Difendersi da Equitalia si può. O almeno così cerca di far intendere il governo che lo scorso giugno ha approvato il Decreto del Fare, cercando di tamponare le priorità di intervento in campo economico con un focus sul fisco. E poco importa se negli ultimi due anni la mano pesantissima della macchina fiscale ha portato famiglie sul lastrico, decine di imprenditori al suicidio, aggressioni e assalti alle sedi della società di riscossione, mentre la politica stava alla finestra lanciando solo proclami elettorali.

Ora, il Decreto – che si compone di 80 articoli – nelle sue intenzioni concede ossigeno a famiglie e imprese schiacciate dal peso delle cartelle esattoriali con le novità più importanti che si concentrano proprio sulle regole per il pagamento delle tasse a rate e sulle limitazioni ai poteri di Equitalia, la società partecipata al 51% dall’Agenzia delle Entrate e al 49% dall’Inps, che ha il compito di riscuotere tributi e contributi non pagati. Certamente le polemiche per la gestione molto severa del Fisco italiano non scemeranno, ma una mano verso il contribuente è stata comunque tesa. Tanto che Equitalia ha addirittura annunciato la possibilità di applicare alcune delle misure più vantaggiose rispetto alle procedure di riscossione già avviate. Per accertarci che quest’ultima promessa venga rispettata servirà tempo, mentre sono già molto chiare le concessioni previste per i contribuenti dal Decreto del Fare.

Piani di rateizzazione – I contribuenti che hanno ottenuto dei piani di rateizzazione del debito da Equitalia possono non pagare otto rate anche non consecutive, al posto delle due consecutive previste dalla vecchia legge, senza perdere il beneficio. Una concessione estesa anche a quanti ne abbiano fatto richiesta già in passato. In altre parole, se la morosità non arriva complessivamente a otto rate, è sempre possibile chiedere la dilazione di nuove cartelle.

Altra deroga. Se il debitore dimostra una situazione di difficoltà derivante dalla congiuntura economica, può rateizzare il proprio debito iscritto a ruolo in 120 tranches mensili anziché nelle sole 72 concesse fino ad oggi. Norma che si applicherà anche alle rateizzazioni accordate prima dell’entrata in vigore del decreto. Tuttavia, su questo punto, c’è attesa per il decreto attuativo del ministero dell’Economia che sarebbe dovuto essere emanato entro il 20 settembre rendendo operativa la dilazione, ad oggi rimasta quindi solo sulla carta. Il decreto dovrà anche chiarire quale documentazione serve al contribuente per attestare la propria impossibilità al pagamento.

Limitazione dei poteri di Equitalia – Per migliorare l’immagine del suo esattore, il governo ha anche introdotto una serie di provvedimenti volti a limitarne i poteri soprattutto nei confronti del bene più prezioso per gli italiani: la casa. Per legge, è ora vietato pignorare l’unico immobile posseduto dal contribuente (anche nel caso delle pertinenze: box, soffitta o posto auto) a patto che non sia di lusso, villa (categoria catastale A/8) o castello (categoria catastale A/9) e che sia adibito ad abitazione principale. Mentre in caso di espropriazione immobiliare, l’innalzamento della soglia del debito minimo per procedere sale da 20mila  a 120.000 euro.

L’obiettivo è chiaro: tutelare le famiglie che, finendo nel mirino delle cartelle esattoriali, non sono in grado di pagare il debito e rischiano anche di ritrovarsi senza un tetto sopra la testa. Dramma che – in base ai dati raccolti da Adusbef e Federconsumatori tra i principali tribunali – a fine 2012 ha visto passare i pignoramenti dai 37.347 del 2011 a quota 45.859, con un aumento di 8.512 casi. Mentre – come emerge dai dati consegnati dal ministero dell’Economia alla commissione Finanze della Camera – nel primo quadrimestre 2013 sono stati 2.589 i sequestri totali effettuati da Equitalia (il 28,3% su immobili) contro i 5.222 pignoramenti di case, di beni immobili e mobili registrati in tutto il 2012.

Decisamente una novità positiva quella introdotta dal decreto che, tuttavia, non deve far abbassare la guardia ai proprietari di case alle prese con il pagamento delle rate. Meglio ricordare che se Equitalia non potrà più far partire l’esproprio, gli istituti di credito possono comunque continuare ad esigere il pignoramento, visto che l’articolo 40 del Testo unico bancario stabilisce che “la banca può invocare come causa di risoluzione del contratto il ritardato pagamento quando lo stesso si sia verificato almeno sette volte, anche non consecutive. A tal fine costituisce ritardato pagamento quello effettuato tra il 30esimo e 180esimo giorno dalla scadenza della rata”.

Una tutela in più arriva, invece, per i professionisti. I beni strumentali per la produzione potranno essere pignorati solo se il valore di realizzo di altri beni non appare sufficiente a soddisfare il credito. Inoltre, per quanto riguarda i veicoli, va sottolineato che non potranno essere applicate le ganasce se il contribuente dimostra entro 30 giorni dal preavviso (non più 20 come prima delle modifiche) che l’automobile o un altro mezzo di trasporto a motore sono strumentali alla sua attività professionale.

Il costo – Non è certamente un punto da sottovalutare dal momento che il dilazionamento fino a 120 rate viene concesso ai soli debiti iscritti a ruolo, vale a dire quelli gestiti da Equitalia attraverso l’invio della cartella esattoriale nel caso in cui il contribuente che abbia già ricevuto un avviso di pagamento, ad esempio, dall’Agenzia delle Entrate o dall’Inps, non abbia pagato. Una chance che, tuttavia, costa molto cara al contribuente: oltre alla quota del 9% (interessi più sanzioni) che dovrà pagare all’Ente creditore, vanno aggiunti l’aggio – vale a dire il compenso di Equitalia che per i pagamenti effettuati entro i 60 giorni dalla notifica della cartella è del 4,65%, altrimenti raddoppia al 9% – e le spese di notifica pari a 5,88 euro. Da sottolineare che per i ruoli emessi a partire dal primo gennaio 2013 l’aggio è sceso all’8 per cento.

Numeri alla mano, per una sanzione di 5mila euro, il costo aggiuntivo può, quindi, superare 500 euro (450 euro di interessi + 50 euro di aggio + le spese di spedizione) se si paga entro i primi due mesi dalla ricezione della cartella e arrivare a un totale di 6mila se si supera l’anno. Infine, sempre in tema di aggio un’altra piccola speranza potrebbe arrivare per i contribuenti. Gli enti locali che si stanno organizzando per sostituire Equitalia (hanno tempo fino alla fine dell’anno) e riprendersi la gestione della riscossione coatta dei debiti potrebbero decidere di sforbiciare la percentuale di guadagno.