora essere individuati con un decreto del Tesoro. L’unica certezza, quindi, è che se le Poste Italiane si sono fatte carico di salvare Alitalia, saranno i risparmi postali degli italiani a salvare i conti. Perché la manovrina da 1,6 miliardi di euro approvata mercoledì sera dal consiglio dei ministri prevede la vendita di immobili del demanio per 500 milioni. E ad acquistarli sarà la Cassa depositi e prestiti, ovvero la società controllata all’80 per cento dal Tesoro che gestisce proprio i risparmi che gli italiani affidano alle Poste. Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, per rispettare il vincolo europeo del 3 per cento del rapporto deficit-Pil, aveva la necessità di fare cassa al più presto. Lo sforamento dello 0,1 per cento da recuperare vale appunto 1,6 miliardi: 1,1 arriveranno da tagli alle spese di ministeri ed enti locali, il resto dalla dismissione di una parte del patrimonio immobiliare dello Stato.

L’operazione, però, non si concluderà prima di fine novembre. E il valore totale dei cespiti dovrà essere di 500 milioni di euro. Gli immobili, probabilmente non più di una cinquantina, verranno selezionati da una lista di 350 proprietà demaniale che erano già in via di dismissione. E proprio qui sta il punto centrale dell’operazione pensata da Saccomanni. Il mercato immobiliare è in crisi profonda. E i tempi per disfarsi di palazzi, ville, ex caserme e castelli sarebbero lunghi. Meglio ricorrere così al denaro fresco della Cdp, che pur essendo una società pubblica, ha una contabilità separata da quella del bilancio dello Stato. Una sorta di anticipo, che non pesa sul deficit, per vendite future per nulla scontate. Tanto basta al governo per dare ai conti una bella lustrata da mostrare in Europa. Con il rischio di lasciare gli immobili inutilizzati sul gobbo della Cassa depositi e prestiti, che prima dell’intervento delle Poste era già stata tirata in ballo per la ricapitalizzazione di Alitalia. Con buona pace dei risparmiatori.

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