Il secondo giorno di udienza del processo per corruzione, abuso d’ufficio e appropriazione indebita contro il deposto leader cinese Bo Xilai è stato il giorno della moglie Gu Kailai e della villa nella Riviera francese. Sulla proprietà a Cannes, tra le prove principali delle accuse di corruzione contro l’ex numero uno del Partito comunista nella megalopoli di Chongqing è ruotata la discussione nell’aula della Corte intermedia di Jinan. Attorno alla villa ruota anche il giro di soldi e favori che si intreccia apparentemente, con l’omicidio dell’uomo d’affari britannico Neil Heywood, per il quale la stessa Gu Kailai fu condannata all’ergastolo con sospensione della sentenza ad agosto dell’anno scorso.

Piatto forte della mattinata è stata la video testimonianza di Gu, arrivata mentre tra i commentatori ci si lamentava delle poche informazioni pubblicate dal canale microblog del tribunale, a differenza del primo giorno di udienze quando il flusso di comunicati era stato più continuo. Il filmato è stato registrato lo scorso 10 agosto. Si tratta di poco più di undici minuti durante i quali Gu ammette che il marito era al corrente dei movimenti finanziari relativi alle regalie che l’uomo d’affari Xu Ming elargiva ai Bo. Tangenti, regali, viaggi pagati a Gu e al 25enne figlio della coppia, Bo Guagua, per un valore di oltre 20 milioni di yuan, pari a 2,1 milioni di euro.

Alle parole affidate al video e a dichiarazioni scritte si aggiungono anche altre testimonianze: quella dell’architetto francese Patrick Deviller, amico di famiglia fermato lo scorso anno in Cambogia ed estradato a Pechino per essere ascoltato su uno dei più gravi scandali politici degli ultimi trent’anni in Cina. Quella di Wang Lijun, braccio destro di Bo Xilai ai tempi della campagne contro le triadi a Chongqing, che a febbraio di un anno fa, nel cercare rifugio nel consolato Usa di Chengdu, diede inizio al caso che portò alle accuse contro il suo capo e fecce emergere le lotte tra fazioni all’interno del Partito nell’anno in cui ci sarebbe stato il passaggio alla nuova leadership.

Come già ieri, quando smentendo le aspettative di chi lo voleva collaborativo, Bo Xilai aveva respinto ogni accusa anche oggi ha bollato come “cretinate” le dichiarazioni di Wang e parlato della pazzia della moglie. “È cambiata e racconta bugie” ha replicato il “principino rosso”. Le informazioni uscite dal procedimento aiutano, secondo il britannico Telegraph, a ricostruire il perché della morte di Heywood, caso per il quale Bo è imputato di abuso di potere perché si ritiene abbia tentato di coprire le indagini su Gu.

Tutto prende le mosse dalla villa di Cannes. Fu acquista con i soldi del già citato Xu Ming e gestita tramite società di comodo a metà tra la signora Gu e Deviller. Quando Bo Xilai fu promosso a capo del Partito a Chongqing, Gu usò Heywood come prestanome per la sua parte societaria per evitare che la villa potesse essere ricollegata alla famiglia. Dissapori finanziari spinsero Gu cercare un nuovo amministratore. Decisione, sembra emergere, che mandò su tutte le furie Heywood che, è la versione della donna, arrivò a minacciare il figlio Guagua. L’ultimo atto fu l’omicidio del britannico di cui la donna che aveva subito un tracollo psicologico si è presa la responsabilità.

Il processo continuerà domani, un giorno oltre il previsto. D’altra parte le udienze devono dimostrare molto: che la Cina è pronta a perseguire la corruzione anche se tocca un alto funzionario e che il processo va nella direzione di un maggior rispetto dello Stato di diritto.

di Sebastiano Carboni