Delle due l’una: o hanno ragione i pericolosi nazisti di Alba dorata a evocare un complotto contro di loro con il supporto dei servizi israeliani, oppure pm e politici greci dovrebbero ripassare la Costituzione e il codice penale. All’indomani della scarcerazione in Grecia di tre dei cinque deputati del movimento neonazista arrestati sabato scorso in pompa magna e accusati di eversione, frode fiscale e banda armata con l’obiettivo di preparare un colpo di stato, fanno specie le parole del difensore di Ilias Kasidiaris, prossimo candidato alle amministrative di Atene di maggio che dice: “A carico del mio cliente non ci sono reati penali“.

Di qui non solo la scarcerazione avvenuta ieri (libertà vigilata, ma per Kasidiaris anche 50mila euro di cauzione) davanti a cento manifestanti chrisìavghites che fuori dall’accademia militare di Evripidon sventolavano bandiere elleniche e urlavano l’inno nazionale, ma i riverberi politici dell’intera questione con le ombre di frizioni governative tra i due ministri che hanno condotto i giochi in questa delicatissima partita.

Nonostante il ministro della giustizia e quello degli interni, Athanassiou dato dimissionario in queste ore e Dendias, siano due strettissimi collaboratori del premier Samaras, sono finiti nell’occhio del ciclone di media e opinione pubblica che si interrogano ora su come sia stata gestita l’intera faccenda. E si chiedono: Alba dorata approntava effettivamente un colpo di stato? Gli appoggi temuti tra i vertici della polizia e dei servizi segreti ellenici, che hanno portato alla sostituzione dei due vicecapi della polizia e del vertice della sezione Peg che dispone tutte le intercettazioni telefoniche nel Paese, porteranno a incriminazioni o si concluderanno come con i tre deputati con un possibile nulla di fatto?

Dopo un interrogatorio durato quindici ore i due giudici istruttori incaricati del procedimento hanno incriminato quattro deputati di Alba dorata per costituzione e partecipazione ad un’organizzazione criminale, ma ne hanno disposto il rilascio di tre in libertà vigilata (Kasidiaris, Panagiotaros e Michos). Una decisione che, a detta di vari osservatori, sembra uno schiaffo al governo e alla magistratura che da giorni hanno iniziato perquisizioni a tappeto contro il gruppo filo-nazista accusato di attacchi e aggressioni ai danni di immigrati, oltre che almeno di due omicidi. Al momento in carcere restano il leader di Alba dorata Nikolaos  Mikalioliakos e il suo vice Xristos Pappas, oltre Yannis Lagos. I pm sospettano per quest’ultimo che abbia recitato un ruolo decisivo nell’omicidio del 34enne rapper Pavlos Fyssas, avvenuto ad Atene il 17 settembre scorso per mano di Georgios Roupakias.

“E’ la più grande cospirazione della storia”, si difende Kasidiaris appena uscito dall’Accademia militare e sottolinea che “la detenzione di Nikos Michaloliakos è incostituzionale perché gestita da centri esterni di potere”. Il ragionamento complottistico che da qualche ora circola con insistenza negli ambienti delle forze dell’ordine è se vi sia stato o meno un disegno per eliminare i nazisti violenti e beceri di Alba dorata perché pericolosamente vicini al 20% dei consensi nel Paese.

Ovvero, dal momento che erano facilmente incastrabili per via del loro sfrenato nazionalismo e con l’aggravante dell’omicidio di Fyssas, qualcuno potrebbe aver pensato di fermare in questo modo l’unica reale minaccia alla prosecuzione del memorandum e quindi alla troika? Al momento solo supposizioni e teorie non confermate. Quello che è certo è che potrebbe avvicinarsi un rimpasto di governo con la sostituzione dei due ministri che hanno gestito il caso mentre il premier Samaras nelle stesse ore dall’altro lato dell’oceano tranquillizzava Christine Lagarde e Joe Biden sugli impegni presi da Atene con i creditori.

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