Le piaghe da decubito iniziano ad infestare la pelle d’Italia, da troppo tempo paralizzata a letto. Il corpo della bellissima signora che con le sue curve sinuose ed il suo fascino mediterraneo ha fatto girare tante teste è ridotto a lumicino; al capezzale di quel po’ di pelle e d’ossa che restano di lei, si avvicendano, in un affannoso viavai, illustri specialisti, blasonati esperti, professori emeriti provenienti dalle più svariate discipline, che alternano ipotesi diagnostiche a teorie terapeutiche. Italia purtroppo soffre di un male incurabile, una malattia che proprio nell’impossibilità di essere guarita manifesta la sua stessa essenza: la sindrome TINA. La terribile sindrome, il cui nome ricorda quello di un uragano, si nasconde nelle quattro lettere di un acronimo: There Is No Alternative.

Questa patologia, la cui casistica è riscontrata in numerose fasi storiche, deve il suo nome a Margaret Thatcher, la quale sotto l’egida dell’assenza di alternative condusse gran parte della sua politica. La Thatcher e la sua Gran Bretagna, però, erano senz’altro di salute meno cagionevole di Madama Italia, sulla quale l’affezione rischia di rivelarsi letale. Il sistema immunitario della nostrana signora si è rivelato del tutto impreparato al vaccino al quale essa è stata sottoposta assieme a tutte le altre matrone europee: l’euro

Quello che doveva essere un mezzo per capitalizzare la salute a venire, preservando l’integrità della struttura corporea della gentildonna, minacciata, come le sue amiche del resto, dal contagio americano della globalizzazione, si è rivelato un boomerang sanitario. Invece di circoscrivere il campione di virus iniettato e divenirne immune, il sistema immunitario d’Italia è andato completamente in tilt e nel giro di poco la sindrome TINA ha coinvolto tutti gli organi. Così, dacché in primis solo per l’euro si parlava di unica alternativa possibile, in breve anche l’egemonia della finanza sulla politica è diventata uno dei sintomi di Tina.

Poi a complicare il quadro clinico si sono aggiunti anche diktat europei, declassazioni, spread, debito pubblico, austerity: tutte alternative senza possibilità d’appello. Di Tina si è ammalato gravemente il Presidente della Repubblica, talmente infestato dal morbo da aver abdicato ad esso fino a suggellare la propria infermità con le Larghe Intese, manifestazione cutanea dell’impossibilità di alternative. L’invasività di Tina è tale che rispetto ad essa malattie come la frode fiscale, la collusione con la mafia, la corruzione conclamata diventano poco più che raffreddori; e lo stesso vale per disoccupazione, precariato, decimazione dei diritti sociali, visibile incremento della soglia di povertà.

La forza di Tina è la compattezza tra diagnosi e terapia, entrambe fondate sull’impossibilità di variazioni. L’Italia ha contratto il male perché non aveva alternative, e sull’assenza di alternative esso si sta propagando fino a condurla in punto di morte.