Dal decreto Imu spuntano nuovi aiutini pubblici alle banche e ai costruttori. Non solo, infatti, gli istituti di credito potranno ricevere direttamente dalla Cassa depositi e prestiti la liquidità necessaria per finanziare l’erogazione di “mutui garantiti da ipoteca su immobili residenziali” come previsto dal piano casa tanto voluto dal ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi. Il decreto pubblicato in Gazzetta, come rileva Il Sole 24 Ore, lascia anche molti spazi aperti a vantaggio sia degli immobiliaristi che degli istituti di credito.

Andrà sicuramente a favore dei primi, in particolare, il fatto che il finanziamento andrà destinato “prioritariamente”, ma non esclusivamente, “all’acquisto dell’abitazione principale e ad interventi di ristrutturazione ed efficientamento energetico”, come recita il testo approvato dal governo Letta la settimana scorsa che implica il fatto che la banca potrà utilizzare la provvista “pubblica” anche per sostenere l’acquisto di seconde case

Più ampia, in ogni caso, la gamma dei vantaggi per gli istituti di credito. Innanzitutto c’è il fatto che il decreto non ha fissato tetto alcuno alla liquidità che verrà loro messa a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti, che è poi la società controllata dal Tesoro che gestisce i risparmi postali degli italiani. Nella prima bozza del piano casa, infatti, era scritto che l’ammontare massimo a disposizione delle banche per i mutui sarebbe stato definito “annualmente con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze”. La dicitura è però scomparsa nel testo pubblicato in Gazzetta che non fa alcun riferimento ai limiti della provvista a disposizione  della Cdp per questo scopo. Tanto meno, quindi, c’è un rimando al valore di 2 miliardi di euro riferito dallo stesso Lupi all’uscita del Consiglio dei ministri che ha approvato la manovra e che, secondo il quotidiano della Confindustria, sarebbe solo una stima della Cassa di Franco Bassanini riferita dal governo.

Il governo si è piuttosto preoccupato di chiarire il fatto che le banche riceveranno questa liquidità con l‘esenzione da imposte di qualsiasi tipo come quelle che sono normalmente previste per i provvedimenti, gli atti, i contratti e le formalità legate alle operazioni di finanziamento, la sua esecuzione, modificazione ed estinzione (registro, bollo, etc).

Altra “distrazione” non da poco, infine, è quella che riguarda lo spinoso tema della possibilità prevista dal decreto che la Cdp acquisti “obbligazioni bancarie garantite emesse a fronte di portafogli di mutui garantiti da ipoteca su immobili residenziali e/o titoli emessi ai sensi della legge 30 aprile 1999, n. 130, nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione aventi ad oggetto crediti derivanti da mutui garantiti da ipoteca su immobili residenziali” , cioè detto in soldoni, prodotti finanziari frutto della trasformazione di vecchi mutui in titoli. Anche qui nessun limite alla possibilità di acquisto da parte della Cassa, ma soprattutto, nessun vincolo per le banche sull’utilizzo del denaro incassato anche se l’operazione era stata presentata dal governo come un modo di “liberare l’attivo delle banche che possono così erogare nuovi mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni principali”.