Il presidente boliviano Evo Morales accusa gli Stati Uniti di essere coinvolti nel forzato atterraggio in Austria al quale nei giorni scorsi è stato costretto l’aereo sul quale viaggiava e minaccia la chiusura dell’ambasciata Usa a La Paz. “Non ci serve l’ambasciata americana“, ha detto Morales a Cochabamba, dove alcuni leader sudamericani si sono riuniti per mostrargli la loro solidarietà. L’aereo dell’aeronautica militare boliviana con il quale Morales stava rientrando in patria dopo una visita a Mosca è stato costretto ad atterrare a Vienna dopo che alcuni Paesi europei avevano negato il permesso di sorvolo del loro spazio aereo. Per Morales si è trattato di una manovra orchestrata dagli Stati Uniti, dovuta ai “malevoli sospetti” che la talpa del Datagate, Edward Snowden, si trovasse a bordo del velivolo. 

Nel frattempo, gli alleati tradizionali della Bolivia in sud America esigono scuse e spiegazioni dai Paesi europei. Pretendiamo dai governi di Francia, Spagna, Portogallo e Italia adeguate scuse pubbliche – si legge in una dichiarazione comune firmata dai presidenti di Bolivia, Ecuador, Suriname, Argentina, Uruguay e Venezuela, riuniti a Cochabamba (Bolivia) in un vertice dell’Unasud – in relazione ai gravi fatti che si sono verificati”.

I presidenti Rafael Correa, Nicolas Maduro, Jose Mujica, Desi Bouterse e Cristina Kirchner hanno inoltre sottolineato che “l’ offesa” subita da Morales in Europa non è solo un affronto personale ma costituisce una aggressione per tutta l’America Latina. Nel documento si chiede poi che i governi dei quattro Paesi “spieghino le ragioni della loro decisione di impedire il sorvolo” e si promette appoggio alla “denuncia della Bolivia all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo per aver commesso una grave violazione e messo in pericolo la vita del presidente Morales”. Il venezuelano Maduro ha affermato che “l’Europa ha violato tutte le regole del gioco della coesistenza, attaccando l’immunità internazionale dovuta ai capi di Stato”. Lo stesso Maduro ha detto di aver saputo da un ministro di uno dei governi europei coinvolti che l’ordine di non autorizzare il sorvolo sarebbe venuto dalla Cia.

La Spagna, però, ha subito fatto sapere di non aver intenzione di scusarsi con il presidente boliviano, “perchè lo spazio aereo non è mai stato chiuso e dopo le prime voci di una presenza” di Edward Snowden sul velivolo “è bastata la parola del presidente per non adottare alcun provvedimento”. Lo ha detto oggi il ministro degli esteri spagnolo, Josè Manuel Garcia-Margallo.

Intanto scritte antiamericane sono apparse sui muri del consolato Usa a Santa Cruz, e l’ambasciata francese a La Paz è stata fatta oggetto di un lancio di pietre e scritte in vernice rossa riferite all’“incidente” del presidente. Il presidente boliviano Evo Morales ha prospettato la possibilità di una “chiusura, se necessario” dell’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz, dopo aver denunciato la pressione esercitata, a suo giudizio, da Washington, su quattro Paesi europei che avevano impedito temporaneamente al suo aereo il sorvolo dei loro territori. Il tutto in seguito al sospetto che egli ospitasse a bordo l’ex consulente informatico americano Edward Snowden.

Un fatto che ha fatto scomodare anche il premio Nobel per la Letteratura Mario Vargas Llosa, che ha definito “inaccettabile” il trattamento riservato a Morales. Si tratta di un “episodio inaccettabile, che merita di essere criticato” e Morales “è una vittima” di tutta la vicenda, ha detto Vargas Llosa da Madrid, dove ha presieduto un incontro sulla libertà di sampa in America Latina. Parlando della ‘talpà della Nsa, il premio Nobel per la Letteratura ha detto di sperare che “non finisca in esilio in America Latina” e di non avere “nessuna simpatia per lui”.