In un rapporto del 14 giugno il Comitato dell’Onu per la difesa dei diritti dei bambini accusa lo stato di Israele di violenze e torture sistematiche nei confronti dei minori palestinesi detenuti, usati anche come scudi umani. Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Ygal Palmor ha risposto che questo dossier è stato stilato “attraverso fonti secondarie, non verificate, e che non c’è stata richiesta di collaborazione”, citando poi il Rapporto dell’Unicef del marzo scorso come esempio di correttezza. Eppure, le conclusioni dell’Unicef, che ha scritto di “maltrattamenti, diffusi, sistematici e istituzionalizzati” ai danni dei minori palestinesi sono molto simili a quelle dell’Onu. E i numeri pure: si parla di almeno 7mila minori palestinesi (tra i 12 e i 17 anni, ma qualcuno anche di 9 anni) arrestati da Israele negli ultimi 10 anni.

Nel rapporto l’Onu esprime “profonda preoccupazione circa i maltrattamenti e le torture ai bambini palestinesi arrestati, processati e detenuti da parte della polizia e dei militari israeliani”. E descrive una vera e propria odissea della violenza. Innanzitutto i minori, spesso fermati nei territori occupati con l’accusa di aver lanciato pietre contro i soldati israeliani o i coloni, rischiano pene fino a 20 anni di carcere. I minori arrestati sono circa 2 al giorno e, una volta fermati, “sono ammanettati in maniera violenta e sono loro bendati gli occhi, poi vengono trasferiti in luoghi sconosciuti a genitori e parenti” scrive l’Onu. E a quel punto “le accuse nei loro confronti sono lette in ebraico, una lingua che ovviamente non conoscono, e sono loro fatte firmare confessioni scritte, anche queste in ebraico”, senza rispettare la Convenzione dei diritti del fanciullo, che Israele stesso ha ratificato nel 1991.

“Metodi violenti che sono perpetrati dal momento stesso dell’arresto, passando per la fase del trasferimento e gli interrogatori – continua l’Onu – con lo scopo di ottenere una confessione, anche in maniera del tutto arbitraria”, aggiungendo che ad ammetterlo sono stati diversi soldati israeliani. Secondo il rapporto, che utilizza i numeri del rapporto dell’Unicef del marzo scorso, oggi si trovano nei centri di detenzione militare 236 minori palestinesi: 44 dei quali con meno di 16 anni. Oltre a minacce di morte, sia nei loro confronti che di specifici membri dello loro famiglie, questi minori sono anche oggetto di “umiliazioni, come l’impedire di andare in bagno per lunghi periodi”, e di “prolungate deprivazioni di cibo e di acqua”. Poi il resoconto dell’Onu si fa scioccante quando, a proposito di ragazzini e ragazzine spesso non ancora adolescenti, è scritto che “subiscono sistematiche violenze fisiche, verbali e anche sessuali”.

Più in generale, il rapporto dice che ai bambini palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania è negata la registrazione dell’atto di nascita, l’accesso al sistema giudiziario, a scuole decenti, e anche l’accesso all’acqua potabile. Un altro aspetto sottolineato dall’Onu è la totale impunità dei soldati israeliani riconosciuti responsabili comportamenti violenti nei confronti dei minori. Alcuni militari israeliani che sono stati ritenuti colpevoli di avere utilizzato un bambino di 9 anni per fargli aprire una valigetta, che sospettavano contenesse esplosivo, sono stati sospesi solo per tre mesi. Mentre non avrebbero ricevuto alcuna punizione molti dei soldati che utilizzano bambini come scudi umani, o legandoli sui carri armati dell’esercito, o per entrare in edifici potenzialmente pericolosi: di questi, 14 casi sono stati segnalati solo tra gennaio 2010 e marzo 2013.