La nuova frontiera della sanità britannica pare essere quella del franchising. Dopo che, lo scorso febbraio, il primo ospedale pubblico – quello di Hinchingbrooke – era passato in mani private, una seconda struttura sanitaria potrebbe presto passare sotto il controllo di alcune multinazionali della salute. E’ quanto emerso da alcuni documenti dell’Nhs, il servizio sanitario britannico, e si è anche venuto a sapere che l’operazione ha ottenuto il via libera da parte del ministero del Tesoro. Così, il George Eliot Hospital nel Warwickshire, una struttura che serve 290mila persone e ha più di 300 posti letto, dall’aprile 2015 potrebbe diventare un ospedale privato che, dal giorno successivo all’acquisizione, entrerebbe chiaramente in convenzione con la sanità pubblica. E il tutto avverrebbe a un mese dalle elezioni generali del Regno Unito, quelle che decideranno il futuro governo, in una mossa che ora il Labour classifica come “un tentativo di convincere sempre di più l’elettorato conservatore”. Un bacino di elettori tendenzialmente favorevole alla privatizzazione della cosa pubblica, come più sondaggi, anche recentemente, hanno evidenziato.

La società Circle Health, lo scorso febbraio, si è accaparrata l’ospedale già privatizzato. Ora questa stessa compagnia, insieme a Serco e Care UK, ha puntato gli occhi sul George Eliot Hospital. Così la stampa britannica ora parla apertamente di “febbre da franchising”. E il responsabile laburista per le politiche sanitarie, Andy Burnham, è andato all’attacco: “Ovunque volgiamo lo sguardo vediamo pezzi di sanità pubblica che vengono rotti e massacrati per poi essere dati al settore privato. Con questo annuncio, ora l’operazione di privatizzazione va avanti a un ritmo e con una forza mai visti prima. I ministri – ha continuato – hanno speso tutto l’anno per indebolire l’Nhs e ora il loro vero intento è sempre più chiaro: preparare il terreno per ulteriori privatizzazioni. Che non vengono decise dal basso, ma sempre più dall’alto. E il primo ministro David Cameron dovrebbe sapere bene che il popolo britannico non gli ha mai dato il permesso di vendere la sanità pubblica. Ora – ha concluso Burnham – le comunità locali di Nuneaton devono poter dare il loro parere decisivo”.

Il sogno di una sanità privata è, da almeno qualche decennio, un desiderio tutto conservatore. I Tory, già dagli anni di Margaret Thatcher, credono nell’intervento del capitale degli imprenditori per risollevare le sorti dei beni pubblici e per alleggerire la spesa dello Stato. Lo scorso dicembre, nel Regno Unito, furono desecretati documenti della Lady di Ferro fino ad allora tenuti nascosti. Ed emerse così che in alcune riunioni governative, Thatcher aveva espresso più volte il proposito di privatizzare completamente istruzione e sanità. Sempre nel Regno Unito, è iniziata la privatizzazione dei corpi di polizia – le prime sperimentazioni sono già state avviate – e delle carceri, con alcuni centri di reclusione ora gestiti dai giganti della security privata. La Royal Mail, il servizio di poste da sempre vanto dei britannici, ha da poco annunciato dismissioni e vendite di beni e servizi operativi, mentre si è persino pensato di privatizzare il servizio frontaliero alla dogana. Non stupisce, quindi, la vendita dell’ospedale George Eliot. Qualche anno fa, per alcuni anni consecutivi, la struttura ebbe il più alto tasso di mortalità fra pazienti operati e ricoverati ed entrò anche al centro di un’inchiesta parlamentare. Ora, a morire, però, pare essere sempre più il progetto – finora attivo anche nel liberalissimo Regno Unito – di un servizio pubblico universale.