Non finiscono i guai per Banca Carige. Dopo l’ultima tempesta sollevata dalla pubblicazione della relazione degli ispettori di Bankitalia sulle lacune nel sistema di gestione e controllo dell’istituto, un nuovo articolo del Secolo XIX ha gettato l’ombra del riciclaggio sulla filiale di Nizza del gruppo bancario ligure. Le attività della succursale erano finite nel mirino anche della Banca di Francia, che ne aveva segnalato la lentezza nell’adeguarsi alle direttive europee. Non solo. Completano il quadro i procedimenti disciplinari indirizzati a due dipendenti e un’intercettazione telefonica che coinvolge l’allora direttore della banca nell’inchiesta sul porto di Imperia.

La Banca di Francia deve controllare che gli istituti sul territorio nazionale, anche se legati a gruppi esteri, rispettino le norme in materia di antiriciclaggio. E la filiale di Nizza non li rispettava. Il vaglio delle pratiche procedeva senza l’utilizzo di banche dati e di strumenti informatici adeguati, in barba alle direttive europee. Così, nell’ottobre 2010, è scattato il richiamo ufficiale cui hanno fatto riferimento gli ispettori di Bankitalia nella loro relazione.

La poca trasparenza della succursale di Nizza è segnalata anche da due procedimenti disciplinari nei confronti di altrettanti dipendenti nel maggio del 1996, appena due anni dopo l’apertura dell’istituto. In particolare, la responsabile del settore affidamenti avrebbe concesso fidejussioni causando 400mila franchi di danni economici, fatto prestiti a imprese già sottoposte a fallimento e ordinato operazioni a soggetti non abilitati e “in evidente conflitto d’interesse“.

L’episodio più clamoroso è però forse il coinvolgimento in un’inchiesta giudiziaria dell’ex direttore della banca, Paolo Pippione, per altro ex consigliere provinciale a Imperia e fratello di Leo, sindaco di Sanremo degli anni Ottanta. Nel settembre 2010, Carlo Conti, ai tempi direttore della società Porto di Imperia, parla con Pippione dei problemi ad ottenere un finanziamento: “Questi sono dei deficienti. Non esiste la Carige, esisti te, punto”. L’interlocutore lo convince a rivolgersi direttamente al vicepresidente dell’istituto Sandro Scajola e Conti risponde: “Sai tu cosa gli devo dire, tu mi devi preparare dieci righe, che insieme a te poi le firmo e le mando al vicepresidente della Carige”.

Intanto sul fronte italiano la Fondazione Carige si è spaccata sulla scelta dei candidati alla guida dell’istituto. I nomi usciti a fatica sono quelli di Cesare Castelbarco Albani come presidente e di Alessandro Repetto come vice, in vista dell’assemblea che il prossimo 30 settembre sarà chiamata a rinnovare il cda dell’istituto ligure.

I due aprono la lista varata dal cda della Fondazione e in cui figurano anche Giuseppe Zampini, Luigi Gastaldi, Lorenzo Cuocolo, Elena Vasco ed Evelina Christillin. La scelta è ricaduta su Castelbarco, già in cda su indicazione dei soci francesi di Bpce, dopo che il professor Piergiorgio Alberti, attorno al cui nome Repetto aveva raccolto un largo consenso, martedì ha ritirato la sua disponibilità al termine di una riflessione avviata dopo le durissime conclusioni dell’ispezione di Bankitalia.

La scelta di procedere con la lista ha lacerato profondamente l’ente presieduto da Flavio Repetto. Che prima non ha accolto la richiesta di 17 dei 28 componenti del consiglio di indirizzo di rinviare di due settimane la scelta dei consiglieri. E poi, nel cda della Fondazione, ha visto le sue candidature passare con solo cinque voti a favore su otto (un consigliere era assente).

Sul nome di Castelbarco, la cui scelta è avvenuta nell’emergenza, è dunque mancata quell’unanimità che avrebbe probabilmente raccolto il professore sanremese. L’accoglimento della richiesta di rinvio avrebbe d’altra parte avuto la conseguenza di far saltare l’assemblea del 30 settembre, in quanto la fondazione non avrebbe potuto depositare entro il termine di giovedì la lista che esprime sette dei quindici consiglieri della banca, incluso presidente e vicepresidente, sollevando anche questioni giuridiche di non poco conto. Con il pericolo, sottolineato da qualche consigliere, di un “commissariamento” dell’istituto.

Un rischio che Repetto non si è sentito di correre, a costo di dividere la Fondazione e rendere più probabile una sua uscita di scena con il rinnovo degli organi dell’ente. Accanto a Castelbarco, già consigliere di Banca Leonardo e console onorario del Lussemburgo per la Liguria, nel cda di Carige dal 2007 su designazione dei francesi di Bpce, dovrà ora essere trovato l’amministratore delegato chiesto da Bankitalia per rafforzare l’esecutivo della banca.

Proprio il nuovo ad, figura non contemplata dall’attuale organigramma, dovrà essere quella figura di rottura che Bankitalia ha chiesto per sottrarre la banca alla logica del clientelismo e alle influenze della politica locale. “La Fondazione seguirà con cura l’importante lavoro che la nuova governance dovrà fare per rispondere a tutte le indicazioni di Banca d’Italia”, si legge nel comunicato con cui è stata ufficializzata la lista, che presenta quattro nuovi nomi ma candida alla presidenza e alla vicepresidenza due persone che già sedevano in consiglio, una delle quali, Repetto, ex presidente della Provincia di Genova per il Pd, anche a forte connotazione politica.

Intanto Flavio Repetto, ribadendo che Carige costituisce la “priorità strategica” per la Fondazione, apre per la prima volta a nuovi azionisti, esprimendo “la determinazione a condividere con nuovi soci la via della ripresa e di una nuova fase di sviluppo”. Una necessità, in realtà, visto che la Fondazione non dispone delle risorse per seguire l’aumento di capitale che Carige dovrà sostenere per trovare parte degli 800 milioni chiesti da Bankitalia. Giovedì si conoscerà anche la lista dei soci francesi di Bpce mentre martedì è stata presentata quella del patto degli azionisti privati.