E’ terminato ad Arcore il “supervertice” del Pdl sul destino del Cavaliere. Presente lo stato maggiore del Popolo della libertà: il ministro Angelino Alfano e il capogruppo al Senato Renato Schifani i primi ad arrivare. Intorno al tavolo si è cercato un accordo tra le due parti, da una parte l’asse dei “falchi”, con Santanché, Verdini e Capezzone, e dall’altra quella delle colombe governative, tra le quali Alfano, Quagliariello e Lupi, decisi a perorare la causa della tenuta del governo Letta, accada quel che accada. 

”Il Popolo della Libertà è come sempre unito, compatto e deciso, a fianco del suo presidente Silvio Berlusconi, a cui è molto legato da indissolubili vincoli di affetto e di condivisione politica” dice il segretario del Pdl, Angelino Alfano, a cui è stato affidato il compito di riferire degli esiti del summit. Il segretario precisa che una “decadenza” del leader del Pdl è “impensabile”. Il ministro dell’Interno traccia la road map azzurra: “Tutti insieme rivolgeremo alle massime istituzioni della Repubblica, al primo ministro Letta e ai partiti che compongono la maggioranza, parole chiare sia sulla questione democratica che deve essere affrontata per garantire il diritto alla piena rappresentanza politica e istituzionale dei milioni di elettori che hanno scelto Silvio Berlusconi (la cui decadenza dalla carica di senatore è impensabile e costituzionalmente inaccettabile), sia sul necessario rispetto degli impegni programmatici assunti dal Governo a partire dall’abolizione dell’Imu su prima casa e agricoltura. Non c’è più tempo per rinvii e dilazioni”.  

Del resto le diverse “soluzioni politiche” alla condanna definitiva di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset, come la grazia e l’amnistia, si stanno rivelando impraticabili, almeno nell’immediato. E il Pd appare al momento indisponibile ad azioni di salvataggio politico, per non parlare del Movimento Cinque Stelle. Così, secondo le indiscrezioni pubblicate da diversi quotidiani, le colombe e i legali del leader del Pdl sembravano decisi a consigliargli di accettare la sentenza senza strappi politici. La strada sarebbe quella dell’affidamento ai servizi sociali. “Ad ausilio preventivo di cronache e retroscena: oggi dal presidente Berlusconi non andrà in onda un match tra la squadra parlamentare del Pdl e la sua delegazione governativa in versione ‘pseudo-sindacale’, precisavano però i ministri Lupi e Quagliariello in una nota congiunta. “Oggi si riunirà un partito determinato a perseguire la strada migliore per il bene del nostro Paese, del nostro leader e del nostro movimento politico”.

Ad Arcore presente anche il fedelissimo Fabrizio Cicchitto, che in un’intervista a Il Tempo annunciava: “A Berlusconi dirò di seguire insieme una linea in difesa delle sue ragioni che sono anche le ragioni dello stato di diritto e della resistenza ad un settore della magistratura che fa politica, ma anche di provarle tutte sul terreno del senso di responsabilità proprio di una personalità che ha la sua storia di uomo di governo”. Cicchitto mostrava di credere ancora alla soluzione politica: “Le elezioni anticipate potrebbero derivare solo da un autentico dramma politico costituito da una scelta del Pd in Giunta delle elezioni fatta nei termini che sostiene il senatore Casson, cioè una sorta di commissione che applica una specie di bollino ai deliberati della magistratura”. 

Comunque sia, l’ipotesi che si fa strada è quella di chiedere per Berlusconi l’affidamento ai servizi sociali per scontare l’anno di pena residua (dei quattro anni comminati dai giudici per frode fiscale, tre sono coperti da indulto), e solo in un secondo momento rivolgersi al presidente Napolitano per la grazia o la commutazione della pena. L’affidamento ai servizi sociali permetterebbe all’ex premier di continuare a frequentare il Senato, come dimostra il precedente di Gianstefano Frigerio. Dati i tempi del tribunale di Milano, Berlusconi dovrebbe cominciare a scontare la pena a metà ottobre. Se il Pdl riuscisse a stirare i tempi del voto in giunta per le elezioni oltre quella data, potrebbe usare contro la decadenza l’argomento di un colpevole che ha già iniziato il suo percorso di riabilitazione in stato di sostanziale libertà. Nel caso di Frigerio, infatti, la Camera dei deputati ritenne estinta l’interdizione temporanea dai pubblici uffici “in conseguenza dell’esito positivo dell’affidamento in prova ai servizi sociali”. Ovviamente non ci sono precedenti sull’applicazione della legge Severino, approvata durante il governo Monti, ma i pasdaran del Pdl faranno probabilmente di tutto per far valere l’appiglio. 

Quanto all’ipotesi degli arresti domiciliari, il “saggio” ed ex parlamentare Stefano Passigli spiega sul Corriere della Sera che il giudice di sorveglianza potrebbe “garantire l’agibilità politica” di Berlusconi concedendo “l’accesso alla sua residenza, oltreché agli avvocati e al medico, al capo del suo partito, per fare da tramite”.

La linea morbida sarebbe sposata anche dai figli maggiori di Berlusconi, che temono contraccolpi sul gruppo Fininvest se papà dovesse far cadere il governo. Perché non è affatto detto che in questo caso si vada a votare – ipotesi accarezzata dal Cavaliere nei momenti di rabbia, confortata anche da sondaggi favorevoli al Pdl – e l’esito potrebbe essere la nascita di un nuovo esecutivo meno rassicurante della attuali larghe intese. Il presidente della Repubblica, infatti, farebbe di tutto per evitare il ritorno alle urne, ed è veramente difficile che si possa tornare a votare prima che la condanna esplichi i suoi effetti in materia di decadenza (la giunta per le immunità del Senato si riunisce il 9 settembre) e di interdizione dei pubblici uffici (la nuova sentenza della Corte d’appello di Milano prevede tempi non lunghissimi). Detto questo, i giornali del centrodestra continuano a fare la parte dei poliziotti cattivi: “Letta ha i giorni contati”, titola oggi il Giornale di Alessandro Sallusti (ma dà la colpa al Pd), mentre per Libero “I sondaggi spingono Berlusconi al voto”. E Letta? in un’intervista pubblicata oggi dal quaotidiano austriaco Kurier, si dice “fiducioso che troveremo una soluzione”, ma “ci sono le leggi e a queste tutti si devono attenere“. 

Il nodo più prossimo resta quello della giunta per le elezioni e le immunità del Senato. L’intenzione del Pdl è quella di rinviare alla Corte costituzionale la legge Severino che stabilisce l’neleggibilità dei condannati per determinati reati, ma se la mossa fallisse il presidente Dario Stefano (Sel) ha già annunciato che il voto potrebbe arrivare entro fine settembre. E salvo voltafaccia dell’ultimo momento, l’esito sfavorevole al leader Pdl è scontato (andrebbe poi comunque confermato dal voto in aula).