Se per il Movimento 5 Stelle ad essere caldo doveva essere l’autunno, caldissima è stata l’estate. E per chiarire i malumori e le discussioni interne, nel giorno del rientro si è svolta un’assemblea a Palazzo Madama: quattro ore di confronto che però si sono concluse con un nulla di fatto e hanno costretto al rinvio delle conclusioni a martedì mattina tra le 11 e 14.

Tante le anime all’interno del gruppo. Da una parte i più fedeli alla linea Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, dall’altra chi non nasconde i tanti dubbi. Così Laura Bottici, Vito Crimi e Sara Paglini hanno chiesto all’assemblea di firmare un foglio dove si ribadisce l’intenzione di non voler, in nessun caso, sostenere un governo del Partito democratico. “Chi non è d’accordo con noi”, ha detto Barbara Lezzi, “vada pure con il Pd. Firmi una lettera di dimissioni al più presto”. Dall’altra invece, chi ha sottolineato l’importanza di risolvere alcuni problemi: la comunicazione verso l’esterno, il rapporto con i media e il “grillismo“, ovvero il bigottismo e la rigidità di alcune persone.

Deputati e senatori, nonostante il riposo e le poco più di due settimane di vacanze, hanno trovato il tempo per discutere di futuro di governo e legge elettorale. Complice la distanza e il ritorno a casa, i portavoce grillini hanno parlato via email e con la chat del telefono. Così che molte comunicazioni sono uscite all’esterno aumentando malumori e sospetti di dissidenze. “Abbiamo fatto molti errori”, ha detto Nicola Morra, “e adesso non possiamo più sgarrare. A luglio siamo andati forte perché abbiamo lavorato sui nostri argomenti, ricominciamo e non diamo sponda alle polemiche. Il Paese è alla frutta ma ci vogliono far credere, attraverso i media, che la prospettiva è ben diversa, che è rosea e magari con la nostra corresponsabilità si potrebbe velocizzare questo aggancio della ripresa. Ma ora, ancora più di prima, io dico: bisogna spedire a casa questa gerontocrazia”.

Il lavoro in gruppi 
Il primo voto della riunione è stato sull’eventualità di trasmettere in diretta streaming l’evento. La proposta è arrivata da Elena Fattori, senatrice tra le più dialoganti e una delle incriminate a causa delle email e dei messaggi arrivati sottobanco alla stampa. Con un post su Facebook, ha rivelato l’ordine del giorno: “Anticipo aula della settimana; strumenti per la consultazione degli attivisti; riflessioni su legge elettorale; riflessioni sull’attività di comunicazione; iniziative per la difesa della Costituzione”. Nuovo “esperimento” di democrazia diretta all’interno dell’assemblea dei senatori a 5 Stelle: i rappresentanti del Movimento hanno deciso di dividersi in sei piccoli gruppi per affrontare i nodi che hanno turbato il movimento negli ultimi giorni e i punti all’ordine del giorno dell’assemblea. E’ stata la senatrice Elisa Bulgarelli a spiegare le regole del gioco. Ai gruppi pari è stato assegnato il compito di “scomporre il caos di questi ultimi giorni in tanti piccoli problemi da affrontare singolarmente”. A quello ‘dispari è stato assegnato il compito di fare la “cronologia dei fatti”. Al termine di un primo confronto, i delegati hanno letto 

Prima fase: cronologia dei fatti
I gruppi di numero dispari hanno dovuto stilare una lista degli avvenimenti principali che nelle ultime settimane hanno creato maggiori polemiche interne. C’è chi comincia con maggio 2013 e i primi scontri relativi alle votazioni per la scelta del presidente del Senato o la mancanza di una piattaforma per la partecipazione dal basso. Chi invece fa riferimento a date più vicine come il 13 agosto quando Mario Giarrusso su Facebook ha invocato l’impeachment di Napolitano. A seguire i malintesi con Claudio Messora del gruppo comunicazione e le dispute a distanza via email.

Seconda fase: le problematiche
Tanti gli aspetti critici individuati per il gruppo a 5 Stelle: la mancanza di una linea politica condivisa; confusione sui venti punti del programma elettorale e gli obiettivi concreti da realizzare; le difficoltà di comunicazione. A queste si aggiungono auto referenzialità e interviste non concordate. “Esiste un problema”, ha affermato Paola Taverna, “con lo staff della comunicazione”. Il gruppo rappresentato da Enza Blundo ha invece più volte sottolineato la mancanza di comunicazione all’esterno ben strutturata: “Riteniamo che sia un aspetto fondamentale. Senza dimenticare il difficile problema dell’aggressività di molti e del grillismo: un bigottismo troppo rigido”. I difficili rapporti con i ‘media’ ma, soprattutto, gli ancora più difficili rapporti interni: quelli nel gruppo M5S e quelli con i vertici. Ad occuparsi delle problematiche emerse nel lavoro parlamentare del Movimento sono tre gruppi di senatori. “C’è una incomprensibile mancanza di fiducia all’interno del gruppo” sintetizza ad esempio Paola Taverna elencando la serie di criticità evidenziate per concludere: “viene evidenziata la necessità di parlare di scenari futuri sin da questa riunione”. 

Le discussioni interne
“Andiamo tutti d’accordo, lasciateci parlare”, hanno fatto sapere i senatori. Anche se il normale confronto del gruppo si carica della necessità di chiarire gli avvenimenti dei giorni scorsi. Modificare il Porcellum è la priorità assoluta per una parte dei senatori, una necessità che potrebbe costringerli ad un accordo con il Partito democratico in caso di caduta del governo. “Al voto a qualsiasi costo”, ha ribattuto Beppe Grillo, “la legge elettorale la cambiamo noi”. E oggi sul blog ha rincarato la dose, pubblicando l’intervento di Maurizio Fontana che dice: “Ho più rispetto di uno del Pdl. Voi del Pd fate uno schifo che mai: pretendete di essere puri, ma siete più sporchi del bastone del pollaio. Siete coperti di merda. Quello che ci aspetta è solo colpa vostra”. Chi vuol capire capisca, sembra dire il leader del Movimento 5 Stelle. E i destinatari del chiarimento sono quelli che negli ultimi giorni sono stati definiti “aperturisti”, pronti al dialogo con il Partito democratico. Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Lorenzo Battista, Elena Fattori, Maria Mussini, i nomi su cui tutti puntano i riflettori. La paura di una rottura c’è: parleranno e cercheranno un accordo, ma gli scogli potrebbero essere più di uno.

La prorogatio del mandato di Nicola Morra
Uno dei punti da discutere ha riguardato la nomina a capogruppo. Nicola Morra, il secondo scelto dopo Vito Crimi, è infatti in scadenza. “Dobbiamo”, ha detto Morra all’apertura dei lavori, “indicare un paio di date per l’elezione di chi dovrebbe succedermi. Ho pensato che si potrebbe già procedere il 4 settembre. E prevedo dalla settimana successiva un unico passaggio.  Al ballottaggio dovrebbero approdare  solo i due più votati del primo turno. La volta passata abbiamo fatto più turni ma direi che sarebbe preferibile fare due turni soltanto”. “Il prossimo portavoce dovrà organizzare il restitution day“, aggiunge Morra. La proposta dell’attuale capogruppo è stata però rinviata dall’assemblea in vista di “una pausa di riflessione” per approfondire il tema, dopo che alcuni colleghi di Morra gli hanno chiesto di prolungare di tre settimane il suo mandato in quanto interrotto dalla chiusura del Parlamento per ferie.