“Se noi non teniamo fermi e consolidiamo questi pilastri della nostra convivenza nazionale tutto è a rischio, tutto può essere a rischio”. Parola di Giorgio Napolitano durante la visita al Quirinale di una delegazione del Comune di Barletta per il 70° anniversario della ribellione all’occupazione nazista. Le parole del capo dello Stato, seppur legate all’occasione di giornata (il sindaco della città pugliese è Pasquale Cascella, ex portavoce del Colle), assumono un peso specifico più importante se inserite nel difficile momento in cui si trova a vivere il governo di larghe intese, ad un passo dalla crisi irreversibile.

Giorgio Napolitano, dal Quirinale, ha osservato attivamente l’evolvere della situazione. Ciò che è certo, riferiscono fonti parlamentari, è che il presidente non ha gradito l’accelerazione che c’è stata lunedì sera a sant’Ivo alla Sapienza, dove sono in corso i lavori della Giunta per le elezioni. Raccontano che sia rimasto “sorpreso“, se non irritato, sia dall’atteggiamento intransigente del Pd – ritenendo che un tempo congruo alla tesi di Berlusconi andasse concesso -, che da quello del Pdl, visto che dal punto di vista procedurale non sono mancate sviste e imprecisioni, come quando sono state presentate le tre pregiudiziali.

La preoccupazione del Colle, condivisa anche a palazzo Chigi, è quella che si materializzi il peggiore degli scenari: che cioè la situazione si avviti al di là delle intenzioni dei singoli protagonisti. “E’ un po’ come quando il pilota, convinto di riuscire a riportare l’aereo in quota all’ultimo momento, perde il controllo e finisce per schiantarsi”, spiega un deputato, attribuendo la metafora ai palazzi più alti della politica. Proprio per questo il presidente ha continuato a lavorare per una via d’uscita che salvaguardasse il governo. “Il bene più prezioso che il Paese ha in questo momento”, ripete spesso l’inquilino del Colle. Concetti che si ritrovano anche nel messaggio che Napolitano recapita alla delegazione del comune di Barletta. Sebbene riferite al nazifascismo, quelle frasi hanno fatto breccia nei palazzi della politica. E nel giro di poche ore l’accelerazione in Giunta di lunedì sulla decadenza di Berlusconi ha ceduto il passo a un chiaro rallentamento dei lavori.