Una videointervista a Giorgio Napolitano apre il Meeting di Rimini, il tradizionale appuntamento di Comunione e Liberazione che quest’anno celebra le larghe intese. Il Capo dello Stato parla di Europa, globalizzazione e giovani, senza alcun cenno alla situazione politica italiana e al governo Letta. Ed è proprio il premier l’ospite che, dopo il presidente della Repubblica, prende la parola alla Fiera di Rimini. Letta è stato accolto da un lungo applauso della platea di Cl e nel suo discorso sembra voler mandare messaggi di tranquillità al presidente Napolitano e all’alleato Pdl che minaccia la stabilità del governo. Ha sottolineato l’esigenza di una nuova legge elettorale, che si augura sia approvata a ottobre dalla Camera e l’urgenza delle riforme, in particolare quella sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Poi, a sostegno delle larghe intese, attacca i “professionisti del conflitto” e difende l’esecutivo Pd-Pdl: “L’identità solida non ha paura dell’incontro – ha detto -. Si è convincenti se si ha una visione credibile se si realizzano le cose, non si è convincenti se il consenso si usa solo per evitare che arrivi il nemico”. E avverte: “Nessuno interrompa il percorso di speranza per uscire dalla crisi che abbiamo intrapreso”. Un percorso che “deve prevalere sugli interessi di parte”. 

In sala ad ascoltarlo, tra gli altri, i ministri Maurizio Lupi – che quest’anno debutta come “padrone di casa” al posto dell’ex governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni – Mario Mauro e diversi esponenti del panorama politico ed economico. “È con profonda gratitudine, stima ed amicizia che la accogliamo tra noi, in queste settimane così travagliate per la vita del Paese e del mondo”, ha detto a Letta la presidente del Meeting Emilia Guarnieri. Accolto dagli applausi anche Formigoni. “Lo sapevo, lo sapevo – replica ai cronisti -: la mia gente la conosco bene, la mia gente mi vuole bene, mi stima e mi apprezza. E – chiosa – mi ha sempre sostenuto”. 

Il discorso di Letta – “Dal 1 settembre si discute con urgenza della legge elettorale perché così com’è non funziona”. Nel suo intervento al Meeting, il presidente del Consiglio si augura che la Camera la approvi ad ottobre e che la nuova norma consenta “a ognuno di noi di scegliere i nostri rappresentanti”. Il cittadino, insomma, deve “diventare arbitro“. A questo si aggiunge l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti che darà “il potere di sostenere privatamente i movimenti politici”. E ancora riforme che consentano “una democrazia efficiente”. Il “linguaggio della verità”, prosegue citando il discorso inaugurale di Napolitano al meeting del 2011, impone che si riconosca il terremoto delle scorse elezioni che “ha cambiato il modo di essere dei cittadini italiani”. 

Letta invia un messaggio tranquillizzante agli alleati di governo e attacca i “professionisti del conflitto”. L’Italia, continua, ”è il paese dei guelfi e ghibellini, del tutti contro tutti” ma, aggiunge, “l’identità solida non ha paura dell’incontro: si è convincenti se si ha una visione credibile se si realizzano le cose, non si è convincenti se il consenso si usa solo per evitare che arrivi il nemico. E’ modo di far politica che non mi appartiene”. L’incontro, però, non “vuol dire che le differenze scompaiono e fa paura soltanto a chi è incerto della propria identità e dei propri valori”. Quanto alla crisi, per Letta l’uscita dallo stallo è “a portata di mano” se “guardiamo al futuro, non se ci fermiamo con la testa rivolta al nostro passato”. Non vuole che “nessuno interrompa un percorso di speranza che abbiamo iniziato”, promette “la lotta ai paradisi fiscali” e sottolinea l’emergenza occupazionale, avvertend che ”gli italiani puniranno tutti quelli che anteporranno i loro interessi a quello comune che è quello dell’uscita dalla crisi”.

Quanto all’Europa, che “così com’è non va”, ha spiegato che “il 2014 può essere l’anno del nuovo inizio” a Bruxelles e “sarà cruciale in primo luogo perché si voterà: se l’Europa non dà risposte o dà quelle sbagliate rischia di essere il parlamento più antieuropeo. Se viceversa faremo bene abbiamo le condizioni per un nuovo inizio europeo”. Il presidente del Consiglio, inoltre, spera che ”l’Europa aiuti a creare lavoro accanto al rigore nei conti perché nessuno di noi vuole fare debito. Vorrebbe dire scaricarlo sui figli. Nessuno lo farebbe a casa: perché farlo come nazione?”. E ha specificato: “Tutto ciò che faremo lo faremo senza fare nuovi debiti”. Cita Pinocchio di Collodi ricordando che la finanza deve tornare al suo posto (”Io sono toscano, mi viene in mente Collodi: Pinocchio passa nel campo dei miracoli e gli fanno credere che mettendo il soldino crescono i soldi: e tante volte è così se la politica non spiega. La finanza va rimessa a posto”) e ribadisce l’impegno di “rilanciare la politica alta” dopo i tanti “esempi di mala politica“. Nel corso dell’intervento non è passata inosservata dagli utenti di Twitter la gaffe del premier che per tre volte ha ricordato che “fino a 13 anni fa c’era l’Unione Sovietica“, sbagliando di oltre dieci anni. 

Il discorso di Napolitano – “Oggi non c’è più bisogno dell’Europa per garantire la pace interna – ha detto il Capo dello Stato nella video intervista trasmessa all’apertura del Meeting – Però, c’è bisogno di essere uniti e più integrati di prima, se no l’Europa rischia di essere sommersa dal processo di globalizzazione, di perdere peso in modo drastico, di avere una voce sempre più flebile, di non riuscire ad esprimere i valori che un lungo patrimonio storico ha inciso nell’identità europea”.

L’Europa però è malata di “mancato sviluppo economico e sociale”. Inoltre “non riesce a crescere, sta perdendo velocità e competitività”. Ma la crisi che viviamo è parte di una crisi globale dal 2009 “è cominciata già parecchi anni fa: più o meno alle soglie del nuovo millennio. Naturalmente la moneta unica non è stata responsabile di ciò, ma non ha potuto dare tutto l’impulso che era chiamata a dare, in quanto sono mancati altri elementi fondamentali per garantire un nuovo dinamismo alla crescita economica e sociale in Europa”. Ma per Napolitano “in Europa siamo in difficoltà anche perché non si è capito abbastanza da parte delle classi dirigenti che il mondo stava cambiando e l’Europa non poteva rimanere ferma. L’Europa doveva fare i conti con questo processo di trasformazione, che poi ha preso il nome di processo di globalizzazione”.

Per non farsi sommergere oggi  “l’Europa deve innanzitutto avere più coscienza di sé. Non deve mai dimenticare i presupposti del grande progetto europeo di Monnet, di Schuman, di De Gasperi, di Adenauer. Erano presupposti di carattere storico culturale, quali sono stati gli elementi fondamentali di una identità europea, di una cultura europea, che si è costruita anche attraverso incroci molteplici. Ricordo – prosegue il Capo dello Stato – che papa Benedetto XVI parlava di una cultura dell’Europa nata dall’incontro tra Atene, Gerusalemme e Roma. Tutto questo si è molto attenuato, sbiadito nella consapevolezza. Noi abbiamo dato allo sviluppo scientifico, tecnologico, produttivo e sociale del mondo, il modello europeo, che è anche certamente qualificabile come modello di economia sociale di mercato, ma è anche qualcosa di più. Il modello europeo è ricco, intriso di valori civili, di partecipazione, di fratellanza. Ebbene, questo noi dobbiamo capire che bisogna garantirlo al mondo di domani. Bisogna evitare che questo patrimonio si sbiadisca e venga, come dicevo prima, sommerso.

Napolitano ritiene che “costruiscano un’Europa oggi tutti i giovani che si incontrano, tutti i giovani che si riconoscono europei e non solo come italiani, tedeschi, spagnoli… Ma penso che si costruisca Europa anche in Paesi che sono usciti da fasi molto difficili. Innanzitutto, i Paesi dell’Europa balcanica, che sono usciti da una terribile e spaventosa guerra fratricida. Questi Paesi oggi hanno come obbiettivo comune entrare in Europa. Alcuni sono riusciti già a realizzarlo, quali la Slovenia e la Croazia; altri bussano alla porta e bisogna socchiudere e poi aprire la porta dell’Europa anche a loro. Questi – ribadisce – costruiscono Europa”.

Parlando di Europa e giovani, per il presidente della Repubblica è “assurdo avere timore” della circolazione per l’Europa delle giovani intelligenze. “Ritengo – prosegue nella videointervista – che questi giovani costruiscano un futuro per sé e per l’Europa anche uscendo dai confini storici delle proprie antiche nazioni. Lavorando insieme bisogna non solo formarsi insieme, ma creare anche spazi di ricerca e di occupazione in comune”. E aggiunge: “Io non tratterrei mai un giovane dall’andare a studiare o fare ricerca fuori d’Italia, convinto che la sua ambizione sia poi di tornare in Italia arricchito da questa esperienza che ha fatto e non vedo in questo nessun elemento di smarrimento dell’identità nazionale. Identità che non si cancella ma si integra nell’identità europea. Essere europei non significa cessare di essere spagnoli, francesi o tedeschi. Significa sublimare le proprie storie e vocazioni nazionali”, conclude Napolitano.