“Signora Ministra, è per la sua conoscenza dei meccanismi umanitari e la sensibilità che la connotano su queste tematiche, che rivolgiamo a lei un appello speciale, sentito e diretto, perché si possa giungere presto alla liberazione di Giovanni, sapendo quanto la sua capacità e tenacia nell’affrontare situazioni internazionali complesse possano essere importanti”. Alcuni network di ong italiane (Agire – Agenzia Italiana Risposta Emergenze; Aoi – Associazione Ong Italiane; Cini – Coordinamento Italiano Network Internazionali; Concord Italia – Confederazione ong europee per l’aiuto e lo sviluppo, piattaforma italiana; Link2007 – Cooperazione in Rete) hanno rivolto un appello a Emma Bonino perché si possa giungere presto alla liberazione di Giovanni Lo Porto, sequestrato – si suppone – da un gruppo di ribelli jihadisti, il 19 gennaio del 2012 a Multan, nella provincia centro-occidentale del Punjab in Pakistan, dove lavorava per conto di una ong tedesca impegnata nel soccorrere la popolazione colpita prima da un terremoto e poi da un’alluvione.

Insieme a un altro cooperante, il tedesco Bernd Muehlenbeck, Lo Porto, palermitano di 38 anni, è stato prelevato con la forza e portato via dagli uffici della ong. Il 22 dicembre 2012, in un video Muehlenbeck faceva appello al governo tedesco affinché accogliesse le richieste dei rapitori. Nel video, riferiva l’agenzia di stampa Dpa, il collega di Lo Porto parlava in inglese e sempre al plurale. Non veniva menzionato l’italiano, spiegava l’agenzia tedesca, ma Muehlenbeck usava sempre il “noi”, segno che Lo Porto era vivo. Da quel video sono passati ben altri 7 mesi e non si sono avute più notizie dei due cooperanti.

“Conosciamo bene Giovanni perché ha lavorato con diverse delle nostre ong in situazioni di emergenza, nella Repubblica Centro Africana, ad Haiti, in Pakistan – continuano le ong nella lettera inviata al ministro Bonino –. Giovanni è un giovane uomo italiano ed europeo che incarna la sfida lanciata dal Consenso europeo sull’aiuto umanitario, facendo propri i principi di umanità, neutralità, imparzialità. È un giovane competente, consapevole e preparato che, persino mentre lo stavano rapendo, cercava di mantenere la calma e tranquillizzare il suo collega”. “Ci rendiamo conto che agire nei territori in cui Giovanni, insieme al suo collega Bernd Muehlenbeck è stato rapito, è difficile, che le trattative richiedono tempo e delicatezza – aggiungono –. Tuttavia, non possiamo dimenticare che sedici mesi di prigionia pesano come un macigno nella vita di Giovanni, nell’angoscia della mamma, dei familiari, degli amici con cui siamo in contatto, e di tutti noi”. “Chiediamo al Governo italiano e a lei un impegno massimo, perché la sua famiglia e noi possiamo riabbracciare Giovanni presto e – concludono – rivederlo al fianco di quella gente per cui lui si è sempre prodigato, persone che nel mondo sono le più colpite e vulnerabili, e spesso anche le più sole, proprio come è Giovanni in questo momento. Ora tocca a tutti noi fare qualcosa per lui”.