La questione della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi mette a dura prova il suo governo delle ‘larghe intese’. Pd e Pdl si lanciano messaggi a distanza, dai toni sempre più accesi con l’avvicinarsi della data della discussione in Giunta (in calendario per il prossimo 9 settembre). Ma Enrico Letta – che oggi incontrerà in un faccia a faccia Alfano – si mostra ottimista sulla tenuta dell’esecutivo: è convinto che il Pd “farà la scelta giusta”. E che anche il Pdl “si prenderà le sue responsabilità”. Ma, al contempo, ribadisce gli stessi avvertimenti già lanciati domenica a Rimini, dal palco del meeting di Comunione e Liberazione: l’Italia ha “bisogno di stabilità” e gli italiani sono consapevoli dei “costi che avrebbe l’interruzione” del governo. 

“Penso che il nostro Paese abbia davanti grandissime opportunità: confido nella responsabilità e lungimiranza di tutti. Sono convinto che le difficoltà siano superabili”, ha detto a Vienna il presidente del Consiglio nel corso della conferenza stampa congiunta, insieme al cancelliere austriaco Werner Feymann. “Sarebbe paradossale – ha aggiunto – se, dopo che l’Italia ha tenuto duro durante la crisi e ora che c’è la possibilità di raccogliere i frutti della terra promessa della ripresa, ci avvitassimo in questioni di politica interna.  Sarebbe sbagliato e sono convinto che ciascuno farà la propria parte”. Per Letta, dunque, la tenuta del governo resta l’unica garanzia per la ripresa economica del Paese, e per questo il premier continua a rispondere con toni concilianti alle minacce, neanche troppo velate, che arrivano dal Pdl e dal suo leader. Meno tenero nei confronti del Cavaliere è stato invece il cancelliere austriaco Feymann: “Ho conosciuto Silvio Berlusconi e non ho mai pensato che sia un garante della stabilità, per cui sono contento di aver incontrato il presidente Letta che sta andando nella giusta direzione”. 

Gli stessi concetti erano già stati espressi dal presidente del Consiglio ieri sera, in un’intervista alla tv austriaca. “In Italia servono meno parole, più fatti, meno polemiche, più cose concrete e costruttive”, ha spiegato il premier, aggiungendo che l’unica strada per diventare un Paese normale è “la stabilità politica” perché il nostro Paese “ha vissuto troppa instabilità e troppe polemiche“. Un discorso che si lega a doppio filo con la tenuta del governo: “Sono convinto che gli italiani sappiano i costi che avrebbe l’interruzione di un processo virtuoso che dà la possibilità di agganciare la ripresa“, ha detto Letta. Una ripresa che – ha ribadito – “è a portata di mano, sarebbe un errore non coglierla”. Lo stesso concetto era stato espresso nel pomeriggio anche da Guglielmo Epifani, che si era incontrato a pranzo proprio con Letta per fare il punto della situazione, e all’uscita dell’incontro aveva dichiarato: “Il governo sta facendo bene, sono preoccupato che una crisi possa far arretrare il Paese”.

Tuttavia, sulla durata dell’esecutivo Letta non si sbilancia: “Il mio è un governo parlamentare di grande coalizione e deve la sua fiducia al presidente della Repubblica e al Parlamento e lavorerà finché avrà la fiducia del presidente della Repubblica e del Parlamento”.

Sul governo pende la spada di Damocle della discussione sulla decadenza di Berlusconi. Una fonte di tensione continua che rischia di paralizzare l’operatività dell’esecutivo, e forse anche di mettere in crisi i già delicati equilibri della maggioranza. Si moltiplicano, infatti, le voci che vorrebbero il Cavaliere pronto a far saltare il banco, in caso di pronunciamento a lui sfavorevole della giunta, per tornare poi subito a chiedere il voto agli italiani. E solo ieri l’ex presidente del Senato, Renato Schifani, aveva legato il futuro del governo ad un “approfondimento” sulla Legge Severino, aggiungendo che finché non si trova un accordo sulla situazione di Berlusconi non ci sono neppure margini di discussione sulla riforma della legge elettorale.

Ciononostante, Letta continua a professare fiducia. “Il Pd – afferma – deciderà in Commissione e le decisioni che assumerà per quanto mi riguarda saranno quelle giuste“. Concetto valido anche per l’altro fronte della maggioranza: “Mi fido del fatto che il partito di Berlusconi assumerà le sue decisioni“. Ma agli alleati/rivali il premier rivolge anche un avvertimento: “Insieme ad esse – aggiunge – si assumerà anche la responsabilità delle sue decisioni”. Lapidario, invece, il commento su un’eventuale grazia a Berlusconi: “Non sono il presidente della Repubblica, quindi non è un mio potere“, ha concluso. E oggi pomeriggio ci sarà un faccia a faccia, che potrebbe essere decisivo, tra il premier Enrico Letta ed il segretario Pdl e vicepremier Angelino Alfano.