Dal Fondo monetario internazionale a una banca d’investimento, da New York a Lussemburgo. Dominique Strauss-Kahn, detto Dsk, dopo l’addio al palcoscenico mondiale come direttore del Fmi e candidato alla presidenza della Repubblica francese, sbuca nel piccolo statarello al centro dell’Europa e, più precisamente, nel cda di Anatevka, una piccola banca d’investimento fondata nel 1994 da Thierry Leyne. Dopo una capatina in Serbia e un’apparizione in alcune istituzioni finanziarie russe, Strauss-Kahn prende le redini del consiglio di amministrazione della banca lussemburghese quotata alla Borsa di Parigi.

“Sono un imprenditore, Dsk è un grande brand, sarà un piacere accoglierlo tra noi”, ha commentato euforico Leyne dando l’annuncio della nuova collaborazione. “Grazie alla sua visione globale e alla sua esperienza, svilupperemo presto un pool di banche d’affari all’insegna della nostra cultura imprenditoriale internazionale”, ha aggiunto. La banca, sia pur di modeste dimensioni, sembra piuttosto ambiziosa vista l’attività in ben sei Paesi diversi (Lussemburgo, Belgio, Principato di Monaco, Israele, Svizzera e Romania).

Dopo essersi dimesso dal Fmi nel 2011 per le accuse di stupro (poi cadute) di una cameriera in un hotel di New York e il trattamento ricevuto da polizia e stampa statunitense, Dsk era già tornato velocemente nella sua vecchia Europa, cercando fortuna al di là di quella candidatura alla presidenza francese ormai improponibile. A luglio era stato nominato membro del consiglio di sorveglianza di due istituzioni finanziarie a maggioranza russe: il Fondo di investimenti diretti RDIF e la Banca russa di sviluppo regionale BRDR. Qualche giorno fa, invece, l’annuncio che ha stupito di più: DSK in Serbia come super consigliere economico del governo guidato da Ivica Dačić a 1.900 euro al mese (secondo alcune indiscrezioni).

A stupire ancora di più la motivazione addotta dall’ex numero uno del Fmi: “Ho accettato perché amo la Serbia”. Di sicuro DSK guadagnerà ben di più in Lussemburgo, ovviamente a patto che gli affari vadano bene. Ottimista il suo datore di lavoro: “Sarà utilissimo in termini di contatti e politica. Non ci sono molti uomini come lui e visto che adesso non ha alcun mandato politico può lavorare liberamente”, ha detto. In effetti gli ex politici o gli uomini che hanno ricoperto posizioni chiave nelle istituzioni economiche e finanziarie mondiali, sono più che golosi verso il settore del privato, banche in primis.

Per restare in Francia, basti pensare a Jean Peyrelevade, anziano membro del gabinetto di François Mitterrand (storico presidente socialista francese) passato nel 2004 alla banca d’investimento Leonardo & Co. Oppure a Dominique de Villepin, primo ministro francese dal 31 maggio 2005 al 15 maggio 2007 e famoso per il suo discorso all’Onu contro la guerra in Iraq, diventato nella sua seconda vita post politica (dopo il 2012) consulente finanziario di clienti importanti sia in Medio Oriente che in Cina. Per quanto riguarda DSK, non esiste alcun vincolo come ex direttore del Fmi e quindi sarà totalmente libero di mettere a frutto personale tutta l’esperienza maturata a capo del fondo monetario più importante al mondo. Unica grana, per il momento, alcune accuse di favoreggiamento della prostituzione per alcune “soirées libertines”, come le ha definite lui alle quali avrebbe partecipato nel nord della Francia.

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