Nemmeno i più esperti analisti sono in grado di valutare quanto pesi realmente l’esercito egiziano nell’ambito economico egiziano. Ma una cosa è certa: pesa enormemente fin dall’inizio dell’Ottocento quando furono aperte numerose fabbriche militari per la produzione di uniformi e armi. Da allora la spa militare non ha mai dovuto fronteggiare momenti di crisi. Nemmeno durante questo anno e mezzo di collasso finanziario del Paese dovuto alla transizione dall’era Mubarak a quella della Fratellanza musulmana, colpevole di aver cercato di “infettare” i gangli del corpo politico ed economico egiziano. Di fatto la stessa cosa.

L’esercito egiziano controllerebbe circa il 30% dell’economia. Le imprese di proprietà dei militari realizzano la maggior parte dei beni di consumo: dai computer ai televisori, dai frigoriferi alle lavastoviglie. Dominano settori essenziali come l’alimentare producendo e vendendo, nei propri supermercati, olio, pane, carne. Sono entrate in partnership con compagnie automobilistiche come la Jeep per realizzare Cherokee e Wrangler. Hanno partecipazioni nelle compagnie energetiche e nell’industria alberghiera. Le società controllate dai quadri dell’esercito fanno lauti affari anche e soprattutto nel campo delle costruzioni dove i soldati hanno diritto di lavorare da quando stanno per andare in pensione. E’ cosa loro il nuovo complesso dell’Università del Cairo, la costruzione delle principali arterie stradali e la maggior parte degli alberghi sul Mar Rosso.

Nel 2011, poco dopo la caduta di Mubarak, l’ambasciatore statunitense in Egitto, Margaret Scobey, scrisse in un cablo rivelato da Wikileaks che “ i militari “sono un’impresa quasi-commerciale”. Daniel Korski, ricercatore allo European Council on Foreign Relations ha sottolineato che investigare sul ruolo economico dell’esercito è complicato ma essenziale se l’Egitto vuole sviluppare una democrazia matura e creare quel tipo di economia di mercato basata sullo Stato di diritto che può aiutare il Paese a crescere ad un tasso del 5% annuo, cioè al tasso di crescita necessario per mantenere stabile la disoccupazione. Ma fin qui tutto ciò potrebbe non essere un grosso guaio, se i militari-impresari non fossero corrotti e se le loro imprese pagassero le tasse.

L’evasione fiscale e la corruzione esercitata della premiata Army spa nel medio periodo renderà praticamente impossibile per l’Egitto onorare il debito contratto con gli organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale. I militari non solo ostacolano la creazione di posti di lavoro nel settore privato ma impediscono anche la riforma del parassitario settore pubblico. La stretta connessione tra uomini con i galloni e la casta politica è assodata e fondamentale per il perpetuarsi del circolo vizioso che rende l’esercito il “padre padrone” dell’Egitto: dopo essere andati in pensione la maggior parte degli ufficiali di alto grado vengono nominati prefetti o governatori provinciali. L’esempio più eclatante è stato proprio il faraone Mubarak che, prima di diventare presidente, scalò i vertici dell’esercito.

L’officina militare 99, a sud del Cairo, oltre a fabbricare componenti per l’artiglieria, produce la maggior parte dei beni di consumo che si trovano nei negozi di tutto il Paese. In questo ultimo anno scosso da un’inflazione alle stelle, nei negozi gestiti dall’esercito i beni di sua proprietà, come l’acqua minerale Safi, la più popolare del Paese, la carne e il pane sono stati venduti a metà prezzo rispetto alle catene private. Il ministero della produzione militare impiega inoltre da solo circa 40mila lavoratori civili.

In un altro cablo del 2008, l’ambasciatore statunitense Scobey denunciava che “le mie fonti confermano che il regime conferisce a sei uomini d’affari del governo carta bianca per condurre le loro attività commerciali, ma il ministero della Difesa può interrompere qualsiasi contratto per ragioni di sicurezza”. I militari hanno usato questo anno e mezzo di crisi nera e dispotismo islamico per ottenere il massimo del consenso a suon di sconti. Oltre al dimezzamento del prezzo del pane , hanno offerto sconti impossibili da rifiutare ai milioni di automobilisti in coda per fare il pieno di benzina, il cui prezzo è salito progressivamente alle stelle. Appartengono all’esercito anche molte stazioni di rifornimento. In egiziano c’è un detto popolare che recita così: “Concentrandoci sul serpente non abbiamo visto lo scorpione”.